Stefano Frollano dalla West Coast e ritorno, tra suggestioni, sogni e passioni


Cantautore romano e giornalista, nonché uno dei biografi ufficiali di Crosby, Stills & Nash, Stefano Frollano giunge al suo secondo album, Sense Of You, disco che segna un importante tappa del suo percorso artistico. Laddove infatti l’album di debutto lo vedeva alle prese con stilemi tipici della west coast, in questo nuovo lavoro è riuscito a far emergere tutta l’originalità della sua proposta musicale, dando vita ad undici brani di ottima fattura. Lo abbiamo incontrato per approfondire la genesi e le ispirazioni di questo nuovo disco.

Sense of You è il tuo secondo disco, quali sono le diversità rispetto al tuo disco di debutto? Cosa è ca
mbiato a livello stilistico e a livello sonoro?A livello sonoro, alla base, se si intende qualcosa che ha a che fare anche con gli arrangiamenti , c'è la matrice folk rock che ho sempre seguito e che fondamentalmente si rispecchia anche nella scelta della strumentazione usata. Non c'è assolutamente quasi nulla di inusuale anche se la scrittura di qualche brano mi ha portato poi a scegliere delle cose piuttosto che altre. Se devo trovare un filo conduttore col precedente posso dirti che, oltre alle voci, soprattutto quelle femminili, ho posto particolare attenzione ai colori ritmici. Anche se non sono un percussionista, amo sentire le percussioni nelle mie canzoni ma cerco di non usarle mai in senso "latino". Piuttosto devono essere amalgamate con il linguaggio che uso, canzone per canzone. Non devono dare una connotazione al brano. A livello stilistico, le canzoni del disco precedente furono scritte e registrate in un arco di tempo molto ampio e riflettevano anche la vicinanza del gruppo di musicisti che frequentavo all'epoca (fine anni '80 e primissimi 90). L'influenza su quel disco , al di là degli arrangiamenti, era nella scrittura molto vicina alla west-coast, che per anni ho ascoltato e suonato. Poi è arrivò il momento di separarsi da certe cose, con affetto, senza rinnegarle, farne tesoro e rielaborarle per un proprio stile. O, almeno, cercare una propria strada.


Rispetto al tuo disco di debutto, Sense Of You lo vedo come un disco più intimista, più introspettivo, forse per certi versi anche più personale rispetto al tuo esordio che era una sorta di diario di viaggio...
Nel disco precedente alcune canzoni erano co-firmate da un altro musicista, quindi ovviamente erano il frutto di una collaborazione. Questo nuovo disco è molto più mio, come si può notare anche dalle tematiche che tratto, vedi il rapporto uomo-donna. A proposito di questo mi piace segnalare che esiste un prologo di presentazione del disco, stampato su un booklet promozionale ma che tutti possono leggere sul mio myspace (www.myspace.com/stefanofrollano ), e anche sul mio sito (www.stefanofrollano.com), che sto ricostruendo per l'occasione. Il disco è incentrato pienamente su questo argomento. Sono storie di addii e riappacificazioni, di separazioni o di gioie e di sogni e di libertà nel rapporto con la donna. Un confronto continuo che tento di comunicare a me stesso e agli altri, usando poi vari stili musicali, che sono quelli che mi hanno accompagnato da sempre. Dal rock ad una certa "fusion" leggera , dall'irish all'acustico. Ovviamente non c'è nessun minestrone! Credo di aver affrontato la musica e la scrittura in maniera molto"leggera". Senza traumi. La sintesi, è un po' il termine o meglio, il tentativo, di "fondere" gli stili con il suono delle parole e il loro significato e poi il loro senso. Insomma, i brani con le loro storie da raccontare non possono essere, se tristi (o viceversa), scritti con un tono interpretativo allegro o con una scrittura o un cantato non credibile. Mi viene in mente la drammaticità di Jack White nella reinterpretazione di Jolene sull'ultimo live dei White Stripes. L'originale cantata da Dolly Parton è qualcosa di veramente osceno. Cito questo esempio perchè il testo, molto triste, viene cantato con una voce da oca giuliva, alla quale aggiungerei la assenza totale di espressività sul volto nel momento del canto, per capirlo basta vedere qualche video su you tube. La versione lacerata, (spostata poi dalla tonalità maggiore alla minore, e re minore se non vado errato - che è anche la tonalità generalmente usata per i Requiem) ridà al testo l'importanza del racconto contenuto e White è credibilissimo quando la canta. L'attacco iniziale ricorda The End dei Doors o Running Dry di Neil Young. Ecco,le mie canzoni non raggiungono dei toni diciamo così estremi ma forse, certi problemi intimi, personali, che sono poi quelli di tutti, andavano cantati e interpretati seguendo la loro naturale inclinazione. Seguendo il tono che le aveva generate. Seguendo la tristezza o la gioia che erano state vissute dai protagonisti. Ad ogni modo, trovo difficile entrare nel profondo dei vari brani, di cui potrei tranquillamente parlare per ore. Spesso trovo inspiegabile come nascano alcune canzoni, alcune sono di completa fantasia, altre fanno riferimento ad episodi accaduti realmente nella mia vita o nella vita di persone a me care. Questa volta il mio viaggio è stato di tipo interiore, ma niente che abbia a che fare con lo spirituale. E' piuttosto una ricerca sull'identità umana e sulla sua realizzazione, che non ha nulla a che fare con il ruolo sociale che ogni essere umano ha nel mondo.


Ancora una differenza che ho rilevato rispetto al disco di debutto, è che il tuo songwriting sembra aver acquisito tratti molto più originali e personali e le reference rispetto ai tuoi miti di sempre Crosby, Stills, Nash & Young. La mia sensazione è che il tuo stile emerge in modo più netto...
Credo ci siano molte suggestioni all'interno del disco, ma non sta a me scoprirle. Spero che qualcuno le trovi così come io ho fatto negli anni, divertendomi ed emozionandomi, nello scoprire i dischi degli autori che amavo. Comunque credo che con alcuni brani, sebbene siano presenti alcuni musicisti dell'entourage di Crosby e Nash, certe cose forse sono diventate un po' lontane, e non è un problema. Assolutamente...


Al disco hanno collaborato musicisti di grande prestigio, ci puoi parlare delle tue varie collaborazioni?

Ci tengo a dire che ho avuto dei musicisti strepitosi ma soprattutto delle persone straordinarie, per le quali nutro un affetto enorme. Saranno sempre legate a me e alle canzoni che hanno saputo forgiare in questo arco di tempo, senza di loro e la loro capacità umana di fare gruppo nulla sarebbe accaduto. James Raymond al piano, all' organo e alle tastiere e Jeff Pevar alle chitarre, già presenti nel primo album, qui entrano negli arrangiamenti e nelle parti in maniera decisa e, in alcuni momenti anche decisivamente. Sappiamo tutti chi sono ma ricordiamoli assieme a David Crosby nella breve ma intensa e bellissima avventura musicale di CPR e poi come accompagnatori di quasi tutti i più grandi nomi della scena internazionale, dal rock al jazz. Siamo molto amici ed è sempre un onore averli accanto. Ci siamo incontrati anche recentemente durante il tour di CSN qui in Italia e ad ottobre faremo qualche altra cosa insieme. Poi naturalmente al basso Marco Vannozzi, per anni collaboratore di Venditti e di altri cantautori italiani. E poi ancora tutti musicisti di esperienza internazionale come Francesco Isola proveniente dall'Inghilterra, dopo aver militato in varie bands e girato per le Isole Britanniche con varie cantanti di rock e soul è ritornato in Italia per collaborare con vari artisti pop. Assolutamente importante il suo ruolo, perchè essenziale. Mai sopra le righe. Pregio di pochi al mondo. Ed è quello che volevo da tutti. Non volevo assolutamente che la tecnica, sebbene presente, diventasse la protagonista. Poi Franco Piana che con il padre Dino ha raggiunto livelli internazionali nel jazz davvero entusiasmanti; i suoi interventi all'interno dell'album sono davvero notevoli. Altro grande musicista è il percussionista Luca Scorziello che ha suonato in tutto il mondo. Qui in Italia ha praticamente collaborato con tutti da Dalla a Baglioni a Britti, giusto per citarne alcuni. Poi l'altro percussionista Max Cusato che assieme a Giuliana De Donno, che suona l'arpa, ha una serie di progetti anche questi a livello internazionale. Giuliana, ha assunto un ruolo importantissimo qui in Italia per la serie di strumenti che suona, dall'arpa classica a quella andina, la celtica e altri strumenti a corda con i quali ha recentemente composto il suo album Harp to Harps. Anche lei vanta rilevanti collaborazioni , dal Teatro dell'Opera di Roma al pop italiano ed internazionale, passando per le avventure più irish e folk a momenti assolutamente intimi oppure popolari. Poi ancora Pierluigi Campili, dell'entourage dello studio di registrazione romano dove sono state realizzate la maggior parte delle incisioni, che è ospite all'Hammond in un brano e che ha dato anche un supporto agli arrangiamenti di alcuni brani e poi ancora il bassista e autore Marco Polizzi (suona con gli Astarte Syriaca band romana di prog-rock con il secondo cd in uscita), che da dietro le quinte, assieme a Vannozzi, si è assunto il ruolo di ingegnere del suono, nonchè di collaboratore a numerosi arrangiamenti. E alla fine come non citare le bellissime cantanti, rigorosamente in ordine alfabetico, Chiara De Nardis, Daria Venuto, Gabriella Paravati (già nel mio primo cd), Laura Visconti e Paola Casella. Che si alternano nei vari brani, dove le loro voci, si fanno di volta in volta interpreti dei ruoli che i testi raccontano, duettando con me. Tutte hanno una grossa esperienza musicale e di spettacolo e sono molto contento del risultato che è stato raggiunto con pochissime prove. Chiara viene dal jazz e dalla bossa nova ma ama sconfinare; Laura è anche autrice e ha spesso collaborato con vari interpreti italiani tra i quali Bobby Soul (qualche suo brano è presente in varie compilations curate da Ernesto De Pascale), Gabriella ha girato l'Italia in lungo e largo e la sua conoscenza della musica americana, in particolare, è davvero notevole. Daria Venuto anche lei autrice di propri brani, sta curando un suo progetto di canzoni in italiano ed ha alle spalle, sebbene giovanissima, una intensa esperienza live. Paola oltre a cantare con una serie di bands è anche attrice di notevole impatto emozionale e spesso è protagonista in tv e al cinema per lungometraggi, sit-com e sceneggiati, tra i quali Un Posto Al Sole, La Squadra, Medicina Generale, Giuseppe Moscati e altri.


Ci puoi parlare del processo creativo che è dietro i vari brani di Sense Of You?

I brani sono stati scritti quasi tutti recentemente, tra il 2007 e il 2009 eccetto per un paio di casi.L'idea della strofa di The Dance invece viene dal passato, addirittura dal 1988. Era una melodia che mi portavo dietro da anni e che alla fine sono riuscito a realizzare. (She Won't) Fly Away e Sense Of You vengono da un 'unica idea anche se poi le ho volutamente arrangiate e ricreate all'interno del disco in due momenti distinti. La canzone è ispirata dalla sceneggiatura di un film ancora inedito, scritto da un autore e attore italiano, Corrado Veneziano, col quale inizierò a collaborare presto per lo sviluppo definitivo di questa colonna sonora. In (She Won't) Fly Away, Jeff suona la slide guitar e al brano abbiamo voluto dare una connotazione fortemente "on the road". La ripresa, ricalca apparentemente questa idea ma all'improvviso l'ascoltatore viene immerso in un'altra atmosfera, più intima, più riflessiva, dove ritorna , riemerge il confronto con la donna e quindi con una voce, un ruolo femminili. Daria Venuto impersona la protagonista del film e ho trovato la sua timbrica molto adatta al linguaggio musicale che ho voluto usare. Le canzoni, tutte le altre, assieme a quelle citate, vengono da momenti anche personali, se vuoi, come ho detto prima. Su Believe ho scelto di suonare un solo alla vecchia maniera e inserire una intro strumentale (forse c’è qualche eco proveniente dall’ascolto della musica dei Seventies). In Your Eyes, oltre al mio solo di armonica , c’ è la fuga finale di piano di James. In questi due brani, a carattere altamente melodico, Gabriella Paravati mostra la sua abilità ma anche l'emozione e il coinvolgimento. Sul brano Fallin Apart ho lavorato molto con le varie parti di chitarre e le percussioni di Luca e l'organo finale di Pierluigi hanno dato un sound assolutamente Sixties alla canzone. La realizzazione dell'album è durata relativamente poco. Ho impiegato più tempo forse a scrivere che a registrare. A differenza dell'esperienza precedente, dove accadde tutto al contrario. Qui c'erano in gioco cose personali, la ricerca di una verità mia che,attraverso la scrittura, potesse farmi vedere "oltre". Di superare certe difficoltà. E , allo stesso tempo, di divertirmi a cercare di trovare un velo, una seta che potesse nascondere o far trasparire il volto vero delle canzoni, il volto, l'essenza dell'immagine femminile. Cercare di trovare il senso della propria donna interiore, della propria fantasia. Realizzare un album non è una cosa facile, al di là del supporto di una casa discografica (che non c'è stata) o di supporti tecnologici. E' il rapporto che instauri con le tue canzoni. Le scrivi, le cambi, ci ritorni sopra tante volte prima di entrare in studio. Sono stato libero di produrre quello che mi piaceva con le persone che mi piacevano. Devo ringraziare il personale dello studio, lo Zoo Symphony di Roma (www.zoosymphony.com) che con Marco Polizzi e Marco Vannozzi, si è prodigato per mesi alla ricerca del suono e del significato che un progetto così potesse arrivare ad ottenere un ottimo risultato. E le prime recensioni ci stanno confermando questa convinzione. Avevo delle idee quando sono entrato in studio. Alla fine quelle sono rimaste. Ma sono state vestite da tanti colori. Ho seguito tutto il processo fino al missaggio e al mastering. E naturalmente anche le immagini catturate da Filippo Trojano e Giulia Sebastiani e curate poi da Francesca Gorini. Eccellenti artisti, ognuno nel proprio campo che hanno seguito, il "senso" del discorso, fino in fondo. Mi piace sottolineare come il titolo del disco sia stato ispirato da una scritta vista una notte mentre passeggiavo per il centro di Roma con il mio amico Fabio Pellegrini, che mi ha aiutato molto nella realizzazione del brano Hello! e casualmente ci siamo imbattuti in una scritta: "c'è un senso di te"; quella sera si accese la lampadina e volli intitolare questa raccolta di canzoni, questi frutti di carta, in quel modo..."Un senso di te", c'era tutto un mondo romantico, bello e lacerato, drammatico, ma mai disperato, mai sconfitto dietro le canzoni che avevo scritto e il senso di te, donna , fantasia, Musa, era quello che stavo cercando con la scrittura e le canzoni. Non mi interessava sapere cosa avrebbero pensato gli altri. Era ed è una mia ricerca personale che continuerà. Ora però, da questo progetto me ne devo separare. Non a caso, sono tornato recentemente lì, in quella strada, e la scritta sul muro era sparita. Un segno, evidentemente che anche questa esperienza, bella, doveva finire. Sono stato felice di realizzarla ma voglio poter scrivere ancora e migliorarmi. Questo è solo l’inizio. Ho sempre di fondo uno stato di insoddisfazione.


Venendo ai brani, il disco si apre e si chiude con Hello, un brano molto intenso dai tratti molto poetici...

E' stato l'ultimo brano ad essere scritto, come racconta The Spiritual Guidance nel prologo. L'apertura è la mia, un sussurro che diventa poi voce femminile alla fine, alla chiusura dell'album. La canzone è ispirata ad un drammatico episodio, realmente accaduto, e narrato in un libro di Gabriella Paravati. Ho voluto fortemente che a cantarla fosse la stessa Gabriella perché lei è l’immagine di questo brano. Perché solo lei avrebbe potuto comunicarne la forte dimensione emotiva. “Hello!” narra il dolore di una separazione definitiva. Un verso contenuto all’interno, “In A Scanner Darkly”, è il titolo del libro di Philip K.Dick, diventato poi anche un film , uno dei più grossi autori di fantascienza. La frase presa in prestito, assume un'importanza fondamentale per la canzone, per la persona colpita ma anche per tutto il tono e la ricerca dell'album. Questo oscuro guardare, questo guardare la realtà solo con gli occhi fisici, come uno scanner appunto, non consente al protagonista di vedere oltre. C'è invece, per capire più profondamente, bisogno di andare oltre, di vedere con altri occhi la realtà degli altri, dell'altro. E' necessario trovare una propria capacità di immaginare. Qualcosa che ci consenta di vedere l'invisibile. Insomma cercare la fantasia, questa nostra donna interiore, che prima immaginata ci consenta poi, nella realtà di conoscerla veramente. Ma Hello parla anche di speranza. Di poter rivedere o di ricordare chi si è perduto definitivamente. "Tu sei ancora vivo dopo tutto e io non voglio lasciare il tuo nome scivolare via. Bagnerò le mie dita in oscuro guardare e sentirò dirti ancora Ciao!". Ecco la proposizione è quella della fantasia, di ricordare, non solo a livello cosciente la persona perduta, ma anche, nel sogno, ricrearla, appunto con la fantasia interna, che è solo dell'essere umano. Bagnare le dita nel proprie lacrime di dolore perchè sono quelle che, testimonianza di una affettività non perduta, ti danno la possibilità di tenere viva dentro se stessi la persona amata. Insomma continuare a tenere la propria sensibilità, a non annullarla o non farsela annullare. David Crosby mi ha scritto dopo aver sentito questa canzone. Un giorno potrebbe prendere in prestito questi versi e adattarli alla sua storia o a quella del gruppo,"dopo tutto siamo ancora vivi..."


Tra le varie tracce ho molto apprezzato Chagall's Song. So che sei un grande appassionato di arte, quanto ti ha influenzato questa tua passione nella composizione dei vari brani di Sense Of You?

Chagall's Song è il racconto di una storia d'amore dove il "lui" deve rapportarsi con questa separazione decisa improvvisamente da "lei" e anche se il dolore è forte, lui continua a sperare di poterla ritrovare, di rincontrarla, di poter trasformare i momenti che i due avevano mancato in altri momenti, di poterne creare di nuovi. E il tutto avviene sotto un quadro di Chagall, La Passeggiata. E' il quadro dove il pittore russo tiene per mano la sua compagna che vola in alto sullo sfondo della propria città, la passeggiata in aperta campagna. Dove lui e lei non si guardano l'un l'altro ma guardano fuori, verso di noi. La rappresentazione assolutamente di libertà del rapporto e non come qualche critico al contrario, adducendo motivi prettamente politici a questo quadro, ha dichiarato. E' proprio questa potente immagine, questa immagine di rapporto che ha catalizzato la mia attenzione e lasciandomi così concludere la canzone che fa riferimento espressamente al volo di lei sopra di lui. E credo che nel disco questa canzone rappresenti uno dei momenti più forti. James Raymond è straordinario qui. Così come le percussioni e i suoni di Luca Scorziello preso tra congas triangolo shaker e chissà cos'altro. E vi confesso anche che di questa canzone esistono solo due takes. Tutte due buone. Registrate in venti minuti. Chiara De Nardis qui usa la voce per il riff ma infonde e lascia immaginare la voce della protagonista che , a suo modo, personalissimo, fa da eco al protagonista maschile della love story. Il finale rimane aperto. Le voci dei due si ricongiungono solo per un altro attimo in un I love You. Forse l'ultimo, chissà, per poi separarsi definitivamente. Un po' come nel quadro, dove lei è tenuta da lui. Ma sta per volare via o per rimanere?? Questa immagine del volo mi seguiva sempre, anche in (She Won't) Fly Away. Sembra assumere vari significati in varie canzoni...il volare via definitivamente oppure lasciar volare via l'altro proprio perchè lo si ama. Lasciarlo libero di essere sé stesso.


Veniamo a The Dance, un brano che presenti anche in versione editata, ci puoi parlare della genesi di questo brano e del particolare intro che caratterizza la versione del disco...

L'idea di usare la tromba mi è venuta dopo aver pensato al riff. Ho cercato di dar vita ad un brano pop/soul, ma con qualche suono alla Steely Dan e allora ecco che Raymond al fender rhodes e Pevar alle chitarre (ritmiche e soliste che si rincorrono continuamente, con botta e risposta) hanno circondato la tromba di Franco Piana. I tre insieme a Luca, che fa un solo di percussioni, e alla base ritmica si lasciano andare nei dialoghi strumentali della coda. Paola ha impreziosito il brano con un ottima interpretazione. Forse è il brano più spensierato dell’intero cd. Abbiamo registrato insieme anche una versione acustica della canzone, una chitarra e due voci. Nella versione dell'album io suono una acustica ed una elettrica. Abbiamo fatto la versione radio, che credo insieme a (She Won't) Fly Away e Northern Lights sia uno dei brani più radiofonici.


Mi piacerebbe che illustrassi ai lettori di Blogfoolk la bellissima Northen Lights, altro brano che considero fondamentale per il disco...

Questo brano, come tutti gli altri è nato da una struttura sostanzialmente acustica, con l'accordatura in Double Dropped D, cioè con i due MI abbassati di un tono. In realtà sei canzoni su dieci di questo disco sono in qusta accordatura. Trovare nuove soluzioni sonore e accordi sospesi è sempre una ricerca intrigante. Se c'è stata una evoluzione allora, tanto per tornare alle battute iniziali, devo dire che in questo sono andato avanti ed ora sto scrivendo un altro paio di brani con altre accordature. Northern Lights è quasi un gioco. Chiesi a Giuliana di riarrangiarla per l'occasione e a Laura di studiare le voci. Abbiamo lavorato tantissimo con Laura e abbiamo provato varie takes. Anche lei aveva scritto le parti per le voci. Per quanto riguarda le percussioni Max Cusato durante le sessions si è divertito a farci vedere e sentire cose incredibili. Attualmente la canzone è una delle più trasmesse in Olanda e in Danimarca.


Sul finale ci sono altri due brani che mi hanno molto colpito Memory Of Your Love, nella quale ho percepito qualcosa di molto personale e la title track, sulla quale vorrei che tu ti soffermassi.

Memory è uno dei brani scritti nel passato. Avevo sempre sognato di scrivere un pezzo così. E' uno dei più suggestivi. All'inizio era una semplice folk ballad. Poi piano piano con l'aggiunta degli strumenti è diventata qualcosa che a molti ha suggerito di un volo notturno tra i grattacieli di qualche città. Lui nella notte che cammina, durante la pioggia, pensando che non ha la forza di riallacciare una storia intensa con la sua donna. Marco Vannozzi suona due bassi, uno acustico, l'altro elettrico, al flicorno c'è'sempre Piana. Io suono l'acustica e la mia inseparabile White Falcon.


Il disco dal punto di vista sonoro è molto ricco, come ti stai organizzando per presentarlo dal vivo?

Sto organizzando una band che mi consenta anche di riproporre anche qualche canzone del disco precedente e qualche cover che amo. E' un po' prematuro ora ma credo che nel primo giro ci concentreremo sul nuovo disco. Mi piacerebbe ricreare questa sorta di romanticismo che è dentro le canzoni. Ritrovare il suono e il senso, appunto di tutte le canzoni. Nello spettacolo successivo vorrei poter avere anche a supporto le immagini che abbiamo realizzato durante le registrazioni e quelle che invece che mi hanno ispirato per la realizzazione dell'album.



Stefano Frollano – Sense Of You (Autoprodotto)


Talentuoso chitarrista e cantautore, Stefano Frollano vanta un invidiabile percorso artistico che lo ha visto protagonista sulla scena musicale nazionale ed in particolare romana con band come, Skydog, The Wave, Karma e Young & Old (tribute band di Neil Young) ma, anche al fianco di Crosby, Stills & Nash, di cui è stato anche co-autore dell’opera omnia a loro dedicata. Sense Of You, il suo secondo disco, giunge a quattro anni di distanza dall’album di debutto e presenta undici brani, nei quali il cantautore romano quasi fosse un concept album tratta il tema del rapporto uomo-donna, fino ad immergersi in riflessioni intimistiche sul dolore e sulla separazione. Stefano Frollano con Sense Of You, è riuscito laddove il disco di debutto sembrava trovare i suoi limiti, ovvero nella capacità di fare proprie le varie ispirazioni musicali che gli venivano dai suoi trascorsi e nel dare uno spessore più personale ai testi. Questo nuovo album, nasce così sotto auspici ed ispirazioni diverse, molto più profonde e forse molto più sentite, quasi in queste canzoni ci fosse un urgenza comunicativa, un esigenza di confrontarsi con se stesso e con chi avrà cura di ascoltare a fondo queste canzoni. Frollano è riuscito a creare una zona franca, in cui lasciare che la poesia fosse il veicolo delle proprie storie non solo personali ma anche ispirate da fatti e storie a lui vicine. A livello sonoro si apprezza una grande cura per gli arrangiamenti ed in questo senso fondamentali ci sembrano le tante collaborazioni di rilievo che Frollano ha voluto per questo disco, ed in particolare quella con James Raymond (piano) e Jeff Pevar (chitarra) ma anche con artisti italiani di grande spessore come Marco Vannozzi (basso), Franco Piana (tromba), Giuliana De Donno (arpa) e Luca Scorziello (percussioni). Ad aprire e chiudere il disco c’è la struggente Hello! Un brano che nella parte iniziale è cantato da Frollano stesso mentre in quella conclusiva dalla bravissima Gabriella Paravati. Proprio Hallo!, è la chiave di volta di tutto il disco, attraverso le intense e sentite liriche di questa canzone emerge il tema della perdita, della separazione definitiva, la scoperta di un dolore improvviso che ti lascia senza fiato. In questo senso piace sottolineare come anche l’approccio vocale di Frollano sia molto più convinto nell’interpretazione, segno evidente che queste canzoni sono figlie di un percorso intensissimo. Nel corso del disco emergono poi altri brani, quasi tutti impreziositi dalla presenza di voci femminili come quella di Daria Venuto, Chiara De Nardis, Paola Casella e Laura Visconti ed in particolare corre l’obbligo di citare le splendide Chagall’s Song, ispirata da La Passeggiata del pittore russo, The Dance (presente anche in versione radio edit come bonus track), e la toccante Fallin’ Apart. Sul finale arriva poi il vertice del disco ovvero la title track, un brano elettrico nel quale brilla l’ottimo intreccio chitarristico, nonché l’intenso testo che racchiude un per certi versi l’anima più profonda di questo disco. Se Stefano Frollano riuscirà a dare la giusta visibilità a questo lavoro, suonando dal vivo, siamo certi che avrà le soddisfazioni e il successo che merita.


Salvatore Esposito