BF-CHOICE: ZampogneriA - Fiumerapido

ZampogneriA è un progetto unico, che si articola lungo due assi: ricerca e liuteria. Parliamo di un lavoro di studio organologico e sui repertori che approda a un disco, testimonianza di sentieri migranti di uomini, strumenti, repertori e gusti musicali....

BF-CHOICE: Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro – Canti, Ballate e Ipocondrie d’Ammore

Canio Loguercio, Alessandro D’Alessandro, una chitarra, un organetto e qualche strategico giocattolo a molla da due anni sono in giro per l’Italia con un geniale spettacolo di Teatro Canzone: “Tragico Ammore”. Testo essenziale e in continua evoluzione...

BF-CHOICE: Foja - 'O Treno Che Va

A tre anni di distanza da "Dimane Torna 'O Sole", i Foja tornano con “’O Treno Che Va”, concept album sul tema del viaggio nel quale si intrecciano storie, sentimenti e passioni musicali tra rock, pop, blues e country, senza dimenticare le radici della tradizione partenopea...

BF-CHOICE: Francesco Benozzo, Fabio Bonvicini, Fratelli Mancuso – Un requiem laico

Canto e musiche seguono la via dell’accostamento di esperienze diverse: quattro strumentisti e cantori, il mondo appenninico e quello del canto mediterraneo dell’isola di Sicilia testimoniano con questo concerto-disco un incontra lungo trame della memoria in un luogo simbolo dell’Italia...

BF-CHOICE 2016: Daniele Sepe - Capitan Capitone e i Fratelli della Costa

Il compositore e trickster napoletano, abile nel mettere in moto imprevedibili cambiamenti nelle sue storie musicali, Daniele Sepe è diventato Capitan Capitone, bucaniere che si aggira al largo di Procida, sfoderando il suo sax insieme ad una ciurma di alcuni tra i giovani migliori della scena napoletana...

lunedì 26 settembre 2011

Alessandro Tombesi: i colori, sogni e illusioni della laguna veneta

B-CHOICE

Fresco vincitore del Premio P.I.M.P.I. Young per la musica popolare in Italia, Alessandro Tombesi non è solo un figlio d'arte avendo condiviso con il padre, la madre e lo zio le vicende dello storico gruppo veneto Calicanto, ma è sopratuttto un giovane e talentuoso musicista che ha scelto come suo strumento di elezione l'arpa, al cui studio si è dedicato sin dall'età di undici anni e che ha avuto modo di approfondire attraverso numerosi stage con virtuosi dello strumento dal bretone Myrdhin al paraguaiano Lincoln Almada passando per gli italiani Vincenzo Zitello ed Enrico Euron. Questo articolato percorso formativo gli ha consentito di sviluppare in breve tempo uno stile e una tecnica del tutto personale e assolutamente originale. Dopo aver collaborato anche con Calicanto e con l'Orchestra Filarmonia Veneta, Tombesi arriva al debutto con Barene, disco che ha riscosso sin da subito molti consensi da parte del pubblico e della critica. A lui abbiamo dedicato il B-Choice di Settembre riservando a questo interessantissimo debutto un approfondimento con intervista. 

Alessandro Tombesi - Barene (Felmay)

Le barene sono degli isolotti sabbiosi tipici della laguna veneta, che appaiono e scompaiono con il movimento delle maree, da questa particolarità della propria città, Alessandro Tombesi, giovane arpista, polistrumentista e compositore ha tratto il titolo del suo disco di debutto, che raccoglie quindici brani che tracciano un percorso nella tradizione musicale veneta, attraverso ninne nanne, ballate arcaiche, ritmi mediterranei, e composizioni inedite. Barene è così una sorta di raccolta di acquerelli sonori che schiudono agli occhi dell'ascoltatore un immaginario affascinante nel quale i particolari colori della laguna veneta si confondono a quelli delle vette dolomitiche. E' un fluire continuo di suggestioni ed immagini, in cui a farla da padrone è l'arpa di Tombesi, accompagnato magistralmente ora dagli interventi del gruppo Calicanto ovvero Roberto Tombesi (organetto, liuto cantabile, banjo tenore, salterio), Giancarlo Tombesi (contrabbasso, basso fretless), Francesco Ganassin (clarinetto, ocarina), Gabriele Coltri (cornamusa, armonium), Alessandro Arcolin (batteria, percussioni), Claudia Ferronato (voce) ora da quello dei suoi musicisti ovvero Francesco Rocco (chitarra classica, 12 corde ed elettrica, mandola), Alessandro Arcolin (batteria, percussioni), Elisabetta Borille (voce) e di Franco Silvestrin (Flauto traverso). Larga parte del repertorio è tratta dalle ricerche compiute da Calicanto, ma di grande interesse sono anche le composizioni autografe nel quale appare ben chiaro tutto il talento compositivo e l'originale stile dell'arpista veneto. Si spazia così da brani antichi come il tema della follia di Spagna del brano "Ad amore" a sperimentazioni sonore come nel caso di Routes & Rhodes dove il suono del piano Fender Rhodes si intreccia a quello dell'arpa, passando attravero la dolcissima ninna nanna chioggiotta Nana La Nana e l'acquerello minimalista Dam Dun Dai. Il cuore del disco è però rappresentato dai brani del repertorio dei Calicanto riletti in modo magistrale ponendo l'arpa al centro della linea melodica, come nel caso di Ballo Dal Curioso Accidente, Guarda La Luna/Quadriglia/Ratapatà e della bellissima ballata polesana Vergolina cantata dallo stesso Alessandro Tombesi. Barene è dunque un ottimo esempio di come anche i giovani sappiano maneggiare con cura e dedizione la musica popolare traendone ispirazione, a loro spetta il compito di ricevere la fiaccola della tradizione. 

Salvatore Esposito







L'Intervista

Sei nato in una famiglia di musicisti, nella quale tuo padre, tua madre e tuo zio sono le anime di Calicanto. Quanto è stata importante per te questa formazione “familiare”? 
Lo è stata molto, anzi forse è stata proprio determinante; nel senso che, se fossi nato in una famiglia diversa dalla mia, molto probabilmente ora non saprei suonare l'arpa e quasi sicuramente non avrei già inciso un disco! 

Hai iniziato a nove anni con lo studio del clarinetto, ma a dodici anni hai scelto come tuo strumento di elezione l'arpa. Com'è nato questo amore? 
Tutto ha avuto inizio nell'estate di cinque anni fa quando mio padre mi fece sentire per la prima volta dei vecchi LP di alcuni arpisti tra cui Vincenzo Zitello, Alan Stivell e Andreas Vollenweider. Lì ebbi un primo segnale: ci fu qualcosa di quel suono che mi rimase impresso, qualcosa che non avevo mai provato prima. Il secondo e decisivo segnale lo ebbì nel settembre dello stesso anno, quando al Festival di musica e cultura popolare di Rovigo, “Ande Bali e Cante” - di cui mio padre è tuttora il direttore artistico - sentii per la prima volta un'arpa celtica suonata dal vivo. L'arpista che la suonava in modo eccezionale era Roi Casal, uno dei membri dello storico gruppo folk galiziano Milladoiro. Quella stessa sera decisi di imparare a suonare quel meraviglioso strumento. 

Quali sono stati gli arpisti che ti hanno influenzato? 
I primi dischi che ho ascoltato fino a consumarli quasi del tutto sono stati quelli di Alan Stivell, a partire dallo storico “Renaissance de La Harpe Celtique”, e a seguire il fantastico “Dancing with the lion” di Andreas Vollenweider e alcuni preziosi album di Vincenzo Zitello. Loro senza dubbio sono stati alcuni dei grandi che mi hanno fatto scoprire un modo diverso di suonare l'arpa. 

Com'è nata la tua passione per le radici popolari della musica e dell'uso dell'arpa, strumento che per altro non fa parte dell'organico di Calicanto? 
Sono nato e cresciuto ascoltando la musica che suonava mio padre e il primo concerto che ho ascoltato a pochi mesi tra le braccia della mamma sicuramente è stato un concerto di Calicanto. Fin dai primi anni, quando arrivava il giorno di prova per il gruppo, mi appostavo con un orecchio sulla porta della stanza dove facevano le prove per ascoltare in anteprima le nuove musiche che nascevano al di là del muro. Ricordo durante i lunghi viaggi le ore passate ad ascoltare col walkman le cassette di Calicanto e i numerosi concerti a cui assistevo concentrato e in silenzio sempre dalla prima fila. Credo che la musica popolare scorra dentro di me, come il sangue scorre nelle vene; senz'altro è scritta nel mio DNA! Per quanto riguarda l'arpa, spesso scherziamo sul fatto che tra tutti gli strumenti che abbiamo a casa sono andato a scegliermi proprio uno dei pochi che mancava! Anche se forse qualcosa era già scritto nel mio destino prima ancora che nascessi! Di recente abbiamo rispolverato un vecchio stendardo che faceva da sfondo ai concerti di Calicanto; al centro di questo mio padre aveva dipinto all'inizio degli anni ottanta il primo logo di Calicanto che consisteva in un organetto nel cui mantice aperto c'era la scritta “Calicanto”; da dietro all'organetto sbucavano i vari strumenti che allora facevano parte dell'organico del gruppo, dalla piva alla chitarra battente, dalla concertina...all'arpa, che invece non faceva e non ha mai fatto parte dell'organico! 

Seppur giovanissimo hai alle spalle una lunga esperienza in ambito concertistico e teatrale, quanto ha contribuito questa formazione sul campo alla tua maturazione come musicista?
Le esperienza teatrali che ho affrontato fin da piccolo sono sicuramente state molto importanti per diversi aspetti (emotivi, culturali...), ma soprattutto mi hanno insegnato a stare su un palcoscenico e questo chiaramente è un aspetto fondamentale per chi intraprende la strada della musica. 

Com'è nata l'idea di realizzare Barene? 
L'idea di un CD mi fu proposta da mio padre in montagna durante le vacanze di Pasqua dell'anno scorso. Da alcuni mesi in casa si parlava di registrare un buon demo contenente i brani che avevo composto fino ad allora e che da qualche tempo suonavo assieme a un amico chitarrista e un amico batterista, per avere delle registrazioni di qualità con cui presentarmi ai vari concorsi e festival. Fondamentali in questo progetto sono stati gli incoraggiamenti degli altri componenti di Calicanto che mi hanno sempre sostenuto esprimendo sinceri apprezzamenti per i miei brani. Non mi aspettavo una proposta così importante, ma l'occasione c'era e non si poteva perdere: l'anno a venire (il 2011) sarebbe stato il trentennale dalla fondazione di Calicanto e si pensava ai festeggiamenti in grande, dalla pubblicazione di due nuovi dischi (uno di Calicanto e uno mio), numerosi concerti nel Veneto e in tutta Italia. Dopo molte sere trascorse a cercare di trovare il profilo giusto da dare al CD, molte riflessioni, riunioni familiari e un intenso anno di lavoro, è nato “Barene”! 

Ci puoi parlare del tuo processo creativo e compositivo? Come nascono le tue composizioni e quali sono le tue influenze artistiche? 
La domanda non è delle più semplici, ma in qualche modo cercherò di fornire una vaga idea di come nascono i miei brani! Innanzitutto premetto che la composizione non è quasi mai un processo meccanico, di quelli che dici ora mi siedo e scrivo un bel pezzo; perché quelle volte che ci provi puoi starne certo che non ne verrà fuori nulla di particolare. Le idee migliori, in genere, per quanto mi riguarda, nascono quasi per caso sulla scia di emozioni che provi in un determinato momento e alle quali cerchi di dare una forma. C'è un momento in cui ti accorgi che è scoccata una scintilla e che potrebbe nascere un fuoco, ma capita anche che arrivi prima una brezza di vento a spazzare via l'idea che ti era venuta. Non mi sento di dire di avere delle determinate influenze artistiche oltre ai già citati maestri, perché forse sarebbe limitativo: ascolto molta musica e di vario genere, tutto ciò che mi colpisce e trovo interessante cerco di conservarlo per nuove idee. 

Nel disco appaiono al fianco di tue composizioni anche brani tradizionali. Qual è stato il tuo approccio con i brani della tradizione, che per altro, provengono dal corpus delle ricerche di Calicanto? 
Ho sempre pensato di inserire nel disco dei brani tradizionali, per vari motivi, dall'adesione al progetto Calicanto al mio particolare modo di “sentire” la tradizione. Abbiamo la fortuna di avere un archivio dell'associazione di ricerche nel territorio veneto e adriatico in buona parte inedito che col passare del tempo, pare acquistare un valore sempre maggiore. Ho scelto i brani che al momento mi sembravano più in linea con lo stile del disco e delle mie composizioni. Ho anche tentato l'azzardo con il brano narrativo “Vergolina”, che per la lunghezza del testo e l'essenzialità della musica poneva non facili problemi di arrangiamento; ma dai fedback che mi arrivano e dalle mie sensazioni mi pare di aver indovinato. 

Quanto è stato importante l'apporto di Calicanto per la riuscita del disco? 
L'apporto di Calicanto, come ho detto, è stato fondamentale per l'incoraggiamento e il sostegno che mi ha dimostrato fin dall'inizio. I preziosi consigli che ho ricevuto sono stati importanti per dar corpo alle mie idee e alle mie scelte. 

Il disco spazia dal tema della follia di “Ad amore” alla ninna nanna chioggiotta “Nana la nana”, passando per musiche da ballo e ballate narrative. Come sei riuscito a far convivere la musica contemporanea e quella della tradizione? 
Si è trattato e si tratta tuttora di una sfida, perché come si può immaginare l'osmosi tra la tradizione e le mie composizioni non è un processo semplice e scontato, ma al contrario richiede un lavoro di metabolizzazione dei vari brani e una ricerca costante della soluzione migliore. In questo momento mi sento in un buon equilibrio tra la tradizione e gli stimoli legati al nuovo. 

Ci puoi parlare dell'Alessandro Tombesi Ensamble, ho notato che siete tutti giovanissimi. E' con loro che porterai in tour il disco? 
E' la formazione principale con cui sto presentando “Barene”; i miei tre compagni di viaggio sono Alessandro Arcolin alla batteria e alle percussioni, Francesco Rocco alla mandola e alla chitarra classica e Annamaria Moro al violoncello. Proprio con loro sto condividendo in questo periodo le prime soddisfazioni che mi sta regalando questo CD: con “Barene” infatti ho recentemente vinto il premio P.I.M.P.I. 2011 (Premio Italiano Musica Popolare Indipendente) classificandomi al primo posto in tre delle cinque categorie sottoposte alla valutazione dei giurati: Miglior Produzione Etno Folk Revival, Miglior Album d'Esordio e Miglior Autoproduzione. 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? 
Sicuramente ora mi aspettano gli ultimi due anni di liceo, che mi porteranno via gran parte del mio tempo. Contemporaneamente oltre ai concerti e alla promozione del disco sto continuando gli studi di composizione al Conservatorio “C. Pollini” di Padova. Una volta terminati gli studi liceali ho intenzione di concentrarmi esclusivamente sulla musica.

Salvatore Esposito

L'Estate dei Concerti: Speciale

Dario & Manuel Big Band, 26 Agosto 2011, Secret Gig, Vernante (Cn)


Uno dei momenti più belli e sorprendenti di questo agosto 2011 è stato senza dubbio il concerto a sorpresa tenuto dalla Dario & Manuel Big Band in un minuscolo locale di Vernante, splendido paesino della provincia di Cuneo noto non solo per i particolari affreschi ispirati al Pinocchio di Collodi ma anche per essere un centro particolarmente vivo dal punto di vista musicale. Sebbene si trovi all'interno della parte italiana di Occitania, i vernantini storcono un po' il naso di fronte alle etichette preferendo definirsi "diversamente settentrionali" a sottolineare tutto l'insieme di tradizioni che li unisce sia all'Italia sia alla Francia da cui distano pochi chilometri. Vernante è anche uno dei paesi in cui si è conservata intatta la tradizione musicale da ballo della Curenta e del Balet, di cui attualmente depositari Dario & Manuel, un duo composto da Dario Avena e Manuel Aime, di cui abbiamo avuto modo di parlare recensendo entusiasticamente Ribota - Registrà dar viù ad Aisun, e proprio come in occasione del disco live, ad accompagnare il gruppo c'era la Big Band ovvero Michele Gazich (violino), Fabrizio Carletto (basso), Marco Lamberti (chitarra) e il giovane figlio di Manuel anche lui alla fisarmonica. L'atmosfera molto intima e familiare, condita da corpose dosi di birra rigorosamente gelata, ha contribuito non poco alla riuscita della serata, protrattasi poi fino a tarda notte con Dario & Manuel in gran spolvero non solo nei panni dei musicisti ma anche di abili intrattenitori.
L'intesa del duo con la Big Band è assolutamente impeccabile con il basso di Fabrizio Carletto, a fare da motore e scandire in modo eccellente i tempi e le pause tipiche delle musiche da ballo, la linea melodica costruita sul dialogo tra la fisarmonica di Manuel e il clarinetto di Dario è arricchita ed impreziosita dal violino di Michele Gazich, che dimostra di essere a proprio agio anche con la musica tradizionale. Il concerto è così un crescendo nel quale curente e balet si alternano in un fluire continuo di grandi spaccati sonori che ben presto conducono al ballo tutti i presenti. Nella migliore tradizione locale la serata si è chiusa con il canto Se Chanto, una canzone d'amore per la propria terra, che ascoltare dal vivo cantata in coro da tutto il pubblico e i musicisti è un'emozione davvero non da poco.




Michele Gazich e La Nave dei Folli, 28 Agosto, Villa Caccia Dominioni, Oggiono (LC)

Nella splendida cornice di Villa Caccia Dominioni ad Oggiono (LC), a pochi chilometri dal lago di Annone, è approdata il 28 agosto la Nave dei Folli di Michele Gazich per un "irrituale" quanto splendido concerto pomeridiano, che segna una ulteriore tappa del Dove Fiorisce La Rosa Tour 2011, che ha toccato numerose città italiane ed estere riscuotendo un grandissimo successo di pubblica e critica. Gazich e il suo gruppo sono davvero in grande forma e anche in una dimensione più intima e familiare, non hanno disdegnato di sfoderare una performance di grande spessore. Il musicista bresciano, come da sua abitudine, pur non occupando mai il centro del palco, riservato quest'ultimo ad Anna Petracca, si mostra perfetto nei panni del trascinatore ed affabulatore, infatti introduce ogni brano con grande cura, spiegandone la genesi, le ispirazioni e questo consente agli spettatori di calarsi a fondo nell'atmosfera di ogni singola canzone interpretata.
Il repertorio preso in esame spazia nei tre dischi dellla trilogia ovvero l'omonimo del 2009, Dieci Esercizi per Volare e Il Giorno Che La Rosa Fiorì, e ciò che sorprende è come rispetto ai brani in studio la magia e le suggestioni non solo rivivano ma riescano addirittura a svelare un di più sottilmente nascosto. E' il caso ad esempio della splendida L'Angelo di Saorge da Dieci Esercizi Per Volare, che dal vivo svela a pieno tutta la sua forza poetica, o ancora la struggente Scene Da Un Matrimonio, che dal vivo sembra ancor più profonda ed intensa. Brillano poi le splendide Fuoco Nero Su Fuoco Bianco, Dieci Esercizi Per Volare o ancora quel gioiellino che è L'Ultima Estate, ma è con la bella versione di Ultima Canzone D'Amore che arriva il vertice del concerto, cantata dallo stesso Michele Gazich. Sugellano un concerto magnifico due piccole sorprese ovvero Danza Finchè C'è L'Amore, eccellente traduzione in italiano di Dance To The End Of Love di Leonard Cohen ad opera dello stesso musicista bresciano e la bella resa di Jack A-Roe, traditional folk anglo-americano.




Francesco De Gregori, 5 Settembre 2011, Piazza Alberto Bizzarri, Visciano di Calvi Risorta (Ce)

Dopo il grande successo di Work In Progress con Lucio Dalla e mentre prende il volo il nuovo progetto Dress Reahrsal, Francesco De Gregori e la sua Band continuano il tour 2011, che si protrarrà anche durante l'autunno e l'inverno, un segno ormai evidente che il cantautore romano ha fatto propria l'idea di un Neverending Tour in pieno stile dilaniano. Dopo esser passato con disinvoltura dai palazzetti ai teatri, fino a toccare i rifugi in alta montagna e le piazze, Francesco De Gregori è approdato per un concerto gratuito in provincia di Caserta a Calvi Risorta nella piccola frazione di Visciano. Ad accompagnarlo c'è la sua classica band guidata dal "capobanda" Guido Guglielminetti (basso), e composta da Alessandro Valle (chitarra elettrica), Stefano Parenti (batteria), Lucio Bardi (chitarra elettrica), Alessandro Arianti (tastiere), Paolo Giovenchi (chitarra elettrica) nonchè la new entry Elena Cirillo (violino e seconda voce). Il concerto, anticipato da un breve sound check nel quale De Gregori ha suonato una bella versione di Battere e Levare, ha visto una sorprendente partecipazione di pubblico che ha letteralmente invaso il grande piazzale della cittadina calena. Ad aprire le danze è una sorprendente versione di Ninetto e La colonia, purtroppo penalizzata da una scarsa cura nei livelli sonori, e ciò condiziona anche i brani successivi come Vai In Africa Celestino, che nonstante tutto, si svela in tutta la sua potenza dal vivo, e una Niente Da Capire in una versione dalla melodia completamente stravolta.
Il suono migliora sensibilmente con Numeri da Scaricare, impreziosita dal violino della Cirillo, che sembra vestire i panni della Scarlett Rivera di Dilaniana memoria, ma è con Finestre Rotte che i livelli mixer trovano il loro set-up più giusto. Il concerto così decolla e Francesco De Gregori, snocciola splendide versioni di brani che pescano dal repertorio più recente come la struggente Gambadilegno A Parigi o la visionaria L'Aggettivo Mitico, entrambe suonate magistralmente dalla band ed interpretate ancor meglio dal cantautore romano. E' però Non Dirle Che Non è Così che rappresenta la cartina tornasole di tutto il concerto, appare ormai chiaro che De Gregori non nasconda più il suo amore per Bob Dylan, infatti il sound sembra rimandare molto da vicino a quello della Rolling Thunder Revue, e non solo per la presenza di una violinista, ma proprio per l'approccio che lo vede assolutamente rilassato nel vestire molto comodamente i panni di un cantautore libero di esprimersi e di sperimentare, e questa è anche l'idea che emerge dai video in anteprima di Dress Reharsal. Il Principe si siede poi al piano e mentre la sua band lo circonda regala al pubblico campano due perle ovvero una bella versione de La Storia e una dolcissima Sempre e Per Sempre.
Una magmatica versione rock della caustica Tempo Reale rilaza il tasso di elettricità sul palco con le chitarre elettriche di Giovenchi, Bardi e lo stesso De Gregori a dialogare con il violino di Elena Cirillo. Verso il finale arrivano poi Atlantide, Compagni Di Viaggio, Bellamore e una divertente Titanic con tanto di intro dixieland, ma il vertice del concerto lo si tocca prima con la poetica Il Vestito Del Violinista e poi con una strabordante Sotto Le Stelle Del Messico in una travolgente versione country-rock. Il concerto si conclude sulle note di Rainy Day Women No. 12 & 35 di Bob Dylan sulla quale De Gregori cuce alla perfezione il testo di Buonanotte Fiorellino, che senza dubbio è la sorpresa della serata. I bis finali sono dedicati ai classici con La Donna Cannone, Generale ma sopratutto una bella versione di Rimmel con la prima strofa cantata solo con l'accompagnamento dell'ukulele. Insomma quello di Calvi Risorta è stato un concerto eccellente nel quale Francesco De Gregori ha dimostrato ancora una volta di essere un grande performer in grado di unire rock, poesia e canzone d'autore come davvero pochi in Italia sono in grado di fare.



Carmen Consoli, 7 Settembre 2011, Settembre al Borgo 2011, Teatro della Torre, Casertavecchia


Carmen Consoli non è nuova ad incroci con la musica popolare e già in passato collaborando con Alfio Antico e i Lautari aveva dimostrato di saper maneggiare con cura la musica tradizioanle e soprattuto di esserne una raffinatissima interprete. Nel corso della Quarantunesima Edizione del Settembre al Borgo, che annualmente si tiene nella incantevole cornice del Teatro della Torre di Casertavecchia, la cantautrice siciliana ha dato vita ad una sorta di concerto/intervista con alcuni eccellenti rappresentanti della musica tradizionale e di riproposta in Italia. Si parte dalla Sicilia, con Carmen Consoli che sale sul palco ed interpreta due canti dal repertorio di Rosa Balestrieri tra cui una splendida Cuntu e Cantu, che assume i tratti di una sorta di manifesto programmatico per quello che sarà un vero e proprio viaggio attraverso la nostra penisola.
Sale poi sul palco il vulcanico Alfio Antico, esponente di spicco della musica tradizionale siciliana, che con la Consoli da vita ad un interessante scambio di battute sui diversi tipi di tamburo a cornice e del diverso uso che se ne fa nelle varie regioni italiane. Ci racconta della Tambura Fimmina, dello Zimurru e dell'uso che ne veniva fatto dai chiangitori durante i funerai. Nelle sue spiegazioni si materializza letteralmente il suono diverso dei vari tipi di tamburo, in un susseguirsi di sorprendenti similitudini come quelle della suddaca e del violo. Alfio Antico canta poi due brani con Carmen Consoli che dimostra di essere una eccellente chitarrista nonchè un ottima interprete di brani tradizioanli. Si prosegue attraverso le radici della musica tradizionale siciliana con Puccio Castrogiovanni dei Lautari, che parla delle radici nobili nelle quali affonda le radici la musica tradizionale siciliana, che rimanda direttamente alla Scuola Siciliana del XIII Secolo e alla corte di Federico II, sovrano illuminato che accolse sotto la sua protezione poeti come Cielo D'Alcamo, Giacomo Da Lentini e Pier Delle Vigne.
Dalla Sicilia si passa poi alla Toscana con Riccardo Tesi che dopo una breve presentazione ci regala una splendida versione per soli chitarra ed organetto de Il Trenino che parte e va di Caterina Bueno, con Carmen Consoli che regala una interpretazione davvero sorprendente. Si riscende a sud della penisola e precisamente in Calabria, quando sul palco sale Peppe Voltarelli, che dopo un divertente scambio di battute con la cantautrice siciliana sui suoi trascorsi con Il Parto delle Nuvole Pesanti e la rivoluzione copernicana dello scoprire la scrittura in dialetto, si lancia in una travolgente versione di Onda Calabra spinto dai tamburi a cornice di Alfio Antico e Puccio Castrogiovanni e con l'organetto di Riccardo Tesi ad arricchire la linea melodica. Voltarelli interpreta poi il tradizionale calabrese Palummeddha Russa e alla fine non manca di ricordare i suoi punti di riferimento da Otello Profazio a Bob Dylan passando per Woody Guthrie.
Il viaggio musicale attraverso l'Italia prosegue con Ambrogio Sparagna, il quale dopo aver raccontato la sua esperienza di ricercatore e quella come Maestro Concertatore della Notte Della Taranta, accompagna Carmen Consoli in una bella versione del canto d'amore in griko Aremu Rendimeddha, già interpretata dalla cantautrice siciliana durante il Concertone nella piazza di Melpignano. Sul finale sale sul palco Francesco Barbaro, che sottolinea come il problema della musica popolare sia essenzialmente la scarsa conoscenza che si ha di essa e di come difficilmente raggiunga un grande pubblico. Riccardo Tesi dopo aver sottolineato che ai musicologi spetta il compito di studiare le tradizioni e ai musicisti quello di emozionare ed emozionarsi sottolinea come il problema vero che pone in pericolo la musica popolare è la mancanza dei contadini, ovvero coloro che erano il cuore pulsante della tradizione. Dopo la consegna del Premio Settembre al Borgo a Carmen Consoli da parte del direttore artistico Casimiro Lieto, al gruppo di musicisti si è unita una ronda di musicisti campani che hanno regalato alla cantautrice siciliana un aggiunta di Campania al suo viaggio musicale in Italia. Il concerto tenuto da Carmen Consoli, che in mattinata si era intrattenuta nel Borgo casertano per un istant movie prodotto da RAI5, è senza dubbio un work in progress meritevole di essere sviluppato, e senza dubbio rappresenta una delle idee più originali ed interessanti per avvicinare il grande pubblico alla musica tradizionale italiana.



Salvatore Esposito

Luigi Mengoli, Otala 'ttorna Pippina, Amaltea Edizioni e Archivio Etnografico Musicale del Salento "Pietro Sassu" 2009, Euro 20, pp.80 Libro e Cd

Chi ha seguito le ultime edizioni de La Notte della Taranta, ricorderà certamente che ad aprire il Concertone del 2009, furono i Cantori di Menamenamò tra cui spiccava la figura di Pippina Guida, voce ed anima del gruppo, che ha contribuito in modo determinante al recupero della memoria di un folto corpus di canti d'amore, canti di lavoro, ballate e pizziche, imparati sin da piccolissima. Nata il 4 giugno del 1926, Pippina Guida, è una delle ultime cantrici del Salento, una delle pochissime in grado ancora di trasmetterci direttamente la memoria del canto rurale del Salento. A lei è dedicato l'eccellente libro-interivsta Otala 'ttorna Pippina, curato da Luigi Mengoli per la serie Voci e Personaggi della Musica Salentina, edita da Amaltea Edizioni insieme all'Archivio Etnografico Musicale del Salento. Il pregio di questa pubblicazione consiste nella scelta da parte dell'autore di trascrivere direttamente alcuni stralci delle diverse interviste raccolte sul campo insieme a Pippina Guida, facendo emergere un interessantissimo spaccato sulla vita e la famiglia della cantrice salentina ma anche sulle condizioni di lavoro delle tabacchine, dei tanti momenti in cui il canto serviva ad alleviare la fatica del lavoro nei campi. Emerge così un ritratto a tutto tondo fatto in presa diretta, senza filtro alcuno, di una donna, che è nata con la musica e ha vissuto per la musica e per il canto, come dice lei stessa nelle prime pagine del libro: "Ho sempre cantato, da quando ero piccola nel grembo di mia madre ho cominciato a cantare e crescendo in casa mia ho sempre sentito cantare e io stessa cantavo, e si raccontava: ho imparato tutte le storie e ho appreso molte canzoni. Abbiamo cantato sempre in casa mia, [...] un tempo tutti cantavano in paese [...]. Ho cresciuto tanti figli, tutti col canto. Li ho addormentati cantando, tutti, uno a uno li ho cresciuti col canto, e siamo stati una famiglia unita, fatta di brave e rispettose persone". Oltre all'importante lavoro svolto da Luigi Mengoli, nel libro è presente anche un contributo di Salvatore Colazzo, musicologo e pedagogista, che da anni insieme all'etnomusicologo salentino segue numerose ricerce studiandole come casi di animazione socio-culturale del territori, attraverso il recupero della memoria comune, nonchè due interessanti articoli della giornalista Cinzia Dilauro. Completano l'opera una brillante raccolta di "cunti" (racconti) dalla viva voce di Pippina Guida, che rappresentano uno degli esempi più importanti di quella memoria rurale di cui si sta completamente perdendo traccia, ed un eccellente apparato fotografico che ci mostra numerosi momenti della vita della cantrice salentina dal lavoro nei campi alla memorabile notte del Concertone del 2008. Ad accompagnare questo libro, ma venduto separatamente, c'è il disco omonimo registrato in presa diretta dallo stesso Luigi Mengoli, in cui sono raccolti quindici brani registrati da Pippina Guida accompagnata dalla sorella Vittoria e dai Cantori di Menamenamò. La particolarità di queste registrazioni è che al centro di tutto sono poste le voci, recuperando l'originaria struttura dei canti polivocali del loro repertorio. Ascoltare così Otala 'ttorna, che è diventato un po' il brano simbolo di Pippina Guida, La Vitti La Cara Ninella, Vinne De Romma, Carminella, o Lu Massaru, è come fare un tuffo nel passato, e chiudendo un attimo gli occhi l'ascoltatore potrà ritrovarsi nelle campagne salentine durante la raccolta del tabacco o delle olive e scorgere questi cantori impegnati a lavoro, ma allo stesso tempo intenti a cantare, quasi la voce e il canto alleviassero la fatica. Un ascolto superficiale non rende giustizia alla selvaggia e ruvida bellezza delle voci di Pippina Guida e dei Cantori di Menamenamò, ma basterà lasciarsi avvolgere dal loro fascino antico per scoprire un mondo fatto di duro lavoro ma anche di grande amore per la propria terra e per la vita, sentimenti che oggi il progresso sta lentamente cancellando ma che allora era forti come mai. 

Salvatore Esposito

Autori Vari - La Notte della Taranta 2010 (Ponderosa)

Pubblicato, in contemporanea con lo svolgimento dell’edizione 2011 del Festival che annualmente si svolge nella splendida Melpignano (Le), dalla prestigiosa etichetta Ponderosa, La Notte Della Taranta 2010, documenta il concertone finale tenutosi il 28 agosto 2010, riprendendo la bella tradizione dei dischi dal vivo interrottasi nel 2006 con la conclusione del ciclo di Ambrogio Sparagna. Nonostante abbia avuto come traino il pubblicizzatissimo singolo Beddha Carusa, in cui duettano i Sud Sound Systeme e Claudio "Cavallo" Giagnotti dei Mascarimirì, e sia uscito in anteprima in allegato al Quotidiano di Puglia, questo disco è diventato subito un vero e proprio oggetto di culto, a causa di una distribuzione ancora carente e sopratutto dell'impossibilità di essere reperito con facilità attraverso i normali canali di vendita anche on-line. Un peccato, dunque, la difficile reperibilità, tuttavia resta la bella sorpresa di ritrovare una testimonianza del concertone dopo le tre edizioni dirette da Mauro Pagani, per le quali non esiste ad oggi alcuna documentazione ufficiale. Lasciando un attimo da parte questa pecca e venendo al disco, ciò che colpisce è la scelta di affiancare ai brani ripresi dal vivo durante il Concertone, quattro nuove registrazioni effettuate al Barbican Center di Londra il 25 giugno 2011, più il singolo Beddha Carusa incisa in studio Lecce con i Sud Sound System. Se ciò da un lato ci priva un po' del classico fascino dei dischi dal vivo, dall'altro appare evidente che nulla è stato lasciato al caso, e fedele al suo proverbiale perfezionismo Einaudi ha cercato di far emergere su disco quanto già si era apprezzato dal vivo, ovvero un forte elemento di discontinuità rispetto al passato. Il pianista piemontese si è distaccato volutamente dai canoni classici della riproposta cercando una contaminazione sonora elegante ma allo stesso tempo accattivante, aggiungendo al sound classico della musica salentina l'uso più marcato del pianoforte e quello dell'elettronica con la complicità di Mercan Dedè, una sorta di maestro sconcertatore, pronto sempre a colorare con i suoi loop e i suoi campionatori i vari brani. La produzione del pianista piemontese ha comunque il pregio di ricreare a pieno il fascino del concertone, riuscendone a carpire tutte le sfumature, le voci, i ritmi e i colori. Aperto dalla splendida introduzione di Introductio Ad Regnum Tarantulae nella quale il piano di Einaudi e il violino di Mauro Durante guidano la splendida linea melodica accompagnati dai tamburelli e dai loop di Mercan Dedè, il disco riserva diverse soprese come nel caso della successiva Nanna Nanna in cui le talentuose Alessia Tondo ed Alessandra Caiulo duettano magistralmente con le voci antiche di Antonio Amato ed Antonio Castrignanò, o ancora nella splendida Ferma Zitella in cui si apprezza la kora di Ballakè Sissoko e la voce di Giancarlo Paglialunga. Splendide sono anche la corale Pizzica di Aradeo con tutte le voci dell'Orchestra impegnate al canto, o i tre episodi in cui brilla la voce della cantante greca Savina Yannatu ovvero Aremu, Damme Nu Ricciu in duetto con Antonio Amato e la conclusiva Kalinifta nella quale è affiancata da Enza Pagliara. Un discorso lo meritano il già citato singolo Beddha Carusa in cui appaiono i Sud Sound System e Claudio “Cavallo” Giagnotti e per la travolgente Pizzica degli Ucci in cui brilla il digdjeridoo di Andrea Presa, entrambe possono essere definite come il manifesto definitivo di quella Tradinnovazione di cui spesso si parla nell'ambito della musica salentina. Il vertice del disco è però la Pizzica Taraf nella quale l’Orchestra si confronta con i Taraf De Haidouks, nella quale si evidenziano in modo più marcato i tanti punti in comune tra la tradizione salentina e quella balcanica. La Notte della Taranta 2010 è dunque un bel documento, sebbene parziale, di quello che è stato il lavoro di Ludovico Einaudi insieme all'Orchestra, attendiamo per il prossimo anno un lavoro più approfondito che possa documentare in modo più ampio e fedele la bellezza di quanto espresso dal vivo. 

Salvatore Esposito

Mauro Palmas - Il colore del maestrale (S’ard/Egea)

Il colore del maestrale, uscito originariamente nel 2009 per Art-in in formato e contenuto musicale leggermente diversi ma ora ridato alle stampe con nuova, elegante veste grafica, nuovo mixaggio curato da Michele Palmas e un brano in più, è fortemente intriso dei suoni, dei colori, delle memorie della Sardegna, isola battuta dall’impetuoso vento di nord-ovest. La magnifica copertina che mette in risalto i colori del cielo e del mare in un mélange di sfumature tra il rosso, il turchese e l’indaco anticipa allo sguardo quanto si ascolta nel CD. Il lavoro si configura come summa dell’arte di un musicista che ha alle spalle una carriera trentennale di dischi e collaborazioni, ha scritto colonne sonore per cinema, teatro e danza. Palmas è figura di punta di una creativa musica acustica mediterranea, costruita su fertili confronti, incroci ed aperture. Disco in undici tracce poetico e molto intimo, fortemente emozionale, con un bel booklet che raccoglie immagini della Sardegna realizzate da Daniela Zedda e contiene uno scritto-presentazione di Massimo Carlotto. Evocata dai ricordi giovanili, la narrazione sonora assume spesso quella connotazione visionaria ed evocativa che caratterizza la cifra artistica di Palmas, che imbraccia mandola, mandoloncello e liuto cantabile (un mandoloncello dotato di 5 corde doppie, che si distingue per il suo marcato profilo armonico e melodico). Lo sciabordio dell’acqua apre la title track, brano dai riflessi cangianti. “Vecchia quercia” è uno splendido episodio chiaroscurale con armonie che nascono dall’incontro tra le corde di Mauro e lo strepitoso pianoforte di Salvatore Bonafede contrappuntato dal sax di Gavino Murgia. “Corale”, con l’intervento dell’Archæa String Quartet, ha lineamenti cameristici. Invece si muovono tra accenti jazzistici e tinte popolari mediterranee “Etnika” ed “Alba”. “Lune” e “Bengi il Moresco” mostrano una nobile veste introspettiva. Ancora, brani come “O come Ollolai” e “Nei dintorni di Tadasuni” rimandano più direttamente ai modi della tradizione da ballo sarda che Palmas non perde mai di vista come fosse la stella polare del suo navigare. Il magnifico “Correndo di corsa”, registrato dal vivo all’European Jazz Expo del 2009, con il suo fitto ordito sonoro riassume il pensiero musicale di Mauro. Una sognante reprise di “Alba” chiude questo lavoro dell’artista cagliaritano. Tra i musicisti presenti Silvano Lobina (basso), Marcello Peghin (chitarre), Ettore Bonafé (vibrafono), Rachele Colombo (percussioni), Fabio Furia (clarinetto). 

Ciro De Rosa

Fabrizio Poggi & Chicken Mambo - Live in Texas (Ultrasound Records) CD+DVD

CONSIGLIATO BLOGFOOLK!

Il successo riscosso dagli ultimi due dischi di Fabrizio Poggi, Mercy e Spirit & Freedom, hanno contribuito in modo determinante ad accrescere la sua fama come non solo come uno dei migliori armonicisti in Europa ma anche come un impeccabile interprete della tradizione blues. Questi due dischi dipingono in modo eccellente tutte le sfumature del suo peculiare e passionale approccio al blues, mancava però ancora un dettaglio da documentare ovvero la bellezza e il fascino dei suoi concerti. A colmare questo vuoto è arrivato di recente Live In Texas, disco dal vivo registrato all'Uptown Theatre di Marble Falls, in compagnia dei suoi inseparabili Chicken Mambo ovvero Gianfranco Scala (chitarra), Roberto Re (basso) e Stefano Bertolotti (batteria) e di alcuni ospiti d'eccezione come Flaco Jimenez, Marcia Ball, Floyd Domino (Asleep At The Wheel), Ponty Bone e Debbi Walton, che contribuiscono in modo determinante ad impreziosire i vari brani. Non siamo, dunque, di fronte al classico disco dal vivo celebrativo, ma piuttosto siamo in presenza di un diario di viaggio che Fabrizio Poggi ci ha voluto regalare conservando intatta l'atmosfera del suo tour americano, durante il quale ha riscosso grande successo ed apprezzamento, essendo uno dei pochissimi musicisti italiani che hanno il privilegio di suonare alla pari con i grandi del blues. Durante l'ascolto si viene letteralmente travolti da un turbine di emozioni, prima con lo splendido blues di Mojo, poi con l'up-tempo di Hey Old Mama con il piano di Floyd Domino in gran spolvero a dialogare con l'armonica di Fabrizio, fino ad entrare nel vivo del disco con lo spiritual Deep In My Heart. Seguono brani che spaziano dallo slow blues di Hole In My Soul al country-spiritual di Save Me Jesus, in cui brilla l'accordion di Flaco Jimenez. Il disco non conosce momenti di sosta prima con King Biscuit Time con una Marcia Ball in gran spolvero alla voce e al piano, poi con la splendida Jesus On A Mainline con Ponty Bone e Flaco Jimenez a guidare con i loro accordion la linea melodica impreziosendola di sapori tex-mex. Verso il finale arrivano alcune ballate eccellenti come Mexican Moon, o la tenue Song For Angelina, dedicata ad Angelina, la compagna di sempre di Fabrizio Poggi ma sopratutto la spettacolare I'm On The Road Again, che rappresenta uno dei vertici del disco insieme alla conclusiva I Wish I'd Be In Texas. Da non perdere è inoltre l'eccellente dvd, Columblues Days, che accompagna il disco e girato da Francesco Paolo Paladino durante il tour. Il documentario racconta ogni dettaglio del tour americano di Fabrizio Poggi e dei Chicken Mambo dalla partenza ad ogni tappa attraverso le città americane, il tutto intercalato con immagini tratte dai concerti, e alcuni stralci di intervista allo stesso musicista lombardo. La particolarità di questo video consiste essenzialmente non nel documentare semplicemente un momento della carriera di Poggi ma è sopratutto un viaggio attraverso il suo modo di sentire ed interpretare il blues, al quale si è sempre avvicinato con rispetto e piena dedizione non risparmiandosi mai, anche nei momenti più bui della sua vita, sapendo trarne forza e carica emotiva, interiorizzando la musica dell'anima al punto da riuscire ad esprimersi in modo naturale attraverso le dodici battute. Insomma questo dvd è un giusto complemento per un disco di grande intensità, che contribuisce in modo determinante ad avvicinarci a Fabrizio Poggi non solo come musicista e bluesman ma sopratutto come uomo innamorato della musica. 

Salvatore Esposito

Cantsilèna - Lungu Sonnu (Helikonia Factory)

I Cantsilèna sono un trio romano nato nel 2009 e composto da Peppe Frana (oud, robab, bodhran, lira cretese), Paolo Rossetti Murittu (daf, bodhran, bendir, marranzano, kalimba, campane tibetane, canto armonico, bicchieri e oggetti, voce), Alberto Ferraro (canto e filastrocche), dedito ad un intenso percorso di ricerca attraverso le sonorità del Mediterraneo, di cui hanno cercato di trovare una matrice comune nell’influenza della musica moresca proveniente dal vicino oriente e dalla Turchia in particolare. Il loro disco di debutto, Longu Sonnu, documenta così un vero e proprio viaggio sonoro nelle radici della musica popolare non solo italiana ma anche di tutta l’area del Mediterraneo e non solo, e questo partendo proprio dall’uso degli strumenti tipici della tradizione. L’ascolto svela subito che non ci troviamo di fronte al classico esercizio di stile ma piuttosto siamo in presenza di un progetto serio e rigoroso, dove l’utilizzo di oud turchi, campane tibetane, daf, lira cretese e robab afgani non è un modo per rendere più accattivante il suono ma una vera e propria esigenza espressiva e di ricerca. Ad aprire il disco è Din Don Campanon, filastrocca della tradizione veneta di San Buson, seguita dal tradizionale campano Cupierci e Cuperce, che apre la strada alla Sublime Porta dove brillano le percussioni di Rast Persey. Molto intensa è anche la poesia musicata di Paolo Morittu, Fonte De Paese, della quale si apprezza l’eccellente arrangiamento, ma è con l’energica Sole Santu e il tradizionale casertano di Sea Sea Setacciu che si raggiunge il vertice del disco. Longu Sonnu svela così tutta l’originalità della proposta dei Cantsilèna, un trio di eccellenti musicisti che sfuggendo alle facili classificazioni sono riusciti fare del loro percorso di ricerca la base per una creatività che certamente ci riserverà altre sorprese. Un bel debutto, insomma, lontano dalla retorica della world music ma piuttosto attento a cogliere la poesia che risiede nelle radici della musica dei popoli. 

Salvatore Esposito

Redelnoir - Ballate Postmoderne (Ribéss Record/AudioCoop)

Si spengano le stelle. C'è bisogno del nero di una notte senza stelle, di questa particolare condizion, per poter permettere a pochi esseri eletti di trovare e riconoscere se stessi. La notte è la situazione più familiare per Davide Giromini, mente ed elemento fondamentale dei Redelnoir, nonché autore dei testi e delle musiche di “Ballate postmoderne”, disco che continua il cammino intrapreso dalla band con “Ballate di fine comunismo”. Ma non basta avere la notte, perché la notte incute fascino e timore ma lascia sempre spazio – come è giusto che sia – ad un bagliore di speranza: le stelle sono il faro guida al quale ci si aggrappa quando la potenza della ragione viene meno, sono la favola bella che ci permette di mantenere il nostro equilibrio ormai sempre più precario. Lo sguardo disincantato di Giromini invece non ammette romanticismi, né lascia spiragli ad eventuali illusioni; i Redelnoir ci regalano dodici ballate che sono fotografie di uno dei decenni cardine del secolo scorso, decennio vissuto in pieno dall'autore. Un grappolo di ballate che dipingono e raccontano gli anni ottanta tra citazioni colte, aforismi da Baci Perugina e modi di dire nati e seppelliti con il primo giro di moda come il famoso “non me ne sdruma un drigo” immortalato in “Postmodernismo”. La caustica penna del Redelnoir mescola l'aulico con l'effimero e va a tratteggiare il volto di una generazione che “ha caricato sulla schiena il fallimento dell'idea dei propri nonni rovinata sull'altare consumistico dei padri che attendevano in poltrona socialistiche pensioni conquistate e rivendute in pochi anni” (“La mia generazione”). Si cita chi ha costruito una strada e chi ha pensato di sfruttarla e mantenerla solo per sé, incurante del fatto che ci sarebbe stato un futuro da scontare, o meglio, che qualcuno dopo di lui avrebbe scontato i propri peccati e quelli altrui, già, perché “tornerà da te Dart Fener, con la faccia di Bin Laden, con la faccia di Saddam Hussein”. “Chi semina odio raccoglie tempesta” direbbe quel nonno - con i calli ingialliti nelle mani - che dalla terra ha tratto tutta la propria saggezza. Non si risparmia nessuno, tanto meno quei cantautori che costruirono le proprie ricchezze grazie all'innalzamento della Bandiera, ma che erano forse troppo distanti per estrazione e inclinazione ai valori e alle necessità di cambiamento portati avanti da uomini e donne con origini meno austere: “un po' storditi risorgeremo in un mondo migliore, senza cantautori miliardari di sinistra, residuo di un'epoca morta che ci oscurò la vista”. I testi taglienti di Giromini vengono spesso stemperati dagli accompagnamenti musicali, in modo particolare dal sax di Nicola Bellulovich, ma non da meno sono gli inserti della fisarmonica dello stesso Giromini e il violino di Fabio Ussi. Un disco arrangiato davvero molto bene quello dei Redelnoir, equilibrato e affascinante dal punto di vista musicale e pungente sotto il profilo dei testi, testi che girano il coltello nella piaga e che poco – anzi nessuno – spazio lasciano ad un'eventuale “goccia di splendore”: “nella notte calpestiamo il nostro cuore, poi torniamo dalla mamma a rivedere il sole; e siamo techno dark anarco pseudo punk, sognando un reddito da manager di bundesbank”. Mode a parte, cosa è cambiato dagli anni ottanta ad oggi? 

Chiara Felice

Matrimia! – Zivili (Irma Records)

Il loro nome, ovvero un’espressione tipica siciliana, lascerebbe presupporre che l’oggetto della loro proposta musicale sia essenzialmente volto alla tradizione locale ed invece i Matrimia! guardano oltre puntando ad un meltin’ pot sonoro che spazia dal folk-revival ungherese alla musica balcanica passando attraverso la musica araba, il jazz manouche, la chanson française, il reggae e la musica klezmer, il tutto condito da una grande energia e brillantezza. Il gruppo formato da Daniele Tesauro (fisarmonica), Giacomo Di Domenico (percussioni), Davy Deglave (voce), Gero Pitanza (chitarra), Dario Compagna (clarinetto), Roberto Ferreri (basso), ha da qualche tempo dato alle stampe un nuovo album, Zivili, che li vede affiancati dal contrabbassista olandese Marko Bonarius e del violinista svizzero-siciliano Larsen Genovese. Il disco è il frutto non solo di un ottimo lavoro in studio ma anche di una intensa attività live come dimostra il successo raccolto in numerosi festival in tutta italia. Rispetto ai loro precedenti lavori, questo disco presenta numerose novità come l’utilizzo della strumentazione elettrica, ma anche prettamente stilistici avendo in parte abbandonato le sonorità klezmer in favore di una più marcata attenzione verso la contaminazione sonora con la musica balcanica, il jazz e il rock. Non è casuale, dunque, che anche il titolo Zivili, che in slavo significa “alla salute” sia un auspicio di dialogo non solo con le minoranze etniche ma anche con quella parte più debole della nostra società. Durante l’ascolto si apprezza chiaramente come ogni canzone, tutte firmate dalla coppia Tesauro/Deglave sia un brindisi alla vita e alla musica, un brindisi di augurio affinché cadano le barriere dell’indifferenza e dei pregiudizi. Insomma, i Matrimia sono ben lungi dall’essere il solito gruppo caciarone che imita le brass band balcaniche, ma piuttosto sono un gruppo attento alle tradizioni popolari, a cui si avvicinano sempre con rispetto come dimostrano le incursioni nella musica africana in Akh Kwanda, o in quella macedone Kerta mangae dae, dove brilla l’utilizzo del tapan, strumento a percussione tipico delle fanfare balcaniche, o ancora in quella greca con Oublier impreziosita dal bouzuki. Il vertice del disco è però Tarrassology, un medley di brani tradizionali klezmer riletti in chiave reggae, che rappresenta l’esempio più compiuto della loro cifra stilistica. I Matrimia sono dunque un gruppo di grande spessore che non mancherà di sorprenderci ancora con la loro musica e i loro dischi. 

Salvatore Esposito