La Notte del Caffè. Dai canti dell’antico mare al sufismo, Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, Roma, 4 agosto 2020

Il ritorno della musica dal vivo all’Auditorium Parco della Musica con la rassegna estiva “Auditorium Reloaded” è un segno di speranza e di ripresa, dopo il lockdown nazionale dovuto all’emergenza per il diffondersi del virus Covid-19. In particolare, La Notte del Caffè andata in scena lo scorso 4 agosto ha rappresentato un segno di ripartenza importante anche per la scena world che forse più di altre ha sofferto della pausa forzata. Protagonisti della serata: Nando Citarella (voce, chitarra battente, tammorre, marranzano), Stefano Saletti (bouzouki, oud, chitarra, voce) e Pejman Tadayon (voce, saz, bamtar, oud, daf) che hanno dato vita ad un grande spettacolo nel corso del quale, prima in trio con il progetto Café Lotì e poi con le rispettive formazioni, hanno ripercorso le rotte del Mediterraneo battute dagli antichi viaggiatori dalla Spagna a Napoli, dalla Francia dei trobadours ad Istanbul, per toccare il Nord Africa e la Persia. Un concerto dal concept originale declinato non già attraverso live act separati, ma piuttosto in un percorso musicale unitario ed organico in cui le diverse esperienze artistiche hanno interagito, dialogato, condiviso repertori e tradizioni musicali, componendo un fascinoso itinerario sonoro. Ad aprire la serata è stato il set di Café Lotì ad evocare l’antico caffè di Instanbul dove i viaggiatori si fermavano e si intrattenevano tra musica e racconti e, così, abbiamo riascoltato con piacere Saletti, Citarella e Tadayon riproporre le gustose “Safar” e “Es la luna o fortuna” tratte dall’ultimo album “In Taberna”. 
Il Sufi Ensemble di Pejman Tadayon ci ha condotto nella profonda spiritualità della mistica e degli insegnamenti sapienziali dei maestri sufi incrociando la poesia farsi e le liriche di Rumi recitate da Isabella Grimaldi. Dal punto di vista prettamente musicale colpiscono gli arrangiamenti orchestrati dal polistrumentista iraniano che vedono i suoi strumenti a corde costruire una cornice perfetta per le voci di Martina Pelosi e Barbara Eramo, attraverso il dialogo con i fiati del talentuoso Renato Vecchio (duduk, shalumeau, ciaramella), il santur di Massimiliano Barbalisce e la viola da gamba di Luigi Polsini, magistralmente supportati dalla sezione ritmica composta da Simone Pulvano (percussioni) e Giovanni Lo Cascio (batteria e percussioni). Dalla mistica dei Sufi si tocca quella francescana, con la complicità di Nando Citarella, ad evocare idealmente l’incontro tra San Francesco e il sufismo che divenne la base della Regola Francescana. Grandi sorprese sono arrivate, poi, dal set di Stefano Saletti e Banda Ikona che, dopo la bella rilettura di “Lampedusa Andata” dal pregevole “SoundCity” di qualche anno fa, hanno proposto in anteprima tre brani dal nuovo album “Mediterraneo Ostinato” in uscita il prossimo anno. Le voci di Barbara Eramo e Yasmin Sannino ci hanno condotto, così, alla scoperta di perle come “Anima de Mundo”, incorniciata da uno splendido solo di Gabriele Coen (clarinetto, sax e flauti), e “Mucha Mija” per giungere alla immancabile versione corale de “El Ejercito del Ebro” da “Folkpolitik”. 
Banda Ikona è un meccanismo ben rodato con Mario Rivera (basso acustico) e Giovanni Lo Cascio (batteria e percussioni) a stendere un perfetto tappeto ritmico su cui si muovono le corde di Saletti, il violino di Carlo Cossu e i fiati di Gabriele Coen e Renato Vecchio. Nando Citarella & Tamburi del Vesuvio hanno invece presentato dal vivo una selezione di brani tratti dall’ultimo album “Museca”, già disponibile in streaming su Spotify. Accompagnato da Gabriella Aiello (voce e castagnette”, Luigi Staiano (fisarmonica), Alberto D’Alfonso (flauto, sax), Carlo Cossu (violino) Salvatore Rotunno (chitarra), Alessandro Patti (basso) e Giovanni Lo Cascio (batteria, percussioni), l’istrionico Citarella ci ha regalato le première della bella “Un Futuro A Sud”, aperta da un frammento de “So’ stato a lavorà a Montesicuro”, la suggestiva “Makam po una Estrella” e una trascinante “Tiritoc”, per poi toccare il Gargano con “Muntanara” e tornare in Campania con il travolgente invito al ballo de “Alla Giulianese”. Il finale di serata con tutti i musicisti sul palco è stato affidato a “Cuncti Simus Concanentes” dal Llibre Vermell che ha suggellato un evento speciale in cui la musica ha ribadito ancora una volta di essere il linguaggio dell’incontro e dell’arricchimento tra popoli e tradizioni diverse. 


Salvatore Esposito

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