Malanova - A Testa O Giocu (Radici Music)

Impegnati da un decennio in un intenso percorso di ricerca nel campo della musica tradizionale, i Malanova sono senza dubbio una delle realtà più belle ed interessanti della scena artistica siciliana, essendo riusciti negli anni ad evolvere la loro realtà di gruppo di riproposta, in un vero e proprio laboratorio etno-musicale attraverso il quale interagire con il loro pubblico sia per mantenere vivo l’interesse per il dialetto delle origini da parte dei giovani sia per fare ricerche sul territorio recuperando l’uso di strumenti tradizionali che sempre meno spazio trovano anche nei gruppi di musica popolare. Quando nel 2008 uscì Non Iàbbu E Non Maravìgghia evidenziammo subito la qualità della loro proposta musicale che prendeva le mosse dalle radici della musica tradizionale siciliana, ed in particolare della Valle Del Mela per aprirsi alla composizione di materiale originale. A distanza di tre anni ed in occasione del loro quindicesimo anno di attività, il gruppo siciliano torna con un nuovo album A Testa O Giocu, il secondo realizzato con Radici Music, che raccoglie tredici brani più un racconto introduttivo che ruotano attorno al tema del paese, inteso come luogo ideale che raccoglie storie tragicomiche, fatti, personaggi, luoghi comuni e proverbi in un fluire continuo di suggestioni letterarie che compongono una sorta di romanzo in musica. Il disco prosegue idealmente il percorso artistico intraprese sin dagli esordi, arricchendolo di suoni ed affinandolo dal punto di vista stilistico, con l’aggiunta di nuovi strumenti e soprattutto grazie ad una nuova line-up composta da Stefano 'Bonny' Bonanno (basso, contrabasso), Giovanni Ragno (flauti etnici, friscalètti siciliani, ciaramella, clarinetto, chalumeàu), Peppe Burrascano (djembè, tamburi, darbuka, voce), Saba (voce, tamburello), Pasquale Manna (fisarmonica), Nunziata Manninno (flauto traverso, flauto dolce), Davide 'Dado' Campagna (tamburi a cornice, caccamèlla, percussioni), Gabriella 'Kenya' Fugazzotto (violino), Pietro Mendolia (chitarre acustiche, bouzouky, làud), Saz (baglàma, mandola, chitarra battente, voce). Ad accogliere l’ascoltatore è la splendida copertina disegnata dal fumettista Marco Soldi, collaboratore di Dylan Dog e Julia, ma è il racconto Don Mico ad introdurci attraverso quelle piccole storie di paese che vanno raccontate, storie nate in una piazza, vicino alla chiesa o al bar, tra amori segreti e ciarliere donne pettegole, fatte di detti e proverbi che passano da bocca ad orecchio, e le cui radici si perdono nella notte dei tempi. Le canzoni dei Malanova, compongono così un mosaico ricco di colori e sapori di una tempo dimenticato, i cui racconti sono incorniciati da strutture musicali che mescolano sonorità tradizionali in cui chitarre, violino e fiati interagiscono dialogando armonicamente e rimandando per certi versi all’approccio di gruppi come i Taberna Mylaensis. Durante l’ascolto brillano brani come l’iniziale E’ Tuttu Veru, N’è Veru Nenti, che suona come una sorta di introduzione a quelle che sono le voci di paese sempre pronte a mescolare tanta fantasia alla realtà, ma anche la trascinante Chinnicchinnacchi guidata dalla voce di Saba, o ancora la splendida Vinningna nella quale si racconta la vendemmia in un intreccio tra fiati e violini. Il vertice del disco è però rappresentato dalla trascinante Ninetta un brano di grande spessore cantautorale e dalla ballabile C’u Po’ Sapiri, una sorta di valzer campestre di grande suggestione. Completa il disco un ricco libretto, che alterna ai testi delle canzoni le storie scritte per l’occasione da Giovanni Chiara. I Malanova con A Testa O Giocu dimostrano di aver raggiunto la piena maturazione artistica, che gli permette di muoversi con agilità tra le loro ispirazioni e la tradizione popolare siciliana, dando vita ad una proposta musicale strettamente connessa al passato ma allo stesso tempo rivolta verso il futuro. 



Salvatore Esposito