Artisti Vari – Future Tradizioni (Garrincha Go Go, 2023)

Trovare una connessione profonda facendo dialogare mondi sonori, usando i patrimoni contenuti negli archivi di musica di tradizione orale come materiali “vivi” per plasmare nuove musiche inedite, adoperando i linguaggi dell’elettronica. Tutto è partito dal progetto dell’associazione “La Scena Muta”, che ha sempre creduto in progetti culturali legati alla musica e alla socialità, capaci di mescolare tradizione e contemporaneità, dimensione locale ed internazionale ed incontro tra diverse generazioni.
“Future Tradizioni” ha messo a reagire comunità di musicisti, producers e DJ con differenti soggetti attivi nella ricerca musicale, antropologica e archivistica. Blogfoolk è stato partner di questa iniziativa ad ampio raggio che ha messo le mani su field recording documentari, raccolti in alcuni archivi sonori e messi a disposizione tra quelli esistenti in Italia (dove molto capitale documentario spesso resta nei cassetti di cultori e ricercatori). Sebbene l’intento di traghettare le musiche di tradizione orale verso il futuro con l’ausilio dell’elettronica non sia per niente una novità, con convinzione il nostro magazine ha aderito all’’iniziativa del mondo in fermento dei producer della scena indipendente per il suo implicare una rottura, anche provocatoria – la lettura consigliata era Maurizio Bettini di “Contro le radici” – oltre che creativa, che ha inteso valorizzare e restituire il repertorio tradizionale popolare italiano con rispetto. E che in una certa misura, ha scosso un circuito di musiche trad & folk italiane spesso ancora legato alla lunga traccia dei folk revival storici o talvolta animato da procedure essenzialiste sulle tradizioni musicali. I partecipanti al progetto hanno avuto accesso a materiali inseriti nella Rete degli Archivi Sonori di Musiche di Tradizione Orale, promossa dall’associazione culturale Altrosud. Si tratta di un network che rende fruibili alcuni archivi sonori di grande valore in
collaborazione, tra gli altri, con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il Centro di Dialettologia ed Etnografia di Bellinzona e numerosi ricercatori privati che hanno aperto e offerto i propri archivi. Coinvolte, per ora, sei regioni del centro-sud per circa 12 mila documenti già catalogati e resi disponibili. Di “Future Tradizioni” discutiamo con Marco Dalmasso, in arte Ghiaccioli e Branzini, producer residente a Firenze che del progetto è il direttore artistico. Nel corso degli anni ha costruito un lavoro di missaggio di molteplici scenari urbani e groove contagiosi. Il suo viaggio artistico si sviluppa lungo la strada di un progetto esteso su molteplici scenari creativi. La sua attività è da sempre un’espressione di rilievo nel tessuto urbano e sociale progetti che guardano a temi di socialità, diritti e comunione tra i popoli. I suoi set rispecchiano lo stato dell’arte della sua caleidoscopica ricerca, impura ed evocativa. L'approccio è quello di un viaggio trasversale fatto di passione e imprevedibili punti di contatto. Attivo con numerosi progetti di interazione tra musica elettronica e musica suonata. Nel 2018 vince il premio italiano Folkint come miglior progetto di rivisitazione elettronica della tradizione; con Fanfara station vince il premio Andrea Parodi 2019, contest italiano dedicato alla world music.

Inizierei questa chiacchierata dall’origine di “Future Tradizioni”.
Il progetto Future Tradizioni nasce da un’idea de La Scena Muta, associazione fiorentina che ha per obiettivo creare connessioni intergenerazionali attraverso la musica e altre forme di creatività. Scopo del progetto è dare nuovo impulso alla musica tradizionale italiana valorizzarla per raggiungere nuovi pubblici oltrepassando i confini nazionali e raggiungendo le più importanti fiere del settore. Tutto è partito con una call to action volta a sondare quanti musicisti, deejay e manipolatori di suono fossero interessati a lavorare su materiali di archivio, abbiamo ricevuto più di 60 partecipazioni da tutta Italia. Ad inizio ottobre 2023 sono 29 quindi le tracce prodotte dal progetto, molte delle quali hanno visto la nascita di appositi collettivi artistici. 

Intanto, fuori dai confini?
Negli ultimi anni, le nuove tecnologie hanno influenzato ed arricchito le musiche del mondo praticamente ovunque. Molte produzioni musicali contestuali a differenti culture, parallelamente ad un lavoro di comunicazione e distribuzione delle stesse, hanno attivato meccanismi virtuosi con ricadute economiche e sociali positive ed importanti. Qualche esempio: pensiamo al lavoro sulla Cumbia del gruppo di lavoro argentino ZZK, all’interessante lavoro di “Habibi Funk” o "Analog Africa" come riscoperta e ristampa musicale di vinili dimenticati del Medio Oriente e Maghreb, capace di scardinare gli stereotipi legati alla musica araba. Potremmo davvero fare tantissimi esempi di operazioni culturali che sono riuscite nell’intento.

Perché un/a giovane produttore/trice/ DJ dovrebbe interessarsi alle espressioni di tradizione orale italiane, piuttosto che attingere al mondo sonoro a disposizione nella Rete? 
Riuscire a creare una connessione seppur eterea con le voci dei nostri nonni e bisnonni riportandole all’interno delle nostre Daw (software digitali) ci pone inevitabilmente in una condizione di relazione e confronto. Lavorare su questo materiale così vero e prezioso, fa venire voglia di approfondire quale sia il nostro legame con il passato, legame che tutti noi sentiamo di avere, ma che ha bisogno di un’occasione per essere esplorato, mantenuto e magari anche ricodificato secondo un’estetica contemporanea.

Come è stato finanziato il progetto?
Abbiamo vinto un finanziamento da parte dell’8×1000 della Chiesa Valdese che ogni anno si impegna a supportare la realizzazione di tantissimi progetti sociali e culturali in Italia e all’estero. Nel 2023 sono più di 1000 i progetti approvati, è un’ottima iniziativa che aiuta concretamente a diffondere una cultura di inclusione e solidarietà.  

Quali sono stati gli step successivi?
Lo scorso 6 ottobre è uscita la compilation con l’etichetta bolognese Garrincha Go Go (Garrincha Dischi). Questa corrispondeva alla fase finale prevista dalla prima edizione del progetto. Come per tutti i progetti culturali la parte più difficile sarà quella di riuscire a mantenere una visione che contempli sostenibilità e longevità. Il vantaggio di questo progetto credo sia quello di aver creato una rete molto propositiva e coesa capace di far ben sperare nella continuazione del percorso intrapreso. 

Quanti e che tipo di musicisti, DJ e producers hanno risposto? 
Alla call-to-action di gennaio 2023 hanno risposto 60 artisti italiani per un totale di 29 tracce prodotte poi a fine estate. La cosa che ci ha fatto molto piacere e che si siano creati delle collaborazioni ad hoc per lavorare insieme sulle singole tracce. Questo sicuramente è un dato molto positivo. Tra i partecipanti molti di questi li avevamo già incontrati a Pistoia nel 2021 in occasione del meeting Musiconnect dove ci era
stato chiesto di organizzare un tavolo con artisti che già operavano nei territori di incontro tra tradizione ed elettronica. In seguito a questi primi incontri con La Scena Muta abbiamo messo insieme le idee e i propositi emersi ed abbiamo scritto il bando che ci ha portato poi al progetto vero e proprio. Gli artisti partecipanti hanno un percorso abbastanza eterogeneo alcuni sono dj/producer altri sono musicisti più legati alla reinterpretazione delle musiche tradizionali, al di là dei differenti percorsi il dato interessante è stato riuscire a stimolare le incursioni in territori fuori dalle proprie comfort zone un po’ per tutti. 

In sintesi, che tipo di proposta avete ricevuto?
Per rispondere a questa domanda non posso non citare un partner veramente strategico per la realizzazione del progetto ovvero Archivio Sonoro, nato da un’idea di Domenico “Mimmo” Ferraro (Altro Sud, Squilibri Editore) che in questi anni sta digitalizzando diversi archivi provenienti da tante regioni d’Italia. Un lavoro urgente e indispensabile per la salvaguardia di tantissimo materiale d’archivio. Senza il fondamentale aiuto di Domenico Ferraro il progetto sarebbe stato enormemente più faticoso e macchinoso, anche perché con la digitalizzazione per i vari artisti è stato possibile accedere a una quantità notevole di materiale attraverso la piattaforma online www.archiviosonoro.org. Le tracce sono molte e
ognuna di esse ha una storia che racconta un diverso approccio nato da differenti suggestioni e legami, cito soltanto la traccia di apertura, la “Tammurriata Giuglianese” reinterpretata secondo la tradizione dal gruppo Damadakà e rimanipolata da Sangennarobar nel mio studio a Firenze. È una tarantella già in partenza potentissima che abbiamo rafforzato attraverso un uso massiccio di Drum Machine e sintetizzatori analogici cercando, inoltre, di mantenere la forza di quello che tradotto in termini pop sarebbe il drop e che in questo caso corrisponde alla votata, la parte più intensa e cadenzata. La compilation si chiude con una traccia dal Fondo Apolito rimanipolata da Ernesto Nobili: “Song 368”, una ninna nanna molto evocativa. Il titolo scelto, si riferisce al numero vittime del naufragio di migranti a Lampedusa del 3 10 2013. Il testo può essere riletto in una chiave drammaticamente attuale: “Che ninna voglio fa / ca nun posso cchiu cantà / aggio perso la mia voce, San Giovanni facci una croce”.

I prossimi passaggi?
Stiamo lavorando per poter declinare il progetto verso la creazione di una performance live. Vogliamo condensare i brani prodotti in un unico Live Acts da poter proporre in diversi contesti quali Festival e Clubs. Il 7 ottobre presso il festival internazionale Fabbrica Europa a Firenze abbiamo realizzato un primo evento legato alla release dell’Album - 14 artisti appartenenti al progetto performavano a flusso continuo per tutta la sera. L’idea è quella di riuscire a trovare un interscambio tra i diversi progetti e i diversi
supporti utilizzati in modo da restituire una performance unica ma che allo stesso mantenga l’idea della collettività. Vogliamo lavorare ad una futura residenza artistica da svolgersi nel 2024.  

“Future Tradizioni” diventerà un live?
Sì, già durante l’estate il progetto è stato presente all’interno dell’Ariano Folk festival con il djset di Coqo Djette, inoltre il brano di Dj Farrapo è stato composto in collaborazione con Carpino in Folk ed è diventato la soundtrack del festival. Abbiamo partecipato al Florence Folks Festival (Didjee Doo djset) e ad una rassegna all’interno di Bucolica Circolo Culturale Agricolo. A novembre, una piccola rappresentanza di noi è stata a Bruxelles all’interno della programmazione di Antitapas, un format innovativo che da sempre seguiamo. Stiamo definendo anche la partecipazione al Bal Rital, uno tra i più rappresentativi eventi legati alla cultura musicale italiana a Parigi e a fine ottobre con l’agenzia Musicastrada, partner del progetto, saremo presenti al Womex di A Coruña. 

Possibile follow up del progetto?
“Future Tradizioni”, tra i molti progetti che abbiamo seguito con La Scena Muta, è stato particolarmente gratificante: ci ha colpito particolarmente il numero di dj, producer, musicisti che hanno risposto alla call-to-action prendendo parte al nostro percorso, questo ci ha dato la misura di come effettivamente il progetto
rispondesse ad un’urgenza artistica di tanti musicisti e che aspettasse soltanto l’occasione giusta per prendere una forma compiuta. Le principali direzioni per il futuro attualmente sono due, da un lato continuare la ricerca, in quanto in particolare è emersa la volontà da parte degli artisti  di approfondire il legame tra le diverse tradizioni italiane e le tradizioni dei paesi confinanti che da sempre scambiano modi e strumenti, dall’altro raccontare attraverso un libro e una serie di Podcast l’esperienza degli artisti coinvolti, andando nei luoghi dove sono avvenute le registrazioni e incontrando le diverse persone a cui fanno capo gli archivi riunite da Archivio Sonoro. 


Artisti Vari – Future Tradizioni (Garrincha Go Go, 2023)
Dei ventinove brani realizzati per il progetto “Future Tradizioni” che trovate interamente su bandcamp, venti compongono la compilation di Garrincha Go Go, disponibile anche sulle principali piattaforme digitali.  Il progetto messo in piedi da La Scena Muta ha consentito ai partecipanti di accedere a materiali inseriti nella Rete degli Archivi Sonori di Musiche di Tradizione Orale promossa dall’associazione culturale Altrosud. È un affastellarsi di estetiche, poiché ciascun DJ e producer della scena indipendente italiana ha scelto materiali documentari da rielaborare contestualizzandoli al suo mondo o interagendo con musicisti del circuito folk & trad. Drizziamo da subito le orecchie sul ritmo di “Tammurriata Giuglianese”, del gruppo neo-trad Damadakà (forti di lunghe frequentazioni sul campo con testimoni del mondo contadino), su cui hanno messo le mani Sangennarobar e Marco Dalmasso, accrescendo la ritmica di per sé già potente con drum machine e sintetizzatori analogici. Matteo Costanzo ha avvolto nell’elettronica la celebre “Cecilia”, traendola da una versione abruzzese, raccolta da Carlo Di Silvestre. Un arrangiamento ispirato alla tragicità della vicenda narrata nella ballata, che per conferire variazione e dinamica alla traccia ha "campionato la stessa voce, usandola come strumento", commenta Costanzo. Altro classico della tradizione orale molto diffuso è il canto lucano “Fronni d’alia”, condiviso dal gruppo folk Mescaria e da Z/F. Anche DJ Ferrapo si è avvalso della collaborazione di musicisti impegnati nell’ambito folk e world – Federica Doniselli, Fabio Tricomi e Antonio Pizzarelli – nel rilanciare la garganica “Carpinese”. Più giù, si tocca il Salento dove vive l’ambientazione dub di Insintesi featuring Valeria Quarta e Giulia Provenzano in “Lu cantu dub”. Per il sound designer e dubmaster genovese FiloQ, che ha impresso un’inequivocabile inclinazione dance al suo “21”, si è trattato di “skippare da un archivio all’altro, incrociando un brano che mi ha chiamato subito la brekbeat e un bpm più alto rispetto a quelli che uso di solito e la volontà di lavorare questo vocal: era un canto a cappella (un canto raccolto da Bosio e Portelli nella Valnerina ternana, ndr) in modo di creare qualcosa di altro che non fosse solo costruire qualcosa attorno ma dare al sample una nuova forma”. Coqo Djette ft. Bestilla (“Masculina e Baccalà”) ha impattato con un collage di cellule ritmiche di tammurriate (una tammorra e ballo sul tamburo ai Bagni dal Fondo Leydi) su cui sono state inserite anche registrazioni live di richiami di ambulanti siciliani e percussioni. Cresciuto musicalmente con house e techno, Didje Doo si produce in una lettura dal forte impianto ritmico afro, con una marimba campionata che implacabilmente e iterativamente intreccia “Lu sole ca dda’ calà”, canto di lavoro eseguito al termine della giornata coincidente col tramonto, dando centralità all’ “ilarità velata che sta nella voce di quella donna dall’emotività contagiosa”, mi dice. Arriva a segno l’interazione tra Ghiaccioli & Branzini, e Alessandro D’Alessandro all’organetto preparato: “Canzone dell’ulivo” (dal Fondo Luigi Colacicchi) "conta su molti effetti elettronici, in controtendenza con il canto, e sull’uso di pietre sonore campionate e campanelli da danza di Coreno Ausonio" (paese natale dell’organettista) su cui il producer toscano ha costruito il groove. Ha un gusto balfolk quasi celtico elettronico “Fulltime” di Grissino, interpretata insieme ai Iubal e ai fratelli Boniface (Pitularita), mentre la “Vallja” arbëreshë indossa panni techno. Sempre dal mondo albanofono del sud, “Backjump” (“Cë më pë ti, Zog”, ripresa a suo tempo magistralmente da Daniele Sepe) sotto l’effetto di DJ Dibba/ Rubber Soul si impenna con un andamento in levare. Da parte sua Key. Na, in accordo con un altro esploratore di dimensioni sonore, Emanuele Fiordellisi, con “Giuncu i Ruocc” sbarca in Sicilia o meglio nella musica danzante di un quartetto isolano nell’America degli anni ’20 recuperato da una ricerca sui 78 rpm di Giuliana Fugazzotto. Il rumorismo di Lampreda (alias Simone Vassallo) trova linfa ispirativa in “Tirallalì”, un canto per la raccolta delle ulive (dal fondo Scaldaferri). Invece, in “Figliola” Filippo Flandoli (Petra Petra) ha cercato connessioni tra melopee del Sud Italia e quelle delle altre sponde del Mediterraneo. Racconta: “Ho trovato il sample perfetto in un canto "A figliola" di Somma Vesuviana: un cantato alla stesa, in cui la matrice napoletana rifletteva influssi mediorientali tanto che, se si trascurano le parole, potrebbe essere benissimo un canto turco o nordafricano. Il sample è stato quindi tagliato e inserito su un beat elettronico da club, su cui si è inserito il mandolino di Samuel Mele, anch’esso improntato alla ricerca mediterranea”. Vanno in Puglia PoPolar Tronic, rielaborando l’invocazione “Azzate San Giuvanni”. Non si allontana dalla regione più esplorata insieme alla Campania, John Bringwolves, progetto solista di Giovanni Portaluppi, che si muove su sintesi sonora e ritmiche downtempo che avvolgono il canto altamurano “Zi Monëcarillë”. L’anima elettronica dei Folkatomic, Li Bassi, insieme alla band torinese, ha attinto ai materiali di Matteo Salvatore per conferire una vincente versione di “Curre A Mamma Tua”. Si cambia atmosfera in “Cruciatus”, dove FFF ha campionato un canto devozionale del Venerdì di Passione, alla quale si lega il brano di chiusura, “Song 368”, uno degli episodi di massima intensità, in cui il chitarrista, compositore e produttore napoletano Ernesto Nobili ha manipolato una ninna nanna (“E Gesù scopava la casa”), creando un tema di grande impatto emotivo che parla dei tragici naufragi nel Mediterraneo.  Non passino inosservate le altre nove tracce, che trovate su bandcamp. Ci sono Rachele Colombo e D’altrocanto Duo (“Curae”), Ka:lu (“La potenza degli spiriti”), Interiorama (“Sig. Maestro”), Blossom Bisquits (“Rinchiuso”), Sommani (“Cavallin Toscano”), Condoii (“Decoro”), Sinnerman (“Scacciapensieri”), Assurd (“Javazu L’uocchi”) e Marevin feat. Arianna Romanella (“Non l’avia a fa’).  Manipolazione dialogica con il corpo della tradizione, in due parole: folkways reloaded.


Ciro De Rosa

Foto di Monia Pavoni (3, 4, 5, 6, 7) e Ric Pic (8)

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