Margot – Margot (Nota)

Margherita Galante Garrone, meglio nata come Margot, è stata un delle principali protagoniste di spicco del gruppo di Cantacronache insieme a Michele Straniero, Fausto Amodei, e Sergio Liberovici, divenuto successivamente suo marito. In quegli anni oltre a riproporre le canzoni tradizionali del patrimonio popolare italiane, Margot si cominciò a dedicare anche alla composizione di brani propri e di quel periodo è una delle sue canzoni storiche, Le Nostre Domande, nella quale veniva affrontato con molto coraggio il tema del femminismo. Dopo la fine dell’esperienza con il Cantacronache, debuttò come solista pubblicando due canzoni scritte per Julian Garcia Grimau e una versione della famosa Le déserteur di Boris Vian, per poi uscire di scena con la nascita del suo primo figlio. Rientrò negli anni settanta per un disco con la Divergo di Mario De Luigi e la Fonit-Cetra, ma successivamente si dedicò al teatro fino al 1987 quando diede vita al teatro dei marionette Gran Teatrino La Fede Delle Femmine, insieme a Paola Pilla e a Margherita Beato. Proprio da questa esperienza, di recente è rinata l’esigenza di incidere un nuovo album con i vari brani composti nel corso degli anni. E’ come se nulla fosse cambiato rispetto agli anni del Cantacronache, nei suoi testi c’è la stessa necessità di denuncia, la stessa urgenza espressiva, e la stessa rabbia mascherata dall’ironia. Le sedici canzoni nuove contenute in questo come-back album omonimo, edito da Nota, sono composizioni necessarie, nate da una forte esigenza comunicativa, e quasi quelle canzoni nascessero da sole dalle sue, disegnano il teatrino tragico della nostra società, della politica, degli ideali traditi. Si tratta di composizioni dense di poesia che mettendo a nudo un epoca di basso impero, allo stesso tempo lasciano trasparire storie private, elementi essenziali della canzone di protesta. Come le marionette del Gran Teatrino, le canzoni di Margot descrivono un mondo pieno di contraddizioni, dove finzione e realtà sono confuse in un angosciante di disinteresse e triste rassegnazione. Questo disco ci riconsegna dunque una delle più preziose voci della canzone di protesta italiana, che senza suonare mai fuori tempo massimo, è ancora in grado di smuovere le nostre anime e le nostre coscienze grazie alle sue canzoni, basta avere fermarsi ed ascoltarla solo attentamente. Dopo avrete chiara la sensazione che ne sia valsa la pena. 

 Salvatore Esposito