Sen Svaja – Kraitis iš pelkės - The Dowry from a Swamp (CPL-Music, 2020)

Secondo album per il trio femminile Sen Svaja, composto da Dorota Girskienė (voce e percussioni), Aguta Zdanavičiūtė (voce, percussioni e zither) e Zivilė Rimšaitė (voce, zither e percussioni), uscito autoprodotto nel 2018 e ora riorganizzato e lanciato “worldwide” da CPL- Music. L’approccio delle tre musiciste di Vilnius è, nel complesso, delicato e “mistico”, orientato dai temi trattati nei brani (l’universo femminile, l’amore, il matrimonio), selezionati con cura nei repertori popolari di Lituania, Macedonia, Serbia, Norvegia e Turchia, e da una vicinanza empatica con la dimensione naturale. Quest’ultimo aspetto - al di là delle considerazioni che possono facilmente sfaldare le narrazioni sulle connessioni tra il misticismo della natura e l’ispirazione musicale - è di particolare interesse, perché riconduce il trio alle foreste della Lituania, a luoghi cioè profondi, vuoti e senza dubbio affascinanti. Sembra che ogni terzo giorno di luna nuova le tre musiciste si incontrino in una bath-house abbandonata nella foresta, per refrigerarsi ritualmente con alcuni vapori e lasciarsi ispirare dai “doni” della palude (come sottolinea il titolo dell’album). A costo di sembrare troppo romantico, ho lasciato penetrare queste immagini nei dieci brani dell’album, provando semplicemente a incardinarle nelle strutture, nei timbri e nelle voci. L’impressione è che, seguendo senza troppe reticenze la trama scritta e cantata da Sen Svaja, il vero nucleo narrativo di “Kraitis iš pelkės” sia proprio questa dimensione avvolgente, che scopre (semplicemente) la passione per un canto soave e intenso, e racconta innanzitutto l’astrazione dell’amore e i modi in cui si insinua (o si insinuava) nelle relazioni sociali. Da questa prospettiva l’unico scopo del canto e della musica rimane quello di narrare i temi che interessano il trio, in una dimensione più articolata, in un certo senso più sperimentale e - come si legge nelle note di presentazione dell’album - plausibilmente post-folclorica. La conformazione stessa del piccolo ensemble è un messaggio agli ascoltatori, un invito a concentrare l’ascolto su un fenomeno sonoro essenziale, le cui uniche articolazioni sono le voci, le corde dello zither e le poche percussioni. Insomma, data anche la forma del racconto, è pressoché necessario conoscere il contesto di riferimento e le fonti di ispirazione. A partire dal primo brano in scaletta appare subito chiaro l’orientamento di questa musica eterea, che fa da cornice e supporto a voci straordinarie e mai scontate. Il brano è uno dei manifesti dell’album, si intitolo “Ralia rolia” ed è la rivisitazione di un canto tradizionale lituano in cui un pastore si rivolge alla sua mucca. Le voci sembrano disegnare alla perfezione la dimensione astratta del contesto discorsivo e, nello sviluppo melodico del racconto, definiscono soluzioni armoniche eterogenee e sempre trascinanti. Quella mistica volutamente pregnante di cui si diceva prima si traduce in un andamento ritmico ipnotico, entro il quale i tre elementi musicali (percussioni, corde e voci) concorrono a dilatare uno spazio sonoro privo di riferimenti, che per questo accoglie chi ascolta in una sospensione totale. Non credo sia importante indovinare la finalità vera di questo svolgimento, ma interpretarne gli esiti in riferimento appunto al contesto, alla matrice da cui prende forma. Per questo, ascoltando “Leno mori”, il brano successivo tratto dal repertorio popolare macedone, ci si accorge, anche se attraverso piccoli dettagli, di un cambio di registro fondamentale. Si tratta di una canzone d’amore, nella quale viene descritta la bellezza di una donna (“eyes like cherries, a mouth like a treasure box, smooth skin and an elegant body”). L’intero brano è incentrato su un andamento polivocale, senza il supporto melodico dello zither. A sostegno del ritmo serrato del canto intervengono soltanto le percussioni che, in alternanza alle voci, si insinuano in spazi ritmici più densi. La contemplazione, l’adorazione della bellezza della donna, è qui articolata, come in un elenco, attraverso la reiterazione melodica. Le poche varianti si riscontrano nelle armonizzazioni delle voci, che nel finale diventano più libere e apparentemente scomposte. 


Daniele Cestellini

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