Mauro Gioielli, Tarantismo Molisano, Palladino Editore, 2011, pp.57, Euro 5

Il Molise, per la sua posizione geografica, è da sempre stata una regione di passaggio, o meglio, è in qualche modo una porta aperta verso la Puglia e le sue complesse tradizioni popolari e musicali. Non ci sorprende, dunque, che nelle zone poste a sud a confine con la Capitanata e il Principato Ulteriore si siano registrati in epoche passate episodi di tarantismo assimilabili a quelli noti soprattutto nel Salento. Mauro Gioielli, etnomusicologo e storico fondatore del gruppo Il Tratturo, ha da poco pubblicato, Tarantismo Molisano, un breve ma interessantissimo saggio che analizza quegli episodi di tarantismo storicamente noti in Molise, partendo da una memoria ottocentesca del medico Giuseppe Maria Carusi, che nell’estate del 1847, a seguito di una circolare ministeriale, fu chiamato a redigere un rapporto scientifico sul tarantismo. Il medico molisano, che all’epoca operava nell’area di Baselice (Bn) allora parte dell’attuale e confinante provincia di Campobasso, esaminò con cura il fenomeno descrivendo dettagliatamente sia le specie di insetti o rettili potenzialmente velenosi ma soprattutto ne cercò di studiare gli effetti diretti facendo addirittura esperimenti con bambini, i quali venivano fatti pungere da scorpioni o tarantole, per poterne poi osservare le reazioni fisiologiche. Sebbene quest’ultima cosa abbia un qualcosa di crudele, l’importanza della sua memoria ha una grande valenza perché ci schiude le porte ad un usanza tipica proprio della zona di Baselice, infatti, il 24 giugno durante la ricorrenza di San Giovanni Battista, veniva celebrata anche la memoria del Beato Giovanni Eremita da Tufara, precursore del monachesimo e per il quale una numerosa folla si radunava intorno alla chiesa a lui dedicata, che si dice fosse stata edificata dai Cavalieri Teutonici, e lì davano vita alla Tonda, un ballo assimilabile alla pizzica, ma le cui origini risalgono addirittura ai Lupercali. Mauro Gioielli, esamina con grande cura questa importante fonte storica, che viene posta in relazione agli scritti di Cirese e Perrotta, ma soprattutto al culto dei Santi Cosma e Damiano ad Isernia, del quale viene riportata integralmente la testimonianza di una informatrice raccolta dallo stesso etnomusicologo molisano durante le sue ricerche sul campo. Scopriamo così la leggenda de “la Baronella” morsa da “la forficula” e liberata dal male per intercessione dei due santi medici ai quali aveva consacrato il suo ballo forsennato. Diviso in tre brevi capitoli, il saggio ci schiude un mondo poco noto e incuriosendoci, e non è casuale che ad accompagnare le pagine redatte da Gioielli ci sia anche una copia anastatica de “Della Tarantola e Del Tarantismo” di Giuseppe Maria Carusi, la cui lettura, sebbene caratterizzata giustamente da un italiano antico, è di grande interesse. Completano il testo, un importante apparato iconografico comprensivo delle cartine geografiche antiche del Molise, ma soprattutto lo spartito della Spallata Molisana, nella trascrizione per sordellina molisana de Il Tratturo, e anch’essa assimilabile e forse derivata dalla tradizione musicale pugliese. Mauro Gioielli con Tarantismo Molisano ha aperto una traccia di ricerca importante, che auspichiamo venga approfondita sempre di più, anche per valorizzare ulteriormente il grande patrimonio di cultura popolare conservato dal Molise. 


Salvatore Esposito