L’Umbria Cantata. Musica e rito in una cultura popolare (a cura di Valentino Paparelli) Squilibri, 2008 Libro + cofanetto con 4 CD € 59,00

Le pubblicazioni dell’editore romano possiedono molteplici finalità. In primis, per gli studiosi costituiscono una rigorosa fonte di riflessione sui materiali sonori e uno stimolo per nuove ricerche; in secondo luogo contribuiscono a restituire alle comunità locali il loro patrimonio musicale o per lo meno a conservarne la memoria. Nondimeno, per gli appassionati delle musiche di tradizione orale sono documentazioni preziose, nonché belle sul piano grafico ed editoriale. Non da ultimo, per gli artisti rappresentano una possibilità di attingere a repertori eccezionali da cui partire per nuove creazioni. Il poderoso volume dedicato all’Umbria, corredato da un cofanetto con 4 CD per un totale di 95 tracce, presenta una raccolta di repertori, vocali e strumentali, frutto di sei campagne di ricerca svolte tra il 1973 e il 1980 dall’antropologo culturale Valentino Paparelli nella Valnerina e lungo la dorsale appenninica umbra. Si tratta di un territorio di notevole interesse per la marcata presenza industriale che si affianca ad aree, all’epoca, lontane dalla modernità. Luoghi privilegiati per le analisi delle interrelazioni tra espressioni contadine e forme di comunicazione e socialità di una nuova classe operaia, costituita da contadini inurbati. Paparelli ha assemblato le registrazioni più significative e preziose del suo archivio, depositato presso il Circolo Gianni Bosio di Roma, che consta di ben 1.370 documenti sonori e 98 ore di registrazioni. Il testo si apre con l’introduzione di Alessandro Portelli, come sempre puntuale ed illuminante sul piano della metodologia della ricerca di storia orale e deliziosa nello sviluppo narrativo. Nei suoi saggi Paparelli, dopo aver contestualizzato lo studio, ci guida attraverso i repertori, le prassi esecutive, le rappresentazioni rituali, gli strumenti della tradizione umbra; ci illustra i materiali contenuti nei 4 CD, presentando gli straordinari informatori protagonisti delle incisioni. Seguono altri due interventi di taglio musicologico, il primo di Piero G. Arcangeli, il secondo di Giovanna Marini. Per finire un magnifico corpo fotografico completa l’opera di 348 pagine. Ciò che colpisce di questo imponente scritto non è solo l’organicità della sistemazione dei materiali, ma l’approccio dinamista che sa leggere i cambiamenti nella tradizione orale contadina nel suo rapportarsi con le culture urbane e le istanze sociali e politiche, la capacità di Paparelli di relazionarsi con gli informatori, incontrando gli intervistati e rispettandoli come persone – seguendo l’insegnamento di Gianni Bosio – non solo come portatori di beni immateriali dal valore inestimabile. Stornelli a serenata, ballate, canti in ottava rima, canti del lavoro, ninna-nanne, canti sociali, pratiche canore e processionali rituali (tra cui Pasquelle, Passioni, Miserere, Maggi, Sega la vecchia), danze in cui primeggia l’organetto a 2 e 8 bassi, rappresentano un corpus eccezionale, interpretato da insigni testimoni. Tra di essi è doveroso citare Dante Bartolini, figura eminente di poeta a braccio (“La sintesi più perfetta fra la cultura tradizionale della Valnerina e la modernità industriale e politica di quel retroterra culturale”, osserva Portelli), e ancora Americo Matteucci, Trento Pitotti, Pompilio Pileri, Villalba e Adelia Grimani, Francesca Albanesi, personalità forti del mondo contadino ed operaio, maestri fondamentali per artisti del folk revival come Giovanna Marini, Canzoniere del Lazio, Lucilla Galeazzi, Piero Brega che da loro hanno appreso tanto e dai cui repertori hanno attinto.



Ciro De Rosa