WOMEX, Tampere, Finlandia, 23-27 ottobre 2019

Come da tradizione per i WOMEX “dispari”, è il nord Europa che ospita la 25esima edizione dell’ expo mondiale della World Music. La (non eccessivamente) fredda Tampere, a due ore di viaggio da Helsinki, nel cuore della Finlandia, è lo scenario per questa celebrazione, assolutamente in tono minore nonostante l’occasione di celebrare un traguardo così importante. Non è tanto il cliché del freddo – anche se più di un operatore tedesco o austriaco mi dichiara in confidenza di bramare l’Europa del sud, dove a fine ottobre il clima è quasi sempre piacevole – quanto i prezzi superiori alla media a cui ci siamo abituati negli ultimi anni che hanno scoraggiato molti a partecipare. Il consueto gioioso e caotico brulicare per i corridoi della fiera, ospitata in una struttura moderna con un magnifico auditorium – quasi sempre semivuoto – è scoraggiato anche da un’altra limitazione per molti inconcepibile: il divieto di offrire gli aperitivi e i rinfreschi se non attraverso un catering locale. Questo rende ancor più mogia l’atmosfera, che negli anni passati si riscaldava già dalla tarda mattinata grazie alle massicce dosi di alcolici che ogni stand utilizzava per invogliare relazioni personali e professionali. 
In questo contesto alquanto dimesso è stato in verità difficile entrare nel vivo della manifestazione. Guardano all’Italia, per il terzo anno consecutivo oltre agli habituè di Puglia Sounds si è registrata la presenza di Italian World Beat, la visibilità italiana alla principale fiera mondiale è stata anche corroborata da un panel incentrato sul mercato italiano e da un bel DJ/live set del romano Lorenzo BITW. Sembra che dal prossimo anno anche la SIAE rivolgerà maggiore attenzione al nostro comparto, a giudicare dalla presenza della project manager dell’ufficio export Nur Al Habash, per la prima volta al WOMEX per studiare il contesto. Data l’atmosfera grigia sopra descritta non poteva passare inosservata la manifestazione della delegazione cilena, che ha trasformato il proprio stand in una piccola centrale di controinformazione sulle manifestazioni in atto in tutto il Paese e sulla repressione brutale da parte dell’ esercito. C’è anche musica però, e nonostante tutte le scomodità di questa edizione non mancano showcase degni di nota… Su tutti la folgorante 80enne “esordiente” brasiliana Dona Onete la cui energia sul palco fa impallidire parecchi colleghi di un paio di generazioni successive a ritmo di samba e con una
performance da urlo, nonostante la signora rivelazione della scena world del momento si esibisca seduta su un divano e venga accompagnata a braccio su palco dai suoi musicisti.. Una vera e propria celebrazione della musica come espressione della voglia di vivere: pubblico in delirio , 45 minuti senza mai tirare il fiato… Altro coup de cœur sono stati i coreani NST and the Soul Sauce, con ospite la cantante tradizionale Kim Yulhee, combo dal piglio reggae/dub/funky soul e dai toni psichedelici, protagonisti di un live senza confini mentali, a sdoganare definitivamente la vexata quaestio della world music e dell’idea naif che la provenienza geografica debba orientare per forza di cose il sound o la riuscita di un progetto musicale. Se dei coreani possono suonare il reggae e il dub senza alcun pregiudizio , la cosa si complica ulteriormente quando si assiste al live di LaLaLa Napoli, vero e proprio corto circuito cultural-musicale dove il formidabile fisarmonicista François Castiello, già anima del super-gruppo folk francese Bratsch, si permette di eseguire brani ascrivibili a un contesto napoletano… Nel suo repertorio finisce un “Don Raffaè” di deandreiana memoria, eseguito in un buffo “napol-francese”
che strappa un ghigno beffardo nel 90% dei delegati italiani presenti allo show. Aspettiamo che la band si esibisca a Napoli per avere un riscontro definitivo su questa operazione. Sul fronte collaborazioni transnazionali e impossibili tra musiche diverse a questo giro vince 3MA, “un MAliano, Ballarè Sissokò, un MAlgascio, Rajery, e un MArocchino, Driss El Maloumi, che al di là del saggio di marketing spinto da parte del management – in passato solo l’insalatone misto di Familia Atlantica aveva osato spingersi oltre – confermano la straordinaria vitalità dei musicisti africani di tutte le latitudini e longitudini. Per restare sempre in Africa, assai interessanti i ghanesi Santrofi, ultimi arrivati della lunga stirpe delle leggende dell’highlife, e il mio artista preferito di quest’anno, il sudafricano Bongeziwe Mabandla dalla voce e dall’interpretazione da brividi supportata dalla produzione artistica del mozambicano Tiago Ribeira Paulo, tutto sotto label Black Major. Pure hanno mietuto consensi i coreani AkDan GwangChil (la scena del Paese asiatico e davvero molto attiva negli ultimi anni), con il loro mix di retaggio rituale sciamanico e canto mynio delle province occidentali. 
Ma a questo WOMEX ci sono anche i “padroni di casa”, ed ecco che in un improbabile orario dopo mezzanotte – mi appaiono le formidabili finlandesi Tuuletar, quintetto vocale con beatboxer e cantanti performer di grande impatto ed eleganza. Un po’ sottotono il pur interessante pianista Faraj Suleiman, dagli arabeggianti percorsi modali ma un po’ deludente nel tocco. Ennesima riconferma per il trio cipriota Monsieur Doumani e per la nuova stella capoverdiana Elida Almedia. Da segnalare anche il riconoscimento (WOMEX Artistic Award) conferito al musicista iraniano Kayhan Kalhor, maestro eccellentissimo del kamancheh nel corso della giornata di chiusura della manifestazione. Ci sono, poi, anche gli eventi off: è il consueto offWomex, spazio acquistabile – seppur dietro selezione – della rassegna, dove quest’anno è ancora il contribuente canadese a supportare il viaggio oltreoceano del quartetto folk rock al femminile capitanato dalla nativa Dene Leela Gilday, dei Digging Roots e di un altro paio di formazioni. C’è anche un malcapitato coro a cappella lettone, le Saucejas, in una surreale esibizione con sottofondo vociante e cocktail bar. 
La vera sorpresa però sono gli showcase “autoprodotti” nei pressi delle strutture indicate dal WOMEX, ad opera di repubbliche indipendenti o meno di area post sovietica/ russa/ asiatica centrale. Dopo un’esibizione proposta da operatori uzbeki presso un ristorante sushi, ecco la repubblica del Bashkortostan, in italiano la Baschiria, ad offrire ad una selezione di delegati una cena a base di piatti tipici e vini degli Urali e la performance proprio a fondo tavolo di una band di folk locale con attitudine rock e sfumature dance. Data la penuria di cibo e bevande nessuno può storcere il naso, e a livello di proposta resta una delle esperienze più originali per i delegati, costretti a vagare per enormi caseggiati in mattoni rossi tra una venue e l’altra. Alcuni ardimentosi si lanciano in saune pubbliche sudaticce e relative camminate all’aperto e al gelo in un clima spettrale, ma la testa vola già alla prossima edizione…nel 2020 si ritorna a Budapest, altro giro altra corsa, e questa kermesse con tutti i suoi limiti strutturali (i 25 anni iniziano a farsi sentire anche per i prodi Piranhas che l’hanno inventata) continua a riservare sorprese e a far incontrare periodicamente 2.000 e passa persone di tutto il mondo desiderose nonostante le difficoltà logistiche, economiche e politiche di scambiarsi musica ed emozioni. E questo per fortuna rende il tutto sempre impagabile. 



Davide Mastropaolo
Label Manager di Italian World Beat

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