Materiali Sonori University – Coppi Arrive. Live 1989 (Materiali Sonori, 2020)

Nel 2019 si è celebrato il centenario dalla nascita di Fausto Coppi, figura leggendaria del ciclismo e simbolo della rinascita italiana del dopoguerra, e quest’anno in occasione dei sessant’anni dalla sua tragica scomparsa Materiali Sonori ha ripescato dal suoi archivi la colonna sonora del concerto-spettacolo “Coppi Arrive - odissea sportiva multimediale”, portata in scena al Museo d'Arte Contemporanea L. Pecci di Prato il 10 giugno 1989, in occasione dell’arrivo in Toscana di una tappa del Settantaduesimo Giro d'Italia. Ad accompagnare il balletto curato da Florence Dance Theater e le immagini per la regia di Giovanotti Mondani Meccanici furono le musiche firmate da Paolo Lotti, Arlo Bigazzi e Giampiero Bigazzi con la collaborazione di Stefano Saletti e Fabio Capanni ed eseguite da Materiali Sonori University, un supergruppo messo in piedi per l’occasione che vedeva protagonisti sul palco gli artisti di punta dell’etichetta toscana dell’epoca con i componenti di Novalia, Cudù e Nazca. La formazione composta da Paolo Lotti (chitarra ed effetti, flauto e sax contralto), Raffaello Simeoni (flauto, sax tenore e organetto), Fabio Capanni (chitarra), Paolo Miatto (chitarra), Simone Castaldi (piano elettrico), Giampiero Bigazzi (synth Roland JX3P e Yamaha DX7, clarinettino Meazzi), Luca Mazzantini (basso), Enzo Renda (basso), Stefano Saletti (Simmons SDS-V Electronic Drum Synthesizer) e Arlo Bigazzi (Roland TR-808, Alesis HR-12 DM, tape), arricchita anche dalla tromba di Luc Van Lieshout dei Tuxedomoon, diede vita ad una performance memorabile e mai più riproposta. A distanza di trent’anni, la colonna sonora di quello spettacolo rivive in versione digitale e su cd in edizione limitata e numerata, grazie al prezioso lavoro di Lorenzo Boscucci che ha curato il restauro dei nastri originali e il mastering. Accolti dalla bella copertina su disegno originale di Monica Zeoli, rielaborato da Mattia Calosci, il disco ci restituisce intatta la dimensione narrativa di tutto il progetto e, sebbene manchi il compendio della dimensione coreutica e visiva, la musica acquista un senso ancor più profondo e determinante nell’evocazione affabulatrice delle gesta del Campionissimo. Premendo il tasto play si ci immerge in un universo di musiche di confine, una suite strumentale in otto parti insolita, sfuggente ed impossibile da catalogare nella quale convergono influenze sonore diversificate dal prog al rock, dal jazz alla world music. Si parte con le sperimentazioni sonore dell’iniziale “Tema di Coppi” in cui il sax si staglia nella cornice rumoristica rimandando alle volate e le scalate verso le prime vittorie. Si prosegue con “Izoard” che si sviluppa tra incroci ed attraversamenti sonori nei territori del prog-rock rimandando alle imprese velocistiche di Coppi e “Dopo la prigionia” nella quale le distorsioni chitarristiche e le tessiture di pianoforte spostano la narrazione al suo ritorno all’attività sportiva dopo la cattura da parte degli Inglesi a Capo Bon in Tunisia, durante le ultime fasi della Seconda Guerra Mondiale. “Da Cuneo a Pinerolo” si sviluppa sulle tessiture ritmiche del basso in cui si inseriscono sintetizzatori e chitarre e ci riporta al 10 giugno 1949, quando Coppi firma la sua impresa più celebre con i 192 chilometri di fuga in solitaria nella terzultima tappa del Giro d’Italia. Se “L’oggetto meraviglioso” con la sua tessitura pianistica celebra il vertice dei successi del ciclista piemontese, la successiva “Castellania” è un flash-back nel passato intessuto sul delay della chitarra in cui il Campione ritrova il suo paese natale. La seconda parte del “Tema di Coppi” ci conduce verso il finale con “Il grande airone ha chiuso le ali”, una elegia funebre sommessa e misteriosa che rimanda all’arcano inesplicabile della vita, quella vita che per Fausto Coppi si concluse troppo presto a quaranta anni. Insomma, “Coppi Arrive. Live 1989” è un album prezioso non solo per il suo valore storico ed archivistico, ma anche perché rappresenta un istantanea di un fermento creativo straordinario che attraversò la Toscana negli anni Ottanta. 


Salvatore Esposito

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