A Sud di Bella Ciao: Il viaggio riprende verso il Meridione

Pensato inizialmente come un evento unico per celebrarne il cinquantenario, il riallestimento di “Bella Ciao” del 2014 si è trasformato prima in una serie di concerti in giro per l’Italia, poi in un disco ed infine in un tour ininterrotto che è proseguito fino a quest’anno, toccando tutta Europa e raccogliendo unanimi consensi di pubblico e critica. Artefice di questo successo è stato Riccardo Tesi che ha guidato una vera e propria formazione di All Star comprendente Elena Ledda, Ginevra Di Marco e Luisa Cottifogli, Alessio Lega, Andrea Salvadori, e Gigi Biolcati. Come “Ci ragiono e canto” di Dario Fo nel 1966 rappresentò per certi versi la continuazione dell’esperienza di “Bella Ciao” ma con lo sguardo rivolto verso l’Italia Meridionale, vedendo protagonisti, tra gli altri, Rosa Balistreri e il coro sardo Galletto di Gallura, allo stesso modo il viaggio del riallestimento di “Bella Ciao”, prosegue verso sud con un repertorio ampliato da canti d’amore, lavoro e rivolta dell’Italia Meridionale e i nuovi ritmi di pizzica, ballo a tondo e tammurriata. Ad accompagnare Riccardo Tesi (organetto), in questa nuova avventura musicale, ritroviamo Elena Ledda (voce), Lucilla Galeazzi (voce), Alessio Lega (voce, chitarra), Gigi Biolcati (percussioni, voce) a cui si aggiungono i nuovi innesti di Nando Citarella (voce, tamburello, chitarra battente), Maurizio Geri (voce, chitarra) e Claudio Carboni (sax). Dalla voce di Riccardo Tesi il racconto del progetto “sudista”, che ha debuttato dal vivo lo scorso 10 giugno a Pistoia all’interno della rassegna “Spazi Aperti”. (S.E.)

Lo spettacolo “Bella ciao” è sui palchi d’Italia e d’Europa da sette anni: seguendone il percorso che bilancio fate dell’esperienza discografica e concertistica?
Quando nel 2014 abbiamo riallestito “Bella Ciao” per festeggiare i Cinquant’anni anni di questo spettacolo storico che segnò l’inizio del folk revival in Italia ci aspettavamo realisticamente di fare tre o quattro concerti in Italia per i nostalgici di quel tipo di repertorio. Con nostra grande sorpresa la risposta entusiastica del pubblico che fin dalla prima replica è accorso in massa ci ha fatto capire che questa musica era invece ancora molto attuale e così è iniziata una lunga tournee che per sette anni ci ha portati in tutta Europa ed ovunque i concerti erano sold out. Il disco ha venduto intorno alle 9000 copie che di questi tempi sono numeri da musica pop. E poi abbiamo suonato in festival e teatri bellissimi, dalla Konzerthaus di Vienna al WOMEX di Santiago de Compostela, dal teatro di Skopje in Macedonia a Place de la Catedral a Barcelona, insomma ovunque è stato un trionfo che francamente non ci saremmo mai aspettati.

Com’è nata l’idea di realizzare “A Sud di Bella Ciao”?
Proprio in virtù del grande successo riscosso dal primo Bella Ciao e grazie al fatto che con il tempo siamo diventati sempre di più un vero e proprio gruppo con un suono preciso abbiamo iniziato a pensare ad un numero due. Partendo dalla storia la prima considerazione che abbiamo fatto è che il repertorio del Bella Ciao originale era incentrato principalmente sul centro nord Italia perché la ricerca etnomusicologica all’epoca ancora non aveva scoperto il vasto mondo della musica del sud. Nel 1966, due anni dopo 
“Bella Ciao”, ci fu un altro grande spettacolo storico “Ci ragiono e canto”, con la regia di Dario Fo, che invece apriva alla musica del sud con la partecipazione della cantante siciliana Rosa Balistreri e del coro sardo Galletto di Gallura. Da li in poi c’è stato un vero e proprio rinascimento del folk meridionale: Nuova Compagnia di Canto Popolare, Maria Carta, Tenore di Orgosolo e Bitti hanno riscosso successo a livello internazionale; sono venuti alla ribalta cantastorie tradizionali o moderni quali Cicciu Busacca e Otello Profazio, cantautori ancorati alla tradizione come il pioniere Modugno, Matteo Salvatore, Enzo del Re.  Fino ad arrivare agli anni nostri e alla diffusione capillare del tarantismo salentino, iniziato con lo storico Canzoniere Grecanico Salentino. Quindi questo A Sud di Bella Ciao vuole raccontare questa seconda fase, tenendo conto anche dell’evoluzione musicale del folk revival che si è via via affrancato da una certa rigidità filologica che caratterizzò la prima fase.

In quali modi il nuovo progetto guarda “a sud”? Puoi presentare gli ospiti del nuovo lavoro?
Innanzitutto, nella scelta del repertorio che copre tutto il centro sud Italia e Sardegna con omaggi a cantanti popolari come Rosa Balistreri, Caterina Bueno, Matteo Salvatore ma anche al lavoro di gruppi storici come Nuova Compagnia di Canto Popolare, Eugenio Bennato, Re Niliu, Canzoniere Grecanico Salentino, Officina Zoè etc. A livello timbrico abbiamo inserito strumenti come la chitarra battente, tamburello, tammorra, scacciapensieri che danno un colore nuovo alla nostra musica. Non poteva mancare la canzone “Bella Ciao” per la quale ho immaginato una nuova versione a “sud” che nel disco appare
come bonus track e per la quale abbiamo invitato un sacco di amici perché volevamo che fosse un canto corale.  Così, oltre ai componenti del gruppo, ci sono le voci di Ginevra Di Marco, Peppe Voltarelli, Moni Ovadia e Mario Incudine, la chitarra battente di Francesco Loccisano, i plettri di Mauro Palmas e Andrea Salvadori, lo scacciapensieri e le percussioni di Andrea Piccioni, la ciaramella di Christian Di Fiore, il violino di Mauro Durante. Colgo l’occasione per ringraziarli tutti per la loro disponibilità ed energia. Le parti aggiuntive di contrabbasso nel disco sono realizzate da Mirco Capecchi già presente nel disco precedente.

Che ruolo ha il tuo organetto in questo gruppo? C’è stata un’evoluzione nel tuo contributo al suono collettivo?
Come il precedente anche questo spettacolo è centrato sul canto con la sola differenza che abbiamo lavorato in maniera più corale. Disponendo di un parco voci così importante e dell’affiatamento sviluppato in sette anni di tournee ho pensato che la polifonia e le armonizzazioni vocali potevano essere una carta espressiva in più. Il mio organetto è al servizio della canzone, commenta, suona i temi principali ma sempre intento a non invadere lo spazio del canto come mi hanno insegnato le mie esperienze nel mondo della canzone. Il mio lavoro in questo progetto è stato la concezione dello spettacolo, la scelta definitiva del repertorio, l’elaborazione degli arrangiamenti e l’orchestrazione con l’aiuto non indifferente di Maurizio Geri che ha curato con me la pre-produzione. 
Poi come al solito abbiamo affinato, corretto e definito il tutto collettivamente durante le prove generali. Rispetto all’album precedente questa volta gli arrangiamenti sono più elaborati e hanno richiesto più tempo per la messa a punto.

La realizzazione di “A Sud di Bella Ciao” è sostenuta da una campagna di crowdfunding, ormai strumento consolidato di autofinanziamento in ambito musicale. Qual è stata la risposta del vostro pubblico? 
La produzione di questo spettacolo e del disco richiedono uno sforzo anche economico non indifferente per questo siamo ricorsi al crowdfunding che dà la possibilità ai nostri sostenitori di partecipare attivamente alla realizzazione del progetto facendo una donazione o semplicemente acquistando il disco, le magliette e tanti altri premi che si trovano sul sito. Ringraziamo tutti i donatori che fino ad ora ci hanno sostenuto, è una forma di solidarietà importante soprattutto di questi tempi! Un ringraziamento speciale all’Associazione Teatrale Pistoiese, nella figura di Gianfranco Gagliardi e Giuseppe Gherpelli, che ha coprodotto la prima dello spettacolo che ha avuto come madrina e ospite speciale l’immensa Tosca.

Avete registrato il disco durante i giorni di zona rossa della seconda ondata di contagi da COVID-19 che ha colpito l’Italia. Quanto è stato importante resistere, suonando e registrando insieme?
Si non è stato facile viaggiare, trovarsi e lavorare tra tamponi e zone rosse, ma ricordiamoci che Bella Ciao è stata cantata in momenti ben peggiori ed è un canto di lotta e di speranza per cui proprio noi non potevamo mollare. 
Abbiamo lavorato duro, in grande armonia e con un senso di gruppo che ci ha fatto superare tutte le dfficoltà e rispettare l’obbiettivo che ci eravamo preposti. Abbiamo registrato nello studio casalingo di Maurizio Geri che ha curato tutte le registrazioni, questo ha favorito un clima più rilassato e familiare con l’accudimento attento e amorevole di Laura Tonarelli che ha cucinato per noi cose sublimi rendendo meno faticoso il lavoro ma regalandoci qualche chilo in più. Comunque, per noi fare musica è il modo migliore per sentirsi vivi, un antidepressivo potentissimo per cui ritrovarsi e suonare insieme è stato il modo migliore per ritrovare la nostra normalità, una bella botta di energia che ci ha fatto un gran bene.

Con quale criterio avete selezionato i brani da rileggere? A dirla tutta, c'è anche qualche hit salentino, in qualche caso sovraesposto e ascoltato un po’ in tutte le salse…
Bella Ciao è un grande affresco popolare, che racconta la vita e i sentimenti di un popolo, abbiamo voluto restituire questa complessità per raccontare il sud scegliendo un repertorio che dà spazio all’aspetto del canto sociale e di protesta ma anche agli aspetti più poetici, ai canti d’amore, al ballo. Qualcuno potrebbe criticare la scelta di brani classici di questo repertorio. La prima considerazione da fare è che il lavoro di riscoperta e di valorizzazione di repertori regionali originali e poco conosciuti ognuno di noi l’ha fatto nel corso del proprio percorso musicale che in alcuni casi è quarantennale. Elena Ledda per la tradizione sarda, Lucilla per quella umbra e laziale, io e Maurizio Geri per quella toscana, Nando Citarella per la Campania etc. 
Con il primo “Bella Ciao” abbiamo ripreso i classici di quello spettacolo e li abbiamo riproposti alla nostra maniera. Quindi è nel DNA di questo gruppo di lavoro confrontarsi con i classici cercando di darne una interpretazione personale e comporre un quadro il più possibile esaustivo e rappresentativo della musica meridionale. In alcuni casi ci siamo divertiti a mescolare tradizioni diverse intorno ad un tema comune e così la pizzica salentina si fonde con i ritmi dell’argia sarda accomunate dal fatto di essere entrambe musiche terapeutiche, oppure i canti di lavoro delle tabacchine pugliesi incontrano le grida dei pescatosi di tonno calabresi. Fra l’altro questa ê un’operazione ampiamente sperimentata in “Ci Ragiono e Canto”. È vero che alcuni brani sono sovraesposti ma cosa dire allora di Amore mio non piangere o Gorizia, per non parlare di Bella Ciao del vecchio spettacolo.

Dal repertorio di Rosa Balistreri avete scelto “Cu Ti Lu Dissi” e “Virrineddha”. Come hai impostato il lavoro su questi due brani, per altro, magistralmente interpretati da Lucilla Galeazzi?
Il repertorio di Rosa è sconfinato e bellissimo. Ho ascoltato tantissime interpretazioni diverse ma quelle che trovo più riuscite sono quelle di Rita Botto con la Banda di Avola a cui ci siamo ispirati! Abbiamo scelto questi due brani semplicemente perché ci emozionavano particolarmente. Maurizio ha arrangiato magistralmente le chitarre, poi è arrivata Lucilla Galeazzi, un take per ogni canzone ed il miracolo è fatto. Cosí Elena Ledda! Che sia la migliore interprete sarda lo sapevamo da tempo, ma ascoltate come ha cantato la villanella napoletana “Sia maledetta l’acqua” o “Riturnella”. 
Le cantanti di Bella Ciao, senza niente togliere ai colleghi maschi, sono veramente due fuoriclasse pronte a mettersi in gioco e rischiare affrontando repertori che non sono solite cantare, mi rendo conto di essere molto fortunato a lavorare con artiste di questo livello.

Una delle novità di “A Sud di Bella Ciao” è la presenza di Nando Citarella che - tra l’altro - interpreta “Canto dei Sanfedisti” e “Riturnella”. Cosa ha comportato nell’organizzazione delle voci l’ingresso della sua vocalità eclettica? 
Beh, iniziamo a parlare dei musicisti di A sud di Bella Ciao. La formazione è praticamente la stessa che ha portato in giro il vecchio spettacolo negli ultimi anni. Gigi Biolcati, percussionista eclettico e inimitabile che con i suoi piedi scalzi percuote una tavola di legno e detta il groove a tutta la band , Alessio Lega la voce più autorevole del canto politico e sociale nonché intellettuale del gruppo, Maurizio Geri che oltre al chitarrista che conosciamo non ha rivali nel cantare la tradizione toscana, Claudio Carboni sempre preciso ed efficace al sax oltre a Elena Ledda e Lucilla Galeazzi sulle quali non aggiungo altro. L’unica novità è Nando Citarella che ha preso il posto di Luisa Cottifogli. Luisa che è una cantante straordinaria, una delle mie preferite, ha sostituito egregiamente negli anni scorsi Ginevra Di Marco, e non sono molte a poterlo fare. La ragione della sua sostituzione è che avevo bisogno di una voce rappresentativa del sud e Nando in questo senso è una vera enciclopedia, conosce e ha frequentato a lungo quel tipo di repertorio. Inoltre, come strumentista con tamorra, tamburello, chitarra battente, scacciapensieri e putipù porta quelle sonorità che sentivo necessarie per questo spettacolo. 
Avevo già lavorato con lui in "Acqua Foco e Vento" e conosco molto bene tutte le sue qualità, l’energia che porta sul palco, la presenza scenica ed anche la capacità di cantare bene in polifonia. Come ho detto prima fin da quando ho iniziato a concepire "A sud di Bella Ciao" ho pensato che uno dei punti forti potessero essere le armonie vocali per cui Nando era la persona giusta per noi.

Tra gli esperimenti più interessanti del disco c’è sicuramente il mash-up di “Pizzicargia”, un viaggio attraverso il tarantismo dal Salento alla Sardegna. 
Questo brano è stato uno dei più complessi da realizzare. Il mondo della musica salentina e della pizzica è molto ricco e variegato, tanti gruppi, tanti stili e musicisti fantastici.  Ho iniziato a lavorare a questo brano con Davide Ambrogio che inizialmente doveva far parte del gruppo, ma che ha presto abbandonato perché troppo occupato con il suo progetto solistico. Ho comunque mantenuto nella prima parte le cose che avevamo elaborato insieme. Ho ascoltato un sacco di versioni diverse delle innumerevoli pizziche e, mi sono ispirato ad artisti come Canzoniere Grecanico Salentino, Officina Zoe, Mascarimiri, Antonio Castrignanò, Dario Muci, Passione Taranta etc. Mi sono molto confrontato con il mio grande amico Daniele Durante, un vero padre della musica salentina, che ci ha lasciato improvvisamente proprio in questi giorni, una grande perdita umana e artistica! È lui che ci ha insegnato la versione di Pizzicarella presente nel disco. L’intento era quello di creare una suite che raccontasse questo mondo ma che avesse una sua dinamica e coerenza interna. Mi interessava anche creare un parallelo tra pizzica e argia (il “tarantismo sardo”) per cui abbiamo chiesto a M.G. Ledda (sorella di Elena) di scrivere qualche strofa a proposito sul ritmo di “Su dillu”. 
Il risultato finale è questa “Pizzicargia” in cui potete ascoltare Alessio Lega sfoggiare una inedita vocalità gridata lontana dalle sue corde abituali, un modo per fare pace con la sua identità salentina dopo anni di vita milanese.

Il nuovo concerto ha debuttato il 10 giugno scorso e per l’occasione avete ospitato Tosca come sul palco. Come saranno i concerti di “A Sud di Bella Ciao”?
Saranno una festa perché il sud canta il dolore, l’amore, la rivolta, la vita a ritmo di danza! Oltre al nuovo repertorio presenteremo alcuni brani del primo Bella Ciao ma soprattutto inviteremo ospiti, creando spettacoli ogni volta diversi. Dopo Tosca che fatto da madrina al nostro debutto avremo presto Francesco Loccisano alla chitarra battente dalla Calabria, Mario incudine dalla Sicilia e cosí via.


Alessio Surian, Salvatore Esposito e Ciro De Rosa

Riccardo Tesi, Elena Ledda, Lucilla Galeazzi, Alessio Lega, Nando Citarella, Maurizio Geri, Gigi Biolcati, Claudio Carboni - A Sud di Bella Ciao (VisAge Music/Materiali Sonori, 2021)

#ANTEPRIMA

Quasi venti musicisti: un ottetto base affiatato e ben undici superlativi ospiti a ribadire che quanto seminato quasi sessant’anni fa con “Bella Ciao” e “Ci ragiono e canto” continua a germogliare, vicino e lontano dalla pianta madre. Si comincia con canti di lavoro, e poi di lotta e di ribellione alternati a versi d’amore e di cura catartica. Prevalgono i brani tradizionali, sia molto, sia poco conosciuti, accanto a composizioni di Rosa Balistreri, Matteo Salvatore e alla più recente “Des de Mallorca a l’Alguer” che vede splendere le voci di Elena Ledda e Lucilla Galeazzi. Sul testo di “Bella Ciao a Sud” ha lavorato di fino Mario Incudine: è il brano corale che rende subito l’idea della ricchezza musicale di un incontro che coinvolge diciotto musicisti - dieci le voci – a innestare la propria arte sul terreno solido e fertile offerto dalla sezione ritmica di Banditaliana. A metà dell’album troviamo un ponte: quello fra la pizzica e l’argia, fra le voci e i ritmi di possessione della Puglia e della Sardegna, punteggiati abilmente dall’organetto e dalle chitarre in una suite che compone strofe emblematiche da nove brani di queste tradizioni, in oltre nove minuti capaci di far apprezzare le singole voci sul tamburo insieme a momenti corali sapientemente espressivi e potenti. L’idea della suite torna anche nei quattro “Canti di lavoro” che aprono l’album e nei tre brani sardi – “Procurade ‘e moderare”, “Cantu a dillu” e “Sa Bellesa” – della nona traccia, con ampio spazio per le voci (Ledda e Galeazzi) in tutte e tre le canzoni ed uno scintillante arrangiamento anche in chiave armonica e strumentale per “Sa Bellesa”, con un magistrale uso sia dei cori, sia della sezione ritmica, rafforzata in questo caso dallo scacciapensieri di Andrea Piccioni. Altrettanto intensi risultano i brani più “intimi”, come “Il trenino che parte”, con un ottimo lavoro di registrazione e spazializzazione dei suoni, particolarmente efficace nel dare profondità allo spazio acustico che sembra contrarsi e aprirsi come un polmone nell’interplay fra corde, mantici e ben calibrati suoni percussivi, in bilico fra la rievocazione di sapori antichi e una spinta inedita e convinta a testi che ieri come oggi danno voce ai sentimenti di chi affronta dure condizioni di lavoro, pendolarismo, migrazione. Tredici brani che tessono una trama spaziale e narrazioni collettive; musiche che sanno comporre dal passato prossimo e remoto un lessico indispensabile per curare il presente: con amore, con ribellione.

Alessio Surian

Foto di Gabriele Acerboni

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