Marco Moiraghi, Voglio un monumento in piazza della Scala - La Milano musicale di Gino Negri, SquiLibri 2011, Euro 25, pp. 192


Troppo in fretta dimenticato, Gino Negri è senza dubbio una delle figure più complesse e allo stesso tempo sottovalutate della musica italiana. La sua carriera eclettica sempre in bilico tra musica, cabaret e teatro, lo ha reso un personaggio inclassificabile, e dunque troppo difficile da collocare dal punto di vista commerciale, e questo anche per il suo essere dissacrante e per la sua capacità di spiazzare il pubblico in ogni occasione. Negri ha vissuto gli anni migliori di Milano, di quella città che era diventata il paradigma del nuovo corso dell’Italia, del boom economico, e che con il suo fermento culturale era diventata una sorta di laboratorio artistico a cielo aperto dal quale sarebbe sbocciata una nuova generazione di attori, cantautori, e musicisti. Molto prima dei Gufi, molto prima di Cochi e Renato ma anche di Dario Fo ed Enzo Jannacci, Gino Negri aveva aperto con le sue canzoni e i suoi studi, una strada nuova che avrebbe rivoluzionato per sempre non solo il cantautorato, ma anche il cabaret e più in generale il teatro. A vent’anni dalla sua morte, SquiLibri gli ha dedicato uno splendido volume monografico curato da Marco Moiraghi, e contenente due cd ricchi di materiale di archivio.  Voglio un monumento in piazza della Scala - La Milano musicale di Gino Negri, questo il titolo del libro, rappresenta un primo tassello di un operazione importantissima di ricostruzione del suo vissuto artistico e di ricostruzione della sua produzione in ambito musicale e teatrale. Moiraghi, evitando la più classica delle strutture biografiche (per altro oggetto di un ulteriore libro di prossima uscita sempre per SquiLibri), dopo aver contestualizzato l’artista milanese nell’ambito della scena culturale della sua città e aver tracciato un profilo biografico di tutti quegli artisti che con lui avevano collaborato, esamina in modo dettagliato e puntuale tre aspetti della sua carriera. Si parte con una lunga digressione sull’attività di Negri al Teatro Piccolo al fianco di Giorgio Strehler e Paolo Grassi, si prosegue con l’attività cosiddetta leggera al Teatro Gerolamo e nei locali notturni e in fine dato ampio spazio alla sperimentazione alla Piccola Scala e al Salone Pier Lombardo. Presentandosi di volta in volta come cantautore, compositore dodecafonico, operista semiserio, intrattenitore radiofonico e cabarettista, Negri si confronta con una scena artistica di grande spessore artistico che lo vede collaborare ora con Goffredo Petrassi, Bruno Maderna e Luciano Berio ma anche con Nanni Svampa o ancora con ricercatori come Fiorenzo Carpi e Roberto Leydi, il tutto senza mai rimanere ancorato a schemi rigidi, e lasciando libera la sua ispirazione di librarsi in tutta la sua forza creativa. Viene così ricostruita nel dettaglio la sua attività artisitca a Milano, partendo da un’attenta e minuziosa ricerca su fonti musicali e critiche, senza perdere di vista le recensioni giornalistiche dell'epoca e le testimonianze epistolari inedite. A corredo del volume c’è un attenta ricognizione cronologica delle tappe della sua vita e della sua discografia, e uno splendido compendio fotografico. Ad impreziosire l’opera in allegato sono presenti i due dischi, già citati, il primo contenente una raccolta di brani del suo repertorio interpretati da grandi voci della musica italiana come Laura Betti, Maria Monti, Milly, Milva e Ornella Vanoni, di cui di quest’ultima è presente una splendida versione di Canto dei Carcerati Calabresi tratto dallo storico disco I Canti della Mala. Il secondo disco è invece raccoglie materiali sonori vari provenienti da dischi storici come Costretto dagli Eventi, Le Canzoni di Gino Negri e Craxi Anno Due, non mancano alcuni melologhi tratti dal disco Abbasso Carmelo Bene, la splendida Il Funerale Del Melodramma, canzone pubblicata in allegato alla rivista Musica Viva e l’opera radiofonica inedita Vita di Mozart, in cui rilegge a suo modo e in dodici minuti, la vita e le opere del musicista viennese. Voglio Un Monumento In Piazza della Scala apre uno spaccato spazio temporale, che ci permette di scoprire tutta la modernità insita nel passato della musica italiana, un passato ingiustamente dimenticato ma di cui è necessaria recuperare la memoria.


Salvatore Esposito