Luigi D’Agnese e Giovanni Giuriati, Mascarà Mascarà Me N’ a Fatto ‘nnamorà. Le tarantelle e i canti di Montemarano, Nota Geos CD Book, distr. in libreria EDT, 2011, Libro + 2 CD € 25,00

Dal capoluogo irpino occorrono poco meno di venticinque kilometri per raggiungere Montemarano, salendo fino ad 820 metri di quota. Emblema di tradizione orale vibrante, Montemarano è terra di antico carnevale contadino, dove il rito, modificato nella forma e risemantizzato col trascorrere del tempo, si riproduce a partire dalla ricorrenza di Sant'Antonio Abate, 17 gennaio (“Santantuono maschere e suoni si dice), per terminare la domenica successiva alle Ceneri con il corteo funebre del Carnevale stesso, la lettura del suo grottesco testamento, la morte rituale, decretata dal petardo collocato all’interno del fantoccio che viene bruciato e lo svolgimento delle ultime danze fino a notte inoltrata. Tra i due eventi di apertura e chiusura, si svolgono le celebrazioni carnevalesche che toccano l’acme nei tre giorni di domenica, lunedì e martedì grasso. Gruppi mascherati si snodano lungo le strade del paese guidati dalle figure leader dei Caporabballo con i loro costumi bianchi e rossi, il cappello a cono e il bastone con cui dirigono la danza. Il ballo procede ininterrottamente assumendo le caratteristiche di un “continuum sonoro” con cadenze pacate ed accelerazioni, fino a raggiungere sequenze perfino parossistiche. Com’è noto Montemarano è stato un luogo privilegiato per la ricerca antropologica ed etnomusicologica (Lomax, Carpitella, De Simone, Rossi, Giannattasio, Guriati) per la considerevole presenza di generazioni di suonatori, per la pregnanza simbolica del rituale carnascialesco, per la sua musica, per il ballo che assume forma processionale, a coppie, a quattro, circolare. “Plurima nella sua unicità” (L. D’Agnese) la tarantella è testimonianza viva di una capacità di rinnovamento musicale della comunità, melodia che incorpora e assorbe influenze pur restando se stessa. Intorno a questa danza e a queste note dalle peculiari caratteristiche ritmiche e melodiche, si ricostruisce simbolicamente la comunità locale. Mancava un’opera dedicata a Montemarano, anzi di più: era necessaria. Cosicché, accogliamo con grande soddisfazione il volume nato dalla collaborazione tra Luigi D’Agnese e Giovanni Giuriati. Il primo è un esempio mirabile di curatore locale, commovente per la sua dedizione affinché il legame col passato non venga reciso, anzi permanga nel futuro. Attivo da molti anni, Luigi, con suo fratello Generoso, quest’ultimo emigrato nel New Jersey, ha creato l’associazione Hyrpus Doctus e il museo etno-musicale dedicato a due grandi suonatori del passato, Celestino Coscia e Antonio Bocchino, divenuto centro di documentazione etnomusicologica, aperto ad iniziative culturali per sfuggire ad una passiva museificazione del patrimonio orale popolare. Il secondo, noto accademico, è da anni lo studioso che analizza in profondità la musica del carnevale del paese dell’Alta Irpinia. Il volume non si limita a presentare un’etnografia del rituale montemaranese, ma esamina diacronicamente la tarantella, ricostruisce la storia degli studi sul Carnevale, allargando lo sguardo ad altre pratiche musicali: canti d’amore, devozionali, di lavoro ed altri repertori, associati al ciclo della vita. Come già in altri suoi precedenti lavori su Montemarano, Giuriati mette l’accento sui cambiamenti endogeni della tarantella montemaranese. Dai suoni rudimentali di doppio flauto, siscari di castagno, ciaramella, tromba degli zingari, fino a organetto, armonica a bocca e clarino, dai profili sonori più arcaici alle rielaborazioni culte del virtuoso musicista ‘Mbrusino. Oggi la piccola orchestra rituale è composta da tamburello, castagnette, fisarmonica, clarinetto. Inconfondibile il suono della montemaranese con le frasi melodiche del clarinetto adagiate sull’ostinato armonico della fisarmonica e sulle sincopi ritmiche, sulle microvariazioni sostenute da tamburello e castagnette. Come ha osservato Giuriati la tarantella di Montemarano è un “mirabile esempio di rimescolamento, di procedimento improvvisativo della tradizione orale”. Ampio spazio nel volume è dato alle registrazioni (contenute nei due CD acclusi) raccolte da D’Agnese nel corso di una ricerca decennale, integrate da brani degli anni Ottanta del secolo scorso documentati dal fratello Generoso. Nei due CD si susseguono tracce inedite e brani già pubblicati in ambito locale, ma rimasterizzate. Nonostante la presenza di qualche imperfezione fonica ed esecutiva, le registrazioni restituiscono uno spettro articolato del fare musica a Montemarano (tarantella e musica vocale), presentando i principali suonatori attivi oggi, a dimostrazione di una tradizione – rimarca ancora Giuriati – da intendersi come processo vivo che si alimenta dei continui contributi stilistici ed esecutivi dei singoli musicisti. Dalla musica presentata emerge anche un repertorio vocale per niente o quasi indagato in precedenza, vivo nella memoria locale e necessario se, come è negli intenti del volume, si vogliono aggiungere significativi tasselli per ricostruire la vita sonora della comunità di Montemarano negli ultimi sessant’anni. 



Ciro De Rosa