Tra oralità e scrittura: dalla ‘Tarantella Del Gargano’ a ‘O Guarracino’ (seconda parte)

Continuando il nostro viaggio tra oralità e scrittura attraverso la ‘Tarantella del Gargano’ – si rimanda alla prima parte pubblicata precedentemente questa rivista – il nostro viaggio ci riporta a Napoli, da dove eravamo partiti, con una delle più conosciute canzoni in forma di tarantella: ‘O Guarracino’. Come punto di partenza mi servirò questa volta di un saggio di Giovanni Auletta, dal titolo ‘Canti paralleli’, contenuto nel volume ‘La Canzone Napoletana’ (tra memoria e tradizione), a cura di Anita Pesce e Marialuisa Stazio, casa editrice Marechiaro a cui rimando caldamente la lettura integrale per un necessario approfondimento.
Come la ‘Tarantella’ di Gaetano Greco, anche il testo di questo canto contiene un ‘mistero’ che si muove tra oralità e scrittura. Già conosciuto nella tradizione popolare nel Settecento, ne fornisce un prima testimonianza scritta nel 1817 Guglielmo Műller, attingendo direttamente dall’oralità di cui conserva gli elementi stilistici, formali e linguistici. La storia è ambientata negli abissi marini ed ha come protagonista un pesce, appunto ‘O Guarracino’ che è in cerca di moglie e si innamora di una vezzosa ‘Sardella’, intorno presentano una serie di personaggi e situazioni, rigorosamente marine, che innescano un’azione da ‘commedia acquatica’ che presto diverrà, come vedremo, ‘commedia musicale acquatica’. La metafora è appena alle porte. Tale fu la popolarità del testo che presto diventò materia di ‘copiella’, ovvero di un ‘foglio volante’ su cui venivano scritte le parole e veniva venduto in strada. Probabilmente proprio dalla ‘copiella’ attinge nel 1829 invece un altro famoso Guglielmo, Cottrau, che lo riscrive funzionalizzandolo per un’utenza più allargata e soprattutto per musicarlo e farne una canzone. Ecco l’incipit del testo di Műller così come la riporta Auletta:


Ed ecco la parte finale del testo di Cottrau, sempre riportato da Auletta:


Lo stilema musicale che usa Cottrau è quello della tarantella ternaria in ottavi che, secondo Roberto De Simone, è una fase evoluta e più virtuosistica della danza terapeutica, la quale sarebbe invece in  tempo binario sulla scia di Kircher e di Greco. In questa funzionalità originaria egli vede anche una continuità tra il Gargano e Napoli. Il modello del basso ostinato è infatti ancora di provenienza garganica. Nella melodia si accoglie a tratti quel procedimento tipicamente partenopeo dell’abbassamento del secondo grado scivolante verso la tonica che Nicola D’Arienzo aveva teorizzato come ‘ terzo modo’ (frigio) nella sua ‘teoria tetracordale’. Armonicamente accompagnato dall’accordo di 3m-5-6m sul quarto grado noto universalmente come ‘sesta napoletana’:
 
Cottrau musica il testo su un modello di tarantella in voga a Napoli nei primo del Settecento e il successo è assicurato.  Dopo più di un secolo un compositore napoletano contemporaneo, Antonello Paliotti, allievo di Roberto Simone, che nel citato saggio rilascia un’interessante intervista, si riappropria del brano e lo musica con due versioni come ‘Variazioni sul basso di tarantella’. Nella prima, dal carattere piuttosto barocco, recupera lo stilema della originaria tarantella binaria, vi è ancora l’uso della ‘sesta napoletana’ ma e il basso è ancora il topos del Gargano:
Nella seconda versione, Antonello Paliotti mantiene fede alla tradizione ottocentesca della tarantella in ottavi dando così vita agli elementi virtuosistici dello stile variato ma mantenendo il basso originario:

Anche questa tappa del nostro viaggio in realtà non ci ha condotto a una meta definitiva, poiché il modello di basso che per comodità definiamo della tarantella del Gargano è ormai un universale musicale, oserei dire un classico e come dice Italo Calvino, ‘un classico non finisce mai di dire quello che ha da dire’.

Francesco Stumpo

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