Lucia Miller – Lampi Sulla Pianura (Eccher Music/Self, 2019)

Appassionatasi sin da piccola alla canzone d’autore ed in particolare a quella americana, Erika Ardemagni, in arte Lucia Miller, si è formata in ambito accademico, studiando Arti e Scienze dello Spettacolo presso l’Università La Sapienza di Roma ed, in parallelo, in quello coreutico seguendo i corsi della Royal Accademy Of Dance. Dopo l’incontro con Massimo Bubola, ha intrapreso il suo percorso in ambito musicale non solo come voce della Eccher Band, ma anche come produttrice esecutiva dell’etichetta Eccher Music, fondata dal cantautore veronese. A coronamento di questo cammino ormai ultradecennale è arrivato “Lampi sulla pianura”, album che segna il debutto discografico di Lucia Miller. Si tratta di un lavoro che ruota intorno all’universo femminile, cantato attraverso gli occhi di Anita Garibaldi, Anne Frank, Artemis, Margherita Kaiser Parodi e Jane una delle mogli di Enrico VIII, figure storiche del passato ma ancora attualissime ed emblematiche per comprendere il presente. Abbiamo intervistato Lucia Miller e Massimo Bubola per farci raccontare dalla loro viva voce la genesi e i temi affrontati in “Lampi sulla pianura”. 

Lucia, partiamo da lontano. Ci puoi raccontare il percorso che ti ha condotto verso l’attività musicale? 
Lucia Miller – Mi è sempre piaciuto moltissimo cantare, anche se da bambina la mia attività principale era la danza classica, poi a 19 anni mi sono trasferita a Roma e ho iniziato a lavorare nel corpo di ballo di alcuni Musical per mantenermi all’Università. Frequentavo un corso di scienze e arti dello spettacolo, di cui avevo scelto la specializzazione teatrale. Mi serviva per accompagnarmi nel canto così mi sono appassionata all’autoharp, che è uno strumento musicale usato da molte cantanti folk specialmente nel sud degli States.

Quanto è stato importante per la tua formazione artistica l’incontro con Massimo Bubola? 
Lucia Miller – A vent’anni sono andata ad un concerto di Massimo sul lago di Iseo e ne rimasi molto colpita. In quell’occasione ci siamo incontrati, perché mio fratello era un suo fan e me o presentò. Poi è nata una collaborazione artistica e sono entrata a far parte della già storica EccherBand come voce femminile. Ho collaborato poi con lui sia in studio come voce femminile ed anche come produttrice esecutiva per l’etichetta indipendente Eccher Music di cui Massimo Bubola era il fondatore. 

Com’è nata l’idea di realizzare “Lampi sulla Pianura”?    
Lucia Miller – Dopo quindici anni di spettacoli e decine di concerti e diverse partecipazioni in dischi con Massimo, abbiamo deciso che fosse giunta l’ora di pubblicare il mio primo album da solista. 
Massimo aveva scritto molte canzoni e ballate su ritratti e storie di donne e ne ha scritte altre appositamente per questo progetto e così è nata l’idea di un concept album: “Lampi Sulla Pianura” dedicato interamente alle figure femminili che nella storia e nella letteratura sono state degli esempi significativi nel percorso dell'emancipazione e dei diritti delle donne.

Massimo, ci puoi raccontare come si è indirizzato il lavoro sugli arrangiamenti del disco? Come hai ottenuto questo elegante sound folk con venature rock? 
Massimo Bubola – Ho sempre amato costruire un suono di chitarre disco per disco. Scegliendo e accoppiando chitarre acustiche ed elettriche in modo diverso in ogni album in modo che avesse oltre che alle liriche e alla musica anche un suo suono particolare. In questo disco ho usato soprattutto vecchie Martin acustiche e Rickenbacker come elettriche.

Come si sono svolte le sessions di registrazione? 
Massimo Bubola – Abbiamo registrato con tutta la band in diretta, compreso l’organo Hammond con il Leslie. Poi abbiamo fatto nel tempo le sovrapposizioni di altre chitarre, banjo, mandolini, fisarmoniche, percussioni, flauti ed altri fiati.

Il disco presenta brani inediti e riletture di alcune canzoni di Massimo, già edite in dischi precedenti.  Il tutto si sviluppa seguendo una serie di ritratti di donne, figure storie o immaginarie che raccontano il presente attraverso le loro storie. Come avete scelto i brani da inserire? 
Lucia Miller – Io e Massimo li abbiamo scelti insieme, nel corso del tempo. Storie di cui ci eravamo innamorati, vicende che ci avevano colpito, figure femminili che nella storia non avevano avuto la giusta luce o che raccontavano di valori quasi scomparsi. Potremmo dire, almeno per quanto mi riguarda, che le canzoni sono state scelte su un impulso emotivo, erano canzoni che mi coinvolgevano in particolar modo, che mi riempivano di commozione cantandole. 

La title-track apre il disco con una invocazione alla Luna. E’ un brano denso di speranza e 
musicalmente brillante nella sua trama melodica...
Massimo Bubola –  “Lampi sulla Pianura”, è una canzone dedicata alla dea Luna. É un dialogo, un'invocazione a Diana/Artemide che con la sua imperturbabile serenità riesca a guardare alle nostre vicende umane in questi tempi così carichi di tensioni, di difficoltà e di paure, con celestiale distacco, con una visione della storia umana più ampia.  
Con il suo sorriso lucente la Luna annuncia il ritorno dell’età dell’Oro, che sia nella letteratura occidentale latina, vedi Virgilio nelle Bucoliche, che in quella orientale, viene spesso evocata come l'augurio di un ritorno ad un'Era Felix di pace e tolleranza.

Ci potete raccontare la storia alla base di “Dolce patria”...
Lucia Miller – Amiamo entrambi la Grecia e tutta la sua mitologia carica di eroiche partenze e sofferti rimpatri.” Dolce Patria” parla infatti dei “Nostoi” cioè dei “Ritorni”. Come nell’Odissea, il sogno dell’arrivo in patria di chi è partito in guerra per mare e immagina come sarebbe arrivare nel porto della propria isola, alle donne che attendono, ai figli, agli amici, alle case, all'antica vita. La visione delle donne che dalla riva aspettano il rientro incerto di chi amano. Il sogno comune di ritornare a ballare insieme sulle note di un sirtaki, di cantare l’amore per la terra ritrovata con i suoi colori, i suoi affetti, le sue case bianche e il suo vino.

Uno dei vertici del disco è “Mi chiamo Anita”, brano che chiude la trilogia garibaldina di “Camice Rosse”. Quanto è importante riappropriarsi di queste storie alle radici della nostra nazione?
Lucia Miller – Il nostro Paese manca fortemente di un’epica condivisa, di un racconto collettivo riconosciuto e in cui riconoscersi. Manca di Eroi e di Eroine, se pensiamo a quante canzoni in America sono state dedicate a figure entrate nell’epica di quel Paese. Se c’è una donna che possiamo considerare un’eroina, questa è certamente Anita, che con una purezza di spirito, con un amore infinito per il suo Garibaldi, con un immenso coraggio, con una capacità di sacrificarsi per un ideale che non è nemmeno immaginabile ai giorni nostri, doveva essere raccontata. É stata una delle figure che ho scelto per prima e che Massimo ha scritto appositamente per questo disco. É una canzone che cantiamo in duetto con Massimo, io nella parte di Anita e lui di Garibaldi e che ha un arrangiamento che ricorda la musicalità bandistica dell’Uruguay che fa da colonna sonora ad un gruppo di garibaldini a cavallo in fuga.

“Quante volte si può vivere o morire” è dedicata a Federico Aldovandi. Massimo aveva già inciso questo brano per quel magnifico progetto “Instant Songs” che lo vedeva pubblicare una canzone al mese per Repubblica. La versione di Lucia è attraversata da un raggio di speranza... 
Lucia Miller –  C’è una speranza nella storia, nella speranza che certe cose non accadano più. Nella memoria c’è il tentativo di mantenere accesa la coscienza su fatti che non dovrebbero accadere in un
Paese civile che dovrebbe dare garanzie democratiche alle persone tratte in arresto, cosa che purtroppo non è accaduta solo per il caso Aldrovandi, ma anche per altri come la vicenda di Stefano Cucchi. Per questo la mia interpretazione di questa canzone voleva essere narrativa nella parte della cronaca e di speranza nel ritornello che si concentra sul ricordo degli amici e sugli occhi di una madre che ha perso un figlio, occhi che il dolore “allarga” fino a donare a questi occhi “che han cambiato luce” uno sguardo universale, uno sguardo di una madre verso l’umanità, lo sguardo di una Madonna in una Pietà dei nostri giorni, una madre con un figlio morto tra le braccia. 

Nel disco ritorna “Annie, Annah”, dedicata a Anna Frank. In un momento storico di ritorno a sentimenti di intolleranza ed odio razziale, quanto è importante ricordare la sua figura?
Lucia Miller – Come dicevo in precedenza, la memoria è quella che ci salva. Quella che dovrebbe impedirci di tornare su strade di violenza e di intolleranza. Anna Frank era un’adolescente di quattordici anni, piena di sogni e di aspettative e desideri coerenti con la sua età , che le sono stati rubati insieme alla vita dalla barbarie nazista. Per questo, nella canzone, le chiedo di ritornare a scriverci da dove si trova ora, di tornare a raccontarci di Lei da dove si era interrotta, in quella soffitta
di Amsterdam, quando le era caduta la penna, alle grida e al rumore di stivali assassini delle SS che salivano le scale per entrare nel nascondiglio segreto  che l’aveva protetta fini ad allora.

“Margherita caduta in guerra” è dedicata a Margherita Kaiser Parodi, infermiera volontaria della Croce Rosa, medaglia di bronzo al valor militare e unica donna sepolta nel Sacrario Militare di Redipuglia. Una figura straordinaria eppure poco conosciuta...
Lucia Miller – Quando per il romanzo di Massimo Bubola “Ballata Senza Nome”, pubblicato nel 2017, dedicato alla figura del Milite Ignoto, andammo a visitare i luoghi della Grande Guerra, rimanemmo molto colpiti dalla tomba di questa ragazza, sepolta in un luogo tanto denso di vibrazioni e di solennità come il sacrario di Redipuglia. Da sola, una donna tra migliaia di soltati caduti. Abbiamo così cominciato a pensare al sacrificio che anche le donne fecero durante la guerra, a quelle che rimasero a casa a portare avanti i campi e le  famiglie piene di bambini e a quelle che andarono addirittura al fronte di guerra, volontarie a curare i feriti. Così Massimo Bubola ha deciso di raccontare una storia così rappresentativa, poco conosciuta purtroppo, ma molto significativa, il sacrificio di una donna che porta con sé il sacrificio di tutte. È stata tra le canzoni più struggenti da interpretare. 

Nel disco c’è anche una bella versione de “La smortina”. Come mai avete scelto di rileggere questo brano?
Lucia Miller – “La smortina” è la canzone che vuole dare un’indicazione del nostro punto di partenza, del nostro primo imprinting con la musica. Sono partita dal folk, dall’amore per la musica popolare. Così abbiamo inserito una canzone che cantavano le nostre nonne. Una sorta di omaggio alle nostre radici popolari e contadine.

L’album si chiude con “Ninna nanna”, un brano dolcissimo e denso di poesia...
Lucia Miller –  E’ una canzone contenuta nel primo disco di Massimo Bubola, “Nastro Giallo” del 1973, l’ho scelta, perché mi è sempre piaciuta moltissimo ed era la ninna nanna preferita di mio figlio Giacomo. Un disco dedicato alla femminilità non poteva non dedicare un brano alla maternità e così dopo essere partiti con questo viaggio con canzoni energiche e piene di luce e colori, ci sembrava bello arrivare alla fine del disco con una ninna nanna, che ci rimbocca con dolcezza le coperte e ci fa chiudere il disco con un altro sogno da sognare e da realizzare.



Lucia Miller – Lampi Sulla Pianura (Eccher Music/Self, 2019)
Frutto di una lunga fase di gestazione durata circa due anni, “Lampi sulla pianura” è l’opera prima di Lucia Miller, cantante bresciana ed anima femminile della Eccher Band di Massimo Bubola che ne ha firmato la produzione artistica, oltre che autore di gran parte dei brani. A differenza di quello che accade spesso con i dischi di debutto che rappresentano i primi (e spesso incerti) passi di un percorso artistico, questo lavoro è il risultato di un percorso cominciato quindici anni fa e che ha visto la Miller essere tra i protagonisti degli ultimi album del cantautore veronese, oltre che al suo fianco in numerosi concerti. Registrato e mixato presso “Le Pareti Sconnesse Studio”, il disco vede la partecipazione di alcuni strumentisti della Eccher Band: Enrico Mantovani (Chitarre elettriche ed acustiche, bouzouki, mandolino, pedal steel, banjo, cori) e Alessandro Formenti (basso elettrico ed acustico, contrabbasso) a cui si aggiungono Virginio Bellingardo (batteria e percussioni), Thomas Sinigaglia (pianoforte, organo hammond e fisarmonica), Mauro Ottolini (tromba, trombone, flicorno, tromba bassa, tin whistle) e Maria Alberti (cori). Accolti dalla copertina che riprende un dettaglio del dipinto del 1710 “Santa Barbara protegge dai fulmini”, conservato nel Santuario di San Nicolò di Voltri (Ge), ci immergiamo in viaggio nell’infinito universo femminile, tra spaccati introspettivi, riflessioni e ritratti da cui si stagliano figure di donne straordinarie che con il loro esempio hanno scritto la storia e continuano a parlarci. L’ascolto si apre con “Se non ora, quando”, brano già apparso come bonus track nella ristampa di “Giorni dispari” del 2000 e qui riletto brillantemente da Lucia Miller in una trascinante versione folk-rock con banjo e fisarmonica a guidare la linea melodica e la voce di Massimo Bubola che si aggiunge nel ritornello. La sensazione che si ha è quella di essere di fronte ad un classico, un disco che ha la forza di resistere al tempo e quel respiro internazionale che sempre meno si riesce a cogliere nelle produzioni italiane. Si prosegue con il rock trascinante della title-track, primo singolo estratto dal disco e per la quale è stato realizzato anche uno splendido video-clip, girato in una valle del veronese. Le voci di Lucia Miller e Massimo Bubola ci regalano un inno alla Luna, ispirato alle “Bucoliche di Virgilio”, una dedica appassionata affinché con il suo influsso benevolo riesca ad alleviare le sofferenze della vita degli uomini, annunciando il ritorno dell’età dell’Oro. La delicata ballad “Il fiore d’Inghilterra”, dedicata a Queen Jane una delle mogli di Enrico VIII morta di parto, fa da preludio ad uno dei vertici del disco “Mi chiamo Anita”, brano che completa la trilogia garibaldina di Massimo Bubola iniziata con “Camice Rosse” e proseguita con “Uruguay”. Le atmosfere tex-mex con i fiati di Ottolini, avvolgono il dialogo tra le voci di Bubola e la Miller si sviluppa di strofa in strofa, in un susseguirsi di chiaroscuri timbrici di grande suggestione. Se densa di nostalgia e lirismo è l’accorata dedica alla Grecia “Dolce Patria”, la successiva “Cinque monete d’oro” è una filastrocca folkie, già nota nella versione di Bubola uscita come bonus track nella raccolta dal vivo “Niente Passa Invano”. Di grande intensità è anche la bella ed intensa versione di “Quante volte si può vivere o morire”, dedicata a Federico Aldovrandi e già ascoltata nella versione di Bubola nel progetto “Istant song” sulle pagine di Repubblica. La resa di Lucia Miller, spoglia il brano dei tratti noir per aprirlo ad una dimensione ancor più sentita e commossa, svelando tutta la poesia in esso racchiusa. Da “Vita morte e miracoli” del 1988 arriva, invece, “Annie, Hannah” dedicata ad Anna Frank, mentre inedita è la ballata narrativa “Margherita caduta in guerra”,  in cui si raccontano le vicende di Margherita Kaiser Parodi, unica crocerossina sepolta nel Sacrario Militare di Redipuglia. Verso il finale incontriamo il tradizionale “La smortina” arragiato da Massimo Bubola e quel gioiellino che è “I rododentri della sera” di Andrea Parodi. La dolcissima “Ninna nanna” da “Nastro giallo” di Bubola del 1976 chiude un disco di grande spessore, un lavoro colto e raffinato in cui ricerca musicale e poesia vanno di pari passo.


Salvatore Esposito

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