I Personaggi del Folk: Intervista a Donatello Pisanello

Nati nel 1993 dall’incontro tra vari musicisti locali, gli Officina Zoè, attraverso il loro lungo percorso di ricerca svolto sulla musica tradizionale salentina, sono diventati negl’anni uno dei principali punti di riferimento della musica di riproposta. Nel loro approccio con il materiale tradizionale emerge chiaramente come la loro indagine di riscoperta non si sia limitata solo alle sonorità locali, ma anzi si sia allargata a tutti quegli influssi e quelle contaminazioni che da secoli hanno pervaso i territori del Salento. Proprio in questo particolare intreccio tra le diverse culture Mediterranee, si è sviluppato il corpus di canti tradizionali che oggi tanti gruppi ripropongono, e di cui Officina Zoè è considerata caposcuola. Abbiamo incontrato Donatello Pisanello, uno dei fondatori del gruppo per parlare con lui del loro percorso, dei loro dischi e della loro collaborazione con il regista Edoardo Winspeare.

Partiamo da lontanissimo, come nasce Officina Zoè. Agli inizi la vostra storia si intreccia con quella degli Alla Bua?
Conoscevo Lamberto dai tempi delle scuole superiori, poi lui scelse di andare a Berlino e io rimasi nel Salento. Quando tornò da Berlino, sapendo del mio interesse per la musica tradizionale (suonavo in un gruppo di riproposta chiamato Radici), mi contattò per coinvolgermi in un nuovo progetto artistico e musicale sulla tradizione popolare della nostra terra. Fu allora che gli presentai Gigi Toma ed insieme lavorammo per costituire il gruppo che chiamammo Alla Bua. Officina Zoè era il nome che fu dato all'associazione culturale che emana questo fermento culturale che si occupava di ricerca, organizzazione di eventi, teatro, musica e tutto ciò che riguardava la tradizione popolare del Salento.

Nel 1993 avete iniziato la vostra collaborazione con Edoardo Winspeare, con il quale avete realizzato "Pizzicata" e successivamente "Sangue Vivo". Ci puoi parlare di questa collaborazione?
Intanto Edoardo Winpeare aveva contattato Lamberto per coinvolgerci nei suoi progetti cinematografici, primo fra tutti "Pizzicata". Questo contatto si rivelò importantissimo non solo per l'apporto di Lamberto che, attraverso l'organizzazione di una serie di feste popolari a Novaglie, coinvolse tutti gli artisti che, nel Salento, si erano occupati di musica tradizionale, ma anche perchè riuscì a risvegliare l'interesse per la Pizzica e la musica tradizionale in generale, interesse su cui nessuno più ci scommetteva niente. Tutti questi artisti ce li siamo ritrovati, in seguito, coinvolti nel film "Pizzicata".

Parallelamente alla vostra collaborazione con Winspeare è entrato nel gruppo Pino Zimba, quali ricordi ti legano a lui?
Il progetto musicale che poi diventò Officina Zoè prevedeva il coinvolgimento non solo di musicisti che si avvicinavano ancora timidamente alla musica tradizionale, ma anche personaggi della tradizione viva quale era lo stesso Pino Zimba che ci accompagnerà negli anni fino alla sua defezione avvenuta dopo il film "Sangue Vivo".

Zimba era nella formazione con la quale avete inciso lo splendido "Terra", ancora oggi considerato come uno dei dischi per eccellenza della musica di riproposta salentina. Ci puoi parlare di questo disco?
Il merito fondamentale di "Terra" è stato sostanzialmente quello di aver riproposto i più importanti classici della tradizione salentina sotto una luce nuova, moderna, che provocò un entusiasmo incredibile sulle nuove generazioni. I brani suonati in questo disco sono stati il punto di riferimento fondamentale per tutti coloro che cominciavano ad interessarsi di musica tradizionale. Fu registrato nel 1996 totalmente in analogico presso il Panpot studio di Antonio Bruno a Brindisi.

La cosa che più mi ha sorpreso, riascoltando "Terra" ed in particolare a brani come "Lu Rusciu De Lu Mare", "Lu Sule Calau Calau" e "Quannu Cammini Tie", è che questo disco suona incredibilmente attuale considerando quella che propone la scena musicale salentina e allo stesso tempo ha l'autorevolezza di una fonte tradizionale. Qual è il segreto che c'è dietro al suono di questo disco?
Hai citato tre brani i cui arrangiamenti derivavano da un gruppo nei quali militavo prima dell'esperienza Zoè e che Lamberto molto ammirava dal punto di vista artistico: Radici. Furono i componenti di questo gruppo, fondamentalmente nelle persone di Gigi Cardigliano, Bruno e Valerio Spennato a ri-arrangiare in questa veste più moderna i suddetti brani; e noi ne facemmo tesoro perchè per noi quella era un'esperienza interessante e non andava persa. Il ritmo di Lamberto e la voce di Cinzia, furono gli elementi che caratterizzarono ancora di più la nuova esperienza.

Con la colonna sonora di "Sangue Vivo" è avvenuta una piccola grande rivoluzione nella vostra carriera, ovvero siete passati dai brani tradizionali a composizioni originali...
Posso dire che la composizione di nuovi brani sia stata sempre un'esigenza sempre presente in Officina Zoè; tuttavia ci rendevamo conto che bisognava innanzitutto restituire al popolo la sua musica attraverso la riproposizione di alcuni classici fondamentali affinchè potessimo renderci conto di quello che stavamo facendo e verificarne un riscontro con il pubblico. Una volta che che constatammo positivamente l'interesse del pubblico capimmo che, come dice Lamberto, l'alfabeto era stato acquisito e quindi potevamo impegnarci su nuove composizioni. L'occasione ci venne offerta da Edoardo che ci volle protagonisti del suo nuovo film "Sangue Vivo" i cui interpreti principali sono Lamberto e Pino ma che coinvolse tutto il gruppo e principalmente me, Cinzia e Ambrogio De Nicola, nella composizione della colonna sonora.

Veniamo ora a "Crita" altro disco importantissimo nel vostro percorso, disco che segna l'uscita dalla formazione di Pino Zimba ma che allo stesso tempo rappresenta la nuova vita degli Zoè...
Fondamentalmente l'operare e il percorso dell' Officina avviene su due binari: uno di questi è il percorso che che avviene attraverso lo studio, l'arrangiamento e la riproposizione dei classici, esperienza che non riteniamo mai esaurita e che ci da sempre nuovi e interessanti stimoli; l'altro binario rappresenta il percorso che ci porta verso la composizione di nuove canzoni perchè comunque per noi la tradizione è sempre viva ed il nostro scopo è, fondamentalmente mantenerla viva: Sangue Vivo, appunto. Dopo "Terra", "Crita" è il secondo album dedicato alla riproposizione dei classici ma non, come riesumazione di cadaveri, ma come rinfrescamento della memoria. Anche questo album, ancora una volta, ha avuto l'effetto di interessare le nuove generazioni verso una visione più fresca e moderna di riproposizione della musica tradizionale. "Terra" nacque nel "deserto" e, per questo motivo, ebbe un effetto più forte; quando usci "Crita" trovò un terreno già preparato dal suo precedente, non era più un deserto ma un campo con piante più o meno rigogliose.

Nel 2007 avete dato alle stampe "Live in Japan", disco che documenta non solo il grande impatto live degli Zoè ma anche la fortunata tourneè in Oriente. Com'è stata questa esperienza?
Sembra che l' Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, uno dei più prestigiosi al mondo, avesse fatto un indagine per scegliere un gruppo di riproposta della musicale popolare italiana per far conoscere ai giapponesi questo aspetto della nostra tradizione. Bene, la scelta cadde su di noi e ci ritrovammo in Giappone a fare tre concerti a Tokyo, Kyoto e Nagoya. Le condizioni tecniche dei teatri che ci ospitavano insieme all'apporto del nostro del nostro fonico Carlo Gentiletti, crearono l'opportunità ideale di tentare delle registrazioni. A ciò si aggiunse l'entusiasmo del publico giapponese che caricò ulteriormente la nostra energia e, da qui, il "Live in Japan".

Avete girato il mondo molto prima che La Notte Della Taranta diventasse un fenomeno da importazione, qual è la percezione che si ha all'estero della musica popolare italiana in generale e di quella Salentina in particolare?
Per quanto riguarda la musica italiana non c'è da aggiungere tanto, si percepisce facilmente il rispetto che gli altri hanno verso la nostra sensibilità musicale al di là dei generi e dei livelli: un rispetto di cui non ci rendiamo conto facilmente. La musica tradizionale e in particolare quella salentina, negli ultimi anni ha avuto un riscontro positivo suscitando un interesse sempre più attento. Per quanto riguarda la nostra esperienza non possiamo che ritenerci molto soddisfatti. Il fatto che abbiamo comunque solcato palchi molto importanti, interessanti e difficili, ci ha permesso di valutare con estrema semplicità il livello di accoglienza e della nostra musica e l'apprezzamento del nostro lavoro, di cui siamo molto fieri.


Come si è evoluto il linguaggio musicale degli Zoè da "Terra" a "Maledetti Guai", cosa è cambiato nel vostro suono e nel modo di approcciare la tradizione?

Per risponderti a questa domanda dovrei raccontarti la vita quotidiana di ogni componente del gruppo e in particolare di me, Cinzia e Lamberto, che siamo i compositori e i responsabili principali di quello che succede nell'Officina. E' chiaro che trattiamo la nostra musica con la propria sensibilità non solo artistica, ma anche psicologica, morale e sociale, per cui ognuno di noi ha un proprio background culturale che influisce sul lavoro.

Parlando di "Maledetti Guai", i brani che più mi hanno sorpreso sono stati "Pizzica Mistica" e "Moira", entrambe tratte da testi di poeti anonimi in griko...
Abbiamo voluto rendere omaggio alla tradizione grica, che comunque è una componente importante della tradizione culturale salentina, attraverso questa azzeccata scelta che Cinzia ha fatto con questi versi cantati su musiche di nostra composizione.

Nel disco sono presenti anche alcuni brani in italiano e parlo delle iniziali "A Mammata" (dedicata inequivocabilmente a Berlusconi) e la title track, come mai questa scelta, per altro fortunata?
Ciò è stata una scelta di Cinzia per cercare di rendere più esplicito, al di là del Salento, il messaggio politico e sociale che portano queste canzoni.

Quali sono i progetti per il futuro di Officina Zoè?
I progetti sono diventati sempre più numerosi e impegnativi ma, grazie all'apporto degli altri componenti del gruppo (Luigi Panico, Rachele Andrioli, Giorgio Doveri e Danilo Andrioli) crediamo di raggiungere quanto prima dei risultati interessanti anche se non vogliamo pronunciarci ancora a proposito. Avrai notato che rispondo spesso al plurale, perché è come se avessi a fianco Cinzia e Lamberto insieme agli altri.




Officina Zoè – Terra – Canti e Danze del Salento (AnimaMundi)
Originariamente pubblicato nel 1995 e ristampato in una elegante versione digipack nel 2005 dall’etichetta saletina Anima Mundi, "Terra" non è solo e semplicemente il disco di debutto di Officina Zoè, ma piuttosto è uno dei dischi simbolo della musica di riproposta salentina, essendo nato qualche anno prima che esplodesse il fenomeno de La Notte della Taranta. Questo fu il disco che accese la miccia, una sorta di apripista che aprì la breccia verso ad una diffusione più estesa della musica tradizionale salentina. La ristampa curata da Anima Mundi, impreziosita dalla copertina curata dal pittore salentino Pasquale Pitardi, è corredata da un libretto composto da sedici pagine, contenenti tutti i testi (ma non le traduzioni a fronte) e una bellissima introduzione di Edoardo Winspeare, che ripercorre la storia del disco e soprattutto la loro collaborazione. Ascoltando il disco a sedici anni dalla sua pubblicazione, e alla luce dei tanti dischi di musica di riproposta che ormai affollano ed ingorgano la scena musicale della riproposta, la prima cosa che viene da pensare è che Terra è un miracolo, un disco che ha la forza e la potenza del capolavoro, la sua perfezione nell’imperfezione fa di questa raccolta di canzoni tradizionali un libro aperto sul passato, ma un passato che gli Officina Zoè riescono a rendere attuale al punto che basta chiudere gli occhi per vedere il gruppo materializzarsi di fronte e prendere a suonare al massimo della sua carica energetica. Ad aprire il disco è "Santu Paulu I", la pizzica salentina per eccellenza, suonata in un crescendo travolgente che ripercorre quello che era il morso della taranta, con la possessione, il ballo sfrenato e la guarigione catartica. L’Oud di Ruggero Inchignolo introduce e guida la splendida serenata di "Quannu Cammini Tie", ispirata ad un canto di corteggiamento tipico dei carrettieri, con la particolarità che in questa versione a cantare è la bravissima Cinzia Marzo, che con i suoi arabeschi richiama non solo le vocalità tradizionali ma riesce ad imprimere al brano una dimensione del tutto nuova. A Luigi Stifani è invece ispirata la "Pizzica Tarantata", nella quale Ruggiero Inchignolo al violino riesce a ricreare il mito del barbiere violinista, spinto dall’incessante ritmo dei tamburelli di Pino Zimba e di Lamberto Probo. La particolarità di questo brano consiste nel fatto che a differenza di tutte le altre versioni conosciute, questa è l’unica a riproporre un’intervallo di senconda aumentata, che Luigi Stifani eseguiva regolarmente. Ancora Cinzia Marzo è protagonista alla voce di "Nia Nia Nia", struggente brano in griko la cui melodia è ricamata dalla chitarra di Donatello Pisanello, una ninna nanna cantata da una madre ai figli nella quale si augura che abbiano una sorte migliore della sua. Quasi fosse una piccola enciclopedia della musica tradizionale salentina, il disco ci conduce prima a "Canuscu Na Carusa" cantata di Lamberto Probo, la cui voce è doppiata da quella di Cinzia Marzo e poi a "Sutt’Acqua e Sutta Jentu", cantata da Raffaella Aprile, una delle figure storiche degli Zoè e soprattutto una delle primissime a lasciare il gruppo, mentre l’oud e il mandolino tessono una preziosa trama sonora. Difficile scegliere quale sia il brano cardine di questo disco, ma almeno dal punto di vista della fama vale la pena sottolineare come "Lu Rusciu De Lu Mare", nella versione degli Zoè, sia senza dubbio il brano che meglio racchiuda la struggente poesia contenuta in alcuni canti d’amore del Salento, ed in particolare in questa versione questo aspetto è esaltato dallo splendido arrangiamento che nella prima parte evidenza i colori mediterranei del brano e nella seconda apre uno spaccato sulle sonorità salentine. Sul finale arrivano poi due splendidi canti di lavoro ovvero la famosa e ben nota "Fimmene Fimmene" e "Lu Sule Calau Calau", due fotografie delle condizioni dei contadini salentini, costretti a condizioni di lavoro precarie da padroni prepotenti e sfruttatori. Completano il disco "Santu Paulu II", che richiama la versione degli Ucci, "La Turtura" e soprattutto con l’omaggio alla Simpatichina, Niceta Petrachi con la sua "Pizzicarella", brano anche questo diventato famosissimo perché veicolato in versioni più o meno discutibili dalla Notte della Taranta. In una sola parola, Terra è un disco fondamentale, un disco di riferimento da quale chiunque volesse avvicinarsi alla musica salentina non può assolutamente prescindere. Un must have per conoscere un gruppo che ha fatto la storia della musica popolare italiana e soprattutto per comprendere il metodo di lavoro che dovrebbe essere alla base del recupero e della riproposta di materiale tradizionale.


Officina Zoè – Live in Japan (PoloSud Records)
Registrato nel mese di giugno del 2007 in Giappone tra Tokio e Kioto, "Live In Japan" è il disco che documenta non solo il lungo tour nella terra del Sol Levante dell’Officina Zoè ma soprattutto è la testimonianza di quello che sono i concerti del gruppo salentino nella sua più recente formazione nella quale ai tre fondatori del gruppo (Lamberto Probo, Donatello Pisanello e Cinzia Marzo), sono affiancati quattro giovani di belle speranze e sicuro talento come Luigi Panico (chitarre e armonica), Danilo Andrioli (tamburello), Giorgio Doveri (violino e mandola), Rachele Andrioli (voce) che contribuiscono non poco a rendere ancor più originale e coinvolgente il sound dell’Officina Zoè. Composto da tredici brani che ripercorrono e compendiano i primi dieci anni di attività del gruppo, "Live In Japan", presenta a sorpresa qualche inedito che testimonia come i concerti del gruppo salentino non siano focalizzati strettamente a riproporre i brani incisi su disco. Ad aprire le danze è "Santu Paulu I" in una versione ridotta rispetto all’originale ma non meno coinvolgente con l’organetto di Donatello Pisanello a cucire le varie strofe e a dialogare con il violino e la chitarra. Durante l’ascolto si passa poi da brani a cappella come l’impegnativa "La Carrozza", a strumentali travolgente come la "Pizzica Tarantata" di Luigi Stifani, fino a toccare brani inediti come la storica "Ijentu" e "Ulia Bessu", un brano originale su musica di Cinzia Marzo con l’adattamento di un testo poetico del poeta ottocentesco Giuseppe De Dominicis, passando per qualche pizzica di alto livello come "Don Pizzica" con tanto di monumentale assolo di organetto. Il canto d’amore "T’amai" riproposto nella versione documentata da Ernesto De Martino introduce ad un altro classico della tradizione salentina, ovvero il canto in griko "Kalinifta", riletta a tempo di sirtaki. I classici "Sale" e "Lu Rusciu De Lu Mare" ci conducono verso il finale dove brillano "Menevò" e "Santu Paulu II" in due versioni veramente memorabili. "Live in Japan" è la testimonianza viva della varietà sonora che è racchiusa nello stile di Officina Zoè.




Officina Zoè – Maledetti Guai (PoloSud Records)
Pubblicato nel 2010, "Maledetti Guai" è l’ultimo disco in studio di Officina Zoè, che arriva a quasi sei anni di distanza da "Crita", album che raccoglieva brani inediti e tradizionali. A differenza del passato questo nuovo album, rappresenta un capitolo nuovo della storia del gruppo salentino infatti presenta per la prima volta tutti brani inediti composti da Cinzia Marzo e Donatello Pisanello. Il disco è una sorta di concept album nel quale confluiscono incrociandosi le storie delle vite e dei popoli del mediterraneo, i problemi dell’esistenza, e la protesta sociale. Il titolo in bilico tra ironia e drammaticità riflette lo spirito delle canzoni che puntano a lasciare nell’ascoltatore non solo il ritmo travolgente della musica ma anche la forza dei temi denuciati e la speranza di un domani migliore. Inciso da Officina Zoè nella sua ultima formazione, ovvero quella che vede affiancarsi al nucleo storico la presenza dei tre giovani Rachela Andrioli (voce, tamburello), Giorgio Doveri ( violino, mandola), Danilo Andrioli (tamburello, tamborra, cupa cupa) e Luigi Panico (chitarre e armonica), il disco presenta nove brani che partendo dalle sonorità e dagli stilemi tradizionali allargano e rinnovano il repertorio della Pizzica salentina. Durante l’ascolto brillano brani come l’iniziale "A Mammata", la splendida "Pizzica Mistica" su un testo anonimo in griko, "Spattannu" ispirata da una poesia di Daniela Liviello ma soprattuto "Liknon", che rappresenta il vertice compositivo ed interpretativo del disco. La sensazione che si ha avvicinandosi a "Maledetti Guai" è che Officina Zoè con questo disco è riuscita ad arrivare laddove nessuno prima era riuscito ad approdare, ovvero a creare la tradizione, suonando antichi e moderni allo stesso tempo. Un opera di interiorizzazione delle radici, come canone e stilema espressivo, che riesce solo a coloro che sono riusciti ad fare proprio un bagaglio culturale preziosissimo come quello della voce del popolo.


Salvatore Esposito
Le foto dell'articolo sono di Gigi Garofalo per gentile concessione di Officina Zoè