Tom Waits - Bad As Me (Anti)

Sette anni separano il signor Waits e signora dall’ultimo release, questa volta l’intenzione di partenza è , in modo larvato, fare degli sketches di breve durata, con dentro i tipici pastiche waitsiani. Dicono che quando diventi un aggettivo vuol dire che ce l’hai fatta. Io non lo so, di certo so che waitsiano so cosa significa, ergo, ci siamo. Al disco partecipano i grandi pittori ai quali Tom ci ha abituato, lo sbilenco e poetico Marc Ribot e le sue corde di chitarra si fa spazio tra i bit del cd, così come si può sentire l’arruffata chitarra pesante come un macigno di Keith Richards, che in comune con Tom ha l’andatura sbilenca e la voce cavernosa. Il figlio Casey siede alla batteria, l’immancabile Flea si prodiga nel quasi dylaniano Raised Right Men, ove l’organo Vox di Augie Meyers fa venire in mente atmosfere texarcane. Quale è il problema? Ho iniziato ad ascoltare Tom Waits e a rimanerne ammaliato nel lontano...vediamo nel 1978 diavolo ma è un sacco di tempo, il disco era lo splendido Blue Valentine, sulla copertina, oltre a Tom, era fotografata la sua fiamma Rickie Lee Jones ( ma non diteglielo, perchè si incazza...). Da allora , io e Tom siamo amici e anche qualcosa di più. E’ lui che ha preso il vicolo più scalcagnato e lo ha trasformato in qualcosa a metà tra un cartone animato croccante di sapore infantile e una storiella da pulp fiction ( non il film), è lui che ha parlato a lungo sia coi gesti che con la brillantina e i vestiti, di beat generation, è lui che si è nascosto e truccato dentro films imprevedibili, lui che ha scelto il piano scordato e lo ha accusato di essere ubricao, lui quello dei rain dogs e altre amenità. Bad as Me è godibile, spunta a volte una sensazione di manierismo, come se Van Gogh, fosse ancora tra noi, si limitasse a riproporre la “stanza” o certi autoritratti...insomma sembra che Waits faccia ...Waits...ma sono convinto che il disco , soprattutto a chi non conosce Tom, faccia bene. Mi rimane la convinzione che Kathleen Brennan, da quando è coautrice del marito abbia contribuito a rendere gli spigoli vivi del marito più gestibili. Forse è solo che l’ho ascoltato troppo che dite? Amava il mistero, l'ululato della voce di Howlin' Wolf, il suono cavernoso e primitivo di quella musica che veniva da lontano nella notte e se ne fregava della gente che voleva sentire ballate che parlavano d'amori finiti e vecchie calze strappate. No, lui voleva andare al centro del mistero e, per farlo, doveva allungarsi oltre, ce l'aveva in testa il suono che voleva cantare, qualcosa di scricchiolante e metallico ma anche suadente, una sega che tagliava e un piumino che stuzzicava la fantasia. E c'era tutta la sua passione per il jazz e il blues e le strane storie dei giornaletti che raccontavano di vecchietti che erano capaci di masticarsi il naso col labbro inferiore, vecchie biciclette arrugginite sotto la pioggia e philipino box hog, picture in a frame e suoni di batteria che sembrassero il martello di Thor quando lo batteva per terra.


Antonio "Rigo"Righetti