A Moving Sound – Songs beyond Words (Arc Music, 2020)

Incontriamo A Moving Sound, l’ensemble messo in piedi dallo statunitense residente a Taipei Scott Praire (zhongruan, chitarra basso, gong, voce), dalla sua compagna, la cantante e danzatrice taiwanese Mia Hsieh - conosciuta a New York circa una ventina di anni fa quando lei studiava composizione e arte performativa con Meredith Monk – e completato da un trio di strumentisti anche loro originari della Repubblica isolana del Mar Cinese Meridionale: Zheng-Jun Wu (percussioni, flauto, ehru), Cheng-Chin Lo (ehru) e Hua-Zhou Hsieh (chitarra e zhongruan). Pubblicato in una versione differente nel 2006, l’album ritorna in una nuova veste e con una nuova scaletta, rilanciando l’originale fusion di elementi taiwanesi, cinesi (non solo per il fatto che Taiwan rientra nell’area culturale propriamente sinica almeno dal XVII secolo, ma anche per le ascendenze cinesi di Mia, i cui genitori sono emigranti dalla Repubblica Popolare) ed armonizzazioni occidentali, che producono di tanto in tanto qualche leziosità in un lavoro il cui pregio, altrimenti, risiede negli incastri timbrici, nell’originalità dell’approccio compositivo, negli arrangiamenti minimali e nella flessuosa vocalità di Hsieh. Nel disco il quintetto riceve misurati apporti dall’oboe popolare suona (Hsin-Hai Yang) e dell’organo a bocca sheng (Han-Sheng Hsu). Nella prima traccia “Flying Dombra” lo zhongruan (liuto tastato dalla cassa armonica rotonda, dotato di quattro corde pizzicate con un plettro o con le dita) imita la vivacità ritmica della domra, cordofono tra i più diffusi nell’Asia Centrale. In “Calming the Storm” Hsie riprende lo stile “nan guan”, dalla procedura delicata e fluttuante: un’espressione vocale che tradizionalmente era accompagnata dal guqin; qui, però, la tecnica slide e il gioco di armonici del basso imitano i colori timbrici della cetra a tavola. Mia ha ideato le liriche ispirandosi al repertorio poetico di Su Shi (1037-1101, conosciuto anche col nome di Su Dongpo), figura rilevante della letteratura cinese: letterato, pittore, calligrafo e pure dignitario della corte della dinastia Song. Il suggestivo incedere di “Silk Road” invoca le antiche connessioni tra Occidente e Orienye; “Wedding Celebration”, dal portamento ora incalzante ora dondolante generato dall’ehru (il violino a due corde tenuto in posizione verticale) sorretto dal variegato tessuto percussivo, simboleggia l’incontro tra l’intensità festiva e l’armonica attesa della vita condivisa. Se “The First Thunder of Spring” è una bella tenzone conversativa tra due zhongruan, “Interplanetary Heart”, dove i tamburi a cornice si ritagliano uno spazio di primo piano, abbraccia stilemi folkeggianti occidentali. Di maggiore impatto è “The Market Song”, che ricrea la commistione di colori e suoni di un mercato popolare. In “Ganesh” flauto e canto alimentano reminiscenze di gusto indiano; sconfina pure “Sleepless Night”, in cui al centro della scena sono le dissonanze dell’ehru e il magnetismo dello scacciapensieri nel tema ispirato a un canto della Mongolia interna. Scorre brillante, incarnando al meglio la fusione di mondi sonori, il dialogo tra chitarra ed ehru sviluppato in “Fire Dance”, mentre “Ghost Lake” è un canto tradizionale della popolazione montanara dei Rukai (uno dei 16 gruppi nativi taiwanesi, tra i quali ricordiamo ci sono anche gli Ami, oggetto di una delle prime clamorose appropriazioni culturali della world music da parte dei famigerati Enigma), in cui sulla nota di bordone si espande sinuoso il canto di Mia, portando a conclusione questo lodevole e accattivante incontro acustico prodotto dai A Moving Sound. 


Ciro De Rosa

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