Maria Chiara Papini e Giuditta Scorcelletti (a cura di), Da voce a voce. I canti tradizionali nella Valdinievole, Squilibri 2020, pp. 188, Euro 20,00 Libro con Cd

Sono molte le ragioni che conferiscono valore a questo volume che connette passato e presente. Anzitutto, l’accendere i riflettori sulla pioneristica ricerca di un curatore locale, Carlo Nardini che, nell’area di Pescia (PT), a cavallo tra fine XIX secolo e i primi anni del successivo, raccolse stornelli, strambotti, canti narrativi, filastrocche, scongiuri e proverbi popolari nel clima di interesse per le espressioni di tradizione orale dei folkloristi dell’epoca. In secondo luogo, il fatto che il lavoro di Nardini venne sottoposto a una sorta di analisi, verifica e ampliamento sul piano metodologico da Maria Chiara Papini nel suo percorso conclusivo universitario nella prima metà degli anni Settanta. Pure di forte significato sono la trasmissione intergenerazionale che ha coinvolto docenti e alunni del territorio e la rilettura dei materiali poetico-musicali realizzata dalla versatile folksinger e attrice Giuditta Scorcelletti, all’interno di un progetto promosso dalla sezione “Storia e storie al femminile” dell’Istituto Storico Lucchese, in sinergia con l’amministrazione del comune della cittadina pistoiese e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e di Pescia. Di questo processo di riappropriazione dà conto in apertura del volume Claudia Massi (“Pescia canta popolare. Un progetto durato tre anni”). Tocca all’antropologa culturale Maria Elena Giusti (“Sulle orme di Carlo Nardini”) inquadrare necessariamente la figura del bibliotecario-folklorista e discutere la formazione del suo corpus di materiali popolari. Sono discusse, poi, le procedure di ricerca e di restituzione dei materiali, passando naturalmente in rassegna il fondamentale lavoro di Papini, che non solo riprese in mano i documenti di Nardini ma estese la sua ricerca sul campo, facendo uso della possibilità di fissare su nastro le voci e muovendosi nell’alveo del nuovo approccio al folklore che metteva al centro lo studio contestuale e l’aspetto esecutivo. Non da ultimo, si fa riferimento all’approccio performativo della pistoiese Scorcelletti, la quale ha lavorato sulle melodie originali della raccolta Papini, mentre per il repertorio di Nardini si è adoperata in una scelta che da un lato ha privilegiato le versioni diffuse nell’area, dall’altro ha proposto arrangiamenti inediti.
Il saggio di Papini (“Da Voce a Voce”. Canti popolari della Valdinievole”) entra nel cuore dello studio, non solo contestualizzando la ricerca di Nardini e dando conto della sua metodologia di ricerca, ma passando in rassegna i generi presenti nella sua raccolta. Nella seconda parte del suo contributo la curatrice dà conto della nuova fase di studio da lei condotta negli anni Settanta, degli esiti, delle persistenze e dei cambiamenti che sono stati osservati sul corpus nardiniano. Segue “Odore di casa, rumore di voci e di vita”, in cui Giuditta Scorcelletti presenta sinteticamente le ragioni del suo adattamento, le scelte estetiche e performative, introducendoci alle tredici trace che compongono il CD allegato al volume che nell’appendice fotografica, costituta da 43 scatti - a colori e in bianco/nero, tra foto d’archivio e d’epoca e immagini recenti - illustra le diverse fasi di questa proficua restituzione alla comunità. Il disco, dunque, propone un’antologia di tredici brani (38 minuti), con gli arrangiamenti di Alessandro Bongi (collaboratore di lungo corso di Giuditta, che suona anche le chitarre), la partecipazione straordinaria del chitarrista, cantante e ricercatore Maurizio Geri (Banditaliana) e gli interventi di David Domilici (percussioni, flauto a naso, scacciapensieri). Sono proposti motivi presenti nell’area (stornelli, rispetti, ninne nanne, filastrocche, canti narrativi, canti tragici e canzoni leggere), con centralità data ai canti meno noti o alle varianti poco ascoltate. Vestiti con sobrietà, i brani si dimostrano del tutto idonei nel mettere al centro la nitida personalità vocale della Scorcelletti, in bell’equilibrio timbrico con i suoni, perlopiù acustici, che la contornano. È canto nudo in “Tentazione”, voce accompagnata dalla sua chitarra in “Due stornelli” e “Stornelli/rispetti”, in coppia con Maurizio Geri nei “Rispetti/Stornelli” d’apertura e nella classica “Cecilia”, in trio con Bongi e Domilici nella maggior parte dei numeri dell’album, in cui spiccano la versione de “Il cacciator del bosco” e de “La bella Cateroncella” e l’inedito musicale “Morta d’amore”. 


Ciro De Rosa 

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