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Le principali novità dall'Italia e dal mondo della musica trad e world...

Il cantautore rock napoletano firma una canzone intensa sul riscatto e sulla redenzione di chi parte da zero. Il pezzo anticipa l'uscita di 'Stella Maris', il nuovo album impegnato e grintoso dalla parte dei perdenti e dei viaggiatori, che uscirà venerdì 23 ottobre. Giovedì 22 conferenza stampa al Blue Turtle a Napoli 
Nati int'o niente: il nuovo singolo di Valerio Bruner!

VALERIO BRUNER
Nati int'o niente
(Ulisse Records, 2026)

SIAMO NATI NEL NIENTE MA CONTINUIAMO A CREDERE

«Nati int'o niente è una canzone nata da una riflessione profonda, che scava nelle nostre radici ma guarda avanti. Parla di riscatto. Ci sono momenti in cui sembra che il punto di partenza sia il nulla, che le circostanze ci remino contro. Ma questo brano vuole essere un promemoria: anche se siamo "nati nel niente", se continuiamo a credere». Martedì 13 ottobre Valerio Bruner pubblica Nati int'o niente, il primo singolo tratto da Stella Maris, il nuovissimo album che uscirà venerdì 23 ottobre per Ulisse Records. «Siamo nati nel niente ma continuiamo a credere» è il motto che guida questa nuovissima esperienza del cantautore rock, artefice di un percorso coerente, determinato e inossidabile. Nati int'o niente nasce da una riflessione sulle radici che guarda in avanti, una sorta di promemoria per i momenti in cui il punto di partenza sembra il nulla e le circostanze remano contro, quando resta la scelta di continuare a credere. Valerio Bruner sta attraversando un periodo di creatività speciale, sia in studio che sul palco. A un anno di distanza dall'album Maddalena (accolto con importante riscontro dalla critica e premiato con il riconoscimento speciale L'Iguana) e dal libro Spiriti nella notte, Ulisse Records pubblicherà il nuovo disco Stella Maris. Otto canzoni scritte in viaggio, nate durante il tour di Maddalena, nelle pause tra un concerto e l'altro, nel silenzio dello studio, in mezzo al rumore della folla e nei viaggi. Bruner lo considera il suo album più impegnato: «Si chiama Stella Maris, come la Madonna che traccia la rotta dei naviganti e li riporta a casa quando si perdono nel grande oceano delle promesse infrante e dei sogni spezzati. Otto canzoni che parlano di donne vittime di violenza, di migranti morti in mare, di lavoratori traditi e vessati, di chi coltiva l’amore nel cemento della periferia, di chi non arriva a fine mese, di chi cerca Dio sui marciapiedi vagando tra mozziconi di sigaretta e cartoni di vino, di mia madre e della sua assenza, dei miei genitori quando erano giovani, di me, di noi, figlie e figli di una Napoli di frontiera che non fa sconti, di chi non volta la faccia dall’altra parte, di chi resiste, di chi non si arrende, di chi ama». Uno Springsteen napoletano. Così si potrebbe definire Valerio Bruner, anche alla luce della notizia più recente che riguarda la sua decennale attività artistica: lo scorso settembre al Druso di Bergamo in occasione del Festival Cover Me, organizzato dall’Associazione Noi & Springsteen, Valerio si è classificato secondo con Sanghe Niro, riscrittura in napoletano del classico di Bruce Springsteen State Trooper (da Nebraska), riscuotendo un ottimo riscontro della giuria e del pubblico. Stella Maris uscirà venerdì 23 ottobre e il giorno prima, giovedì 22, sarà presentato in conferenza stampa a Napoli, al Blue Turtle in Piazza Amedeo 16c alle 11.00.


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SABATO 21 NOVEMBRE TORNA 
MUSEI IN MUSICA
È online il bando per la selezione degli spettacoli da realizzare
nel Sistema Musei di Roma Capitale durante la sedicesima edizione della manifestazione culturale cittadina.
 
Il termine ultimo per la presentazione dei progetti è fissato alle ore 12.00 del 3 novembre 2026
 
Sabato 21 novembre torna l’annuale appuntamento con Musei in Musica, la storica manifestazione dell’autunno cittadino promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. Le cittadine e i cittadini potranno visitare i Musei Civici di Roma Capitale (e molti altri luoghi che aderiranno all’iniziativa) straordinariamente aperti in orario serale, dalle 20.00 alle 2.00 di notte e assistere a un ampio programma di concerti e spettacoli dal vivo selezionati attraverso l’avviso concorrenziale “Musei in Musica 2026”, da poco pubblicato sul sito di Zètema Progetto Cultura alla pagina Portale gare d'appalto | Dettaglio procedura. Gli enti, le associazioni, le società e gli altri soggetti in possesso dei requisiti richiesti potranno presentare i propri progetti entro le ore 12.00 del 3 novembre 2026, previa compilazione della documentazione necessaria. “Musei in Musica, giunta alla sua 16ᵃ edizione, è una sfida che la cittadinanza ha accolto sia nella risposta di pubblico, l’anno scorso con 34mila persone, che nella partecipazione degli enti, le associazioni e altri soggetti che propongono e organizzano progetti di animazione culturale e spettacolo dal vivo. Abbiamo pubblicato il bando in queste ore proprio per rendere, ancora una volta, queste progettualità più forti, apprezzate dal pubblico, e sostenute da Roma Capitale finanziariamente. I soggetti che risulteranno aggiudicatari del finanziamento di cui al bando, già attivo sul sito di Zètema Progetto Cultura, animeranno gli spazi del Sistema Musei di Roma Capitale, in occasione di Musei in Musica 2026 il prossimo 21 novembre 2026. Saremo felici di poter disseminare con il loro contributo artistico la città di iniziative e progetti di grande qualità”, dichiara Massimiliano Smeriglio, Assessore alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria. 
Tra i Musei Civici coinvolti: Musei Capitolini, Musei Capitolini Centrale Montemartini, Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali, Museo dell’Ara Pacis, Museo di Roma, Museo Napoleonico, Museo di Roma in Trastevere, Museo Pietro Canonica, Musei di Villa Torlonia (Casina delle Civette, Casino Nobile, Serra Moresca), Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese, Museo di scultura antica Giovanni Barracco, Museo Civico di Zoologia, Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, Galleria d’Arte Moderna, Museo di Casal de’ Pazzi, Parco Archeologico del Celio e Museo della Forma Urbis, Villa di Massenzio. 
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Contratto Sociale GNU_folk – Racconti, il singolo, da venerdì 23 ottobre 2026
Concerto di presentazione – domenica 18 ottobre – Circolo ARCI Sant’Alessio – Lucca, ore 21.00

I Contratto Sociale GNU_folk tornano con un nuovo singolo che anticipa l’uscita dell’album In_Movimento*, prevista per novembre 2026 in vinile, CD e digitale, pubblicato da New Model Label. Un nuovo tassello nella storia del gruppo, nato nell’estate del 2000, che negli anni ha unito la passione per le sonorità folk-rock e l’impegno politico. Con Racconti, i Contratto Sociale GNU_folk tornano su quegli stessi sentieri, alla ricerca di una memoria che non si è mai trasformata completamente in racconto, ma che ha continuato a vivere nei gesti quotidiani, nei luoghi condivisi e nelle domande rimaste senza risposta. «Dove sono le storie di ieri? Dove vanno a finire i ricordi?» Racconti è la storia di un nonno che non ha mai raccontato la guerra e di un nipote che ha imparato a leggerla nei luoghi, nei sentieri percorsi insieme, nei silenzi e nei ricordi di giornate trascorse a pescare trote e a raccogliere funghi. Siamo sul greto gelato della Lima, il torrente che scende dall’Appennino pistoiese tra quelle montagne toscane attraversate, nell’autunno del 1944, dalla Linea Gotica: un territorio centrale negli eventi legati alla storia della Resistenza. È ottobre e Attilio, lucchese e capo pattuglia partigiano nell’XI Zona Patrioti di Pippo Ducceschi, è un ragazzo, ha freddo e poche parole. Negli anni successivi quell’esperienza continuerà a segnarlo. La guerra, ripeteva, non è cosa da bimbi, e al nipote non ne parlerà mai. Eppure, lo accompagnerà proprio su quelle montagne, tra castagni, sassi e zanzare, insegnandogli a riconoscere i luoghi, senza però raccontargli ciò che vi era accaduto. Racconti non è dunque soltanto una canzone dedicata alla memoria di un nonno partigiano, né una commemorazione della Resistenza. È piuttosto il tentativo di ricostruire un passaggio di testimone tra generazioni, riconoscendo che la memoria non si trasmette esclusivamente attraverso le parole, ma anche attraverso i luoghi, le esperienze condivise e le domande che ciascuna generazione consegna alla successiva. Ciò che Attilio non ha raccontato non è necessariamente andato perduto, perché continua a vivere nella possibilità di raccoglierne l’eredità e darle un significato nel presente. È proprio in questo intreccio tra passato e futuro che Racconti incontra il titolo del nuovo album dei Contratto Sociale GNU_folk , In_Movimento. Un’espressione che racchiude due significati inseparabili: quello dei movimenti sociali e delle lotte collettive e quello del movimento come trasformazione, cambiamento, capacità di attraversare il tempo senza rimanere immobili. La memoria, come la lotta, non appartiene soltanto a ciò che è stato, ma continua a esistere nella misura in cui qualcuno decide di raccoglierla, trasformarla e portarla avanti.
Il gruppo nasce a Lucca nell’estate del 2000 dall’incontro tra Giovanni Pietro Vitali e Federico “Kiko” Camici Roncioni, uniti dalla passione per il folk-rock, il punk, la musica popolare e l’impegno politico. Un’identità artistica fondata sulla memoria storica, sull’antifascismo e sulla possibilità di trasformazione collettiva. REvoluzione è il titolo dell’album prodotto da Andrea Mei, membro storico dei Gang, pubblicato nel 2013 da Latlantide. Il disco attraversa la memoria della Resistenza e le contraddizioni della contemporaneità, alternando sonorità folk, rock, punk e reggae. Dal 2015 il gruppo avvia una mutazione stilistica, introducendo l’elettronica e sviluppando un linguaggio più essenziale e incisivo, nel quale il folk diventa sempre più un’attitudine e un modo di intendere la funzione sociale della musica. Il nome GNU_folk richiama la cultura del software libero e una concezione della musica popolare come patrimonio condiviso, capace di attraversare epoche e generazioni, trasformandosi senza perdere la propria forza. Il folk rimane, ma non più necessariamente come genere musicale riconoscibile: diventa piuttosto un’attitudine, un linguaggio e un modo di intendere la funzione sociale della musica. La ricerca di nuove sonorità non corrisponde a un allontanamento dalla tradizione popolare, ma alla volontà di reinterpretarla attraverso gli strumenti e i linguaggi del presente. Nel corso degli anni la formazione si trasforma continuamente, accogliendo via via decine di musicisti e strumenti differenti, dai flauti ai violini, dalle arpe alle chitarre elettriche, dalle tastiere alla fisarmonica, fino a consolidarsi nell’attuale quintetto, composto da Federico “Kiko” Camici Roncioni, voce e fisarmonica elettronica; Giovanni Pietro Vitali, chitarra elettrica, chitarra acustica e cori; Alex Balleri, basso e cori; Davide “Davidino” Ruberti, chitarra elettrica e cori; e Federico “Stake” Di Nardo, batteria. Una storia collettiva, attraversata da sensibilità ed esperienze musicali differenti, che ha contribuito a costruire un’identità artistica in continua trasformazione, senza interrompere il legame con le motivazioni politiche e culturali delle origini. Dalle prime chitarre su un baluardo delle Mura di Lucca alle sonorità elettriche ed elettroniche di oggi, i Contratto Sociale GNU_folk  hanno attraversato oltre un quarto di secolo senza rinunciare all’idea che aveva dato origine al progetto. La trasformazione del suono non ha rappresentato una rinuncia alle origini, ma un modo diverso di rimanervi fedeli, perché il GNU_folk non è mai stato soltanto un genere musicale, ma l’idea che una canzone possa attraversare il tempo, cambiare pelle, incontrare altre voci e continuare a raccontare il mondo, soprattutto quella parte di mondo che troppo spesso rimane senza voce. Dopo oltre venticinque anni di attività e una storia collettiva segnata da continui cambi di formazione e dalla ricerca musicale, Contratto Sociale GNU_folk  tornano con In_Movimento, il nuovo album in uscita a novembre 2026 per New Model Label. Un lavoro che raccoglie le trasformazioni del gruppo e rinnova il legame tra memoria, lotte sociali e linguaggi del presente. Il singolo Racconti ne rappresenta una delle espressioni più intime: una riflessione sulla memoria della Resistenza, sul silenzio e sul passaggio di testimone tra generazioni.
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VINICIO CAPOSSELA
ESCE OGGI
OLTRE IL BOSCO
IL PRIMO BRANO ESTRATTO DA MILK WOOD BAR
IL NUOVO ALBUM IN USCITA IL 22 GENNAIO PER BMG

Un villaggio addormentato, il vento di sale che arriva dal mare, le vite che nel sonno si spogliano delle loro difese e lasciano affiorare desideri, paure e ricordi. È dalla notte di primavera nel “bosco di latte” immaginato dal poeta gallese Dylan Thomas, che prende forma “Oltre il bosco”, il primo brano estratto da Milk Wood Bar, il nuovo album di Vinicio Capossela in uscita il 22 gennaio 2027 per BMG e pre-ordinabile al link: VinicioCapossela.lnk.to/milkwoodbar. Il brano, in uscita oggi su tutte le piattaforme digitali si può ascoltare al link: https://viniciocapossela.lnk.to/oltreilbosco. “Oltre il bosco” apre le porte all’immaginario che attraversa il nuovo disco: quello di Under Milk Wood, il poema per voci di Dylan Thomas che ha ispirato il progetto artistico sviluppato da Capossela prima nel radiodramma Sotto il bosco di latte, poi nella sua prima “Ballad Opera” E morte non avrà dominio e che a gennaio 2027 approderà nell’album Milk Wood Bar. «Dorme il bosco / e dal mare / soffia un vento di sale». Il testo di “Oltre il bosco” riprende la descrizione iniziale dei sogni degli abitanti di Llareggub, il villaggio immaginario in riva al mare in cui è ambientato Under Milk Wood. È il sonno a riportare il mondo a una condizione d’infanzia, innocente. Dal villaggio lo sguardo poi si allarga fino a comprendere chi ascolta: siamo sonnambuli nella vita / e muoviamo a tentoni / la parte è scritta / ma non la sappiamo. Il bosco di latte diventa così anche una rappresentazione della condizione umana, popolato da esistenze che procedono senza conoscere fino in fondo la propria parte. Le due strofe finali fanno riferimento a due dei protagonisti principali di questo lavoro, Dylan Thomas, che anima le esistenze di Llareggub come guardandole da dietro il buco della scrittura, e Renato Striglia, il dj radiofonico e amico di Capossela prematuramente scomparso che per anni aveva lavorato a una versione italiana di Under Milk Wood e alla cui memoria è dedicato l’intero progetto. A uno dei versi più celebri di Thomas, l’immagine della palla lanciata nel cielo e mai più ricaduta, Capossela affianca quella di Renato, che amava tuffarsi: il tuffo che un giorno facesti / Renato / quel volo / non è terminato. La palla e il tuffo restano entrambi sospesi, due voli che non toccano più terra. Un’immagine che ritorna anche nella copertina di Oltre il bosco, dove Renato, giovanissimo, è ritratto durante un tuffo, nell’aria. Oltre il bosco contiene così le coordinate di Milk Wood Bar: chi abita quel mondo, chi lo ha scritto e chi lo ha sognato. Il pubblico avrà l'occasione di ascoltare in anteprima dal vivo Oltre il bosco insieme alle altre 14 canzoni che comporranno il nuovo album, durante  la tournée di E morte non avrà dominio che dopo il debutto al Romaeuropa Festival arriverà  il 9 e 10 ottobre 2026 al Teatro Due di Parma, il 14 ottobre al Teatro delle Muse di Ancona, il 21 ottobre al Teatro Augusteo di Napoli, il 24 ottobre al Teatro Politeama Mario Foglietti di Catanzaro, il 1° e 2 novembre al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano, il 4 e 5 novembre al Politeama Genovese di Genova, l’8 e il 9 novembre al Teatro Massimo di Cagliari, l’11 novembre al Teatro Comunale di Sassari (nuova data), il 18 novembre al Teatro Sociale di Como, il 22 e 23 novembre al  Teatro Colosseo di Torino, il 2 e il 3 dicembre al Teatro Duse di Bologna, il 5 dicembre al Teatro Lyrick di Assisi, il 6 dicembre al Teatro Galli di Rimini, il  19 dicembre al Teatro Goldoni di Livorno e il 21 dicembre al Teatro Verdi di Firenze. Lo spettacolo è una produzione IMARTS, Fondazione Teatro Due Parma e La Cùpa.
Durante la tournée teatrale, gli spettatori riceveranno una cartolina attraverso cui potranno accedere ad un portale esclusivo che gli consentirà di preordinare l’album e di ricevere in omaggio due oggetti speciali: la locandina del concerto autografata con un testo inedito dell’artista e un sottobicchiere del Milk Wood Bar.

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Aperto il bando di FVG Music Export
La musica del Friuli Venezia Giulia guarda alle Canarie


È ufficialmente aperto, dal 28 settembre al 15 novembre, il bando per partecipare a FVG Music Export, il progetto dedicato alla promozione e alla valorizzazione degli artisti musicali del Friuli Venezia Giulia e alla diffusione delle diverse radici culturali della regione in un contesto internazionale. Ideato e curato dall’Associazione Culturale Folkgiornale ETS in collaborazione con la Sezione Cultura del Municipio di Las Palmas de Gran Canaria, il progetto nasce con l’obiettivo di creare un ponte tra il territorio friulano e le Isole Canarie, favorendo la circolazione degli artisti e la conoscenza delle loro proposte musicali oltre i confini regionali.  "Si tratta di un’occasione che Folkest offre ai musicisti del Friuli Venezia Giulia" – dichiara Gianni Martin, responsabile dei progetti speciali di Folkest - "che prosegue lungo la strada del progetto europeo Upbeat, nell’intento di offrire ai gruppi musicali occasioni di arricchimento culturale e professionale in ambito di alto profilo." FVG Music Export si rivolge ad artisti e gruppi capaci di esprimere attraverso la musica una o più delle identità culturali presenti in Friuli Venezia Giulia, attraverso linguaggi che spaziano dal folk al folk-rock, dal world-jazz alla global music, dalla fusion alla new acoustic, fino alla canzone d’autore, al cantastorie e ai progetti multidisciplinari a prevalente attività musicale. Il progetto accoglie sia repertori originali sia arrangiamenti di brani appartenenti alla tradizione orale, valorizzando in particolare la capacità della musica contemporanea di mantenere vivo il rapporto con le proprie radici. Sarà inoltre considerato titolo di merito l’utilizzo nei testi di una o più lingue presenti sul territorio regionale. Il bando è rivolto ad artisti e gruppi originari e/o residenti in Friuli Venezia Giulia, che siano attivi al momento della candidatura e abbiano pubblicato almeno cinque brani negli ultimi tre anni. La partecipazione a FVG Music Export è gratuita e si articola in due fasi: la compilazione del modulo di iscrizione online al sito https://www.folkest.com/fvg-music-export/  e il successivo invio dei materiali richiesti. Ogni artista o gruppo dovrà presentare almeno tre brani musicali, i relativi testi con traduzione in italiano qualora siano interpretati in un’altra lingua, una scheda tecnica accompagnata dallo stage-plan, un’eventuale rassegna stampa e una fotografia in alta qualità. Per i gruppi dovranno inoltre essere forniti i dati dei singoli componenti necessari a comprovare la residenza in Friuli Venezia Giulia. L’iniziativa intende offrire agli artisti selezionati un'occasione di confronto e di apertura verso un nuovo contesto culturale e professionale, mettendo in relazione la scena musicale del Friuli Venezia Giulia con quella delle Isole Canarie e contribuendo alla promozione del patrimonio culturale e linguistico della regione attraverso la musica. Le candidature saranno valutate dall’organizzazione sulla base della rispondenza ai requisiti previsti dal bando e della completezza della documentazione. Gli artisti e i gruppi selezionati saranno successivamente contattati dall’Associazione Culturale Folkgiornale ETS per ricevere tutte le informazioni relative alle successive fasi del progetto.
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SARA JANE GHIOTTI
esce “Might As Well Stay In Bed”, brano che anticipa l’album Morning Evening in uscita il 30 ottobre

“Might as Well Stay in Bed”, primo singolo estratto dal nuovo album Morning Evening, esce il 18 settembre pubblicato da Fresh Sound records. Apparentemente dolce, il brano si muove in un’atmosfera incantata e insieme ossessiva, costruita attorno all’ostinato del pianoforte e a una melodia potente e immediata, capace di imprimersi fin dal primo ascolto. Eppure, suona intimo e reale, quanto una confessione. In contemporanea sarà pubblicato su YouTube il videoclip ufficiale, ideato e realizzato da Diable Boiteux Studio. Morning Evening, in uscita il 30 ottobre, è una suite jazz contemporanea per voce, pianoforte, contrabbasso e batteria, ispirata al romanzo Mattino e sera di Jon Fosse. Il progetto si sviluppa come una narrazione in due parti — mattino e sera — costruita attraverso un equilibrio tra composizione e improvvisazione. Un progetto di musica originale che alterna brani, spoken word e improvvisazione, creando un’esperienza d’ascolto fortemente narrativa e immersiva. Sara Jane Ghiotti presenterà il disco con una serie di concerti:

22 ottobre   Repubblica San Marino - Teatro Titano,
6 novembre Livorno  - "Artemis Books and Coffee", Premio Ciampi 2026
7 novembre Ravenna -Mama’s club
9 Novembre Roma - Alexanderplatz
 

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DARIO SANSONE
“COMME”
DUE INEDITI CHE FERMANO IL TEMPO. 
PUBBLICATO OGGI IL DUAL SINGLE "COMME AJERE/COMME CHIOVE"

Un progetto concettuale firmato dal cantautore napoletano, tra poesia viscerale e un nuovo asse musicale Francia-Napoli. A distanza di un anno dal suo primo lavoro solista, Sansone indaga il tema del tempo con due prospettive complementari. Produttore artistico il francese Seb Martel, mixing e mastering di Amaury Cambuzat. A distanza di circa un anno dalla pubblicazione di "Santo Sud" (INRI/Metatron), il suo primo lavoro solista, Dario Sansone – leader degli storici Foja – torna a sorprendere con un progetto che sfida le convenzioni discografiche. Oggi 18 settembre 2026, il cantautore, regista, disegnatore e autore pubblica su tutte le piattaforme digitali un dual single – o, come ama definirlo, uno split digitale dal titolo “Comme” – composto da due inediti dal titolo "Comme Ajere" e "Comme Chiove" per la label dell’artista Santo Sud.
Un unico progetto concettuale, fondato su una sola idea narrativa, che prende le forma da una parola apparentemente semplice: "comme". Nella lingua napoletana, questa parola (in italiano “come”) non si limita a paragonare o a collegare frasi ma spalanca le prospettive. È domanda, stupore, malinconia, rimprovero, tenerezza, invocazione. Dipende dal tono, dal momento, dal silenzio prima e da quello dopo. 
"Comme Ajere" e "Comme Chiove" partono dalla stessa parola, ma in realtà partono dallo stesso punto emotivo. E tra il tempo passato (ajere, ieri) e il tempo atmosferico (chiove, piove) c'è il tempo emotivo. 
La distanza tra quello che vediamo e quello che sentiamo, tra quello che è successo e quello che ci è rimasto, tra ieri che crediamo passato e l'oggi che, quando piove, comincia a somigliargli. Perché, come suggerisce la prefazione al progetto firmata dall’attore e drammaturgo Gennaro Scarpato, “la memoria è l'acqua”. Noto per le sue capacità multidisciplinari, Sansone ha sempre affiancato alla figura musicale quella di regista, autore e disegnatore. La sua poetica viscerale si centra intorno ai grandi dilemmi esistenziali: amore e odio, sacro e profano. "Santo Sud", pubblicato ad aprile 2025, è stato un concept album che indagava la contraddizione del nostro tempo, il racconto di un uomo e dell'amore per la sua città, registrato tra Parigi e Napoli e prodotto artisticamente da Seb Martel. Ma il 2026 è stato un anno denso di impegni e nuove direzioni per l'artista. A gennaio, Sansone ha pubblicato il singolo "Restiamo in piedi", prodotto sempre da Seb Martel, realizzato a supporto di EMERGENCY per la campagna R1PUD1A, accompagnato da un videoclip in animazione realizzato da Alessandro Rak. Il brano è un canto di resistenza laica, un invito a restare fedeli ai valori che sembrano oggi fragili, sostenuto da un tour di venticinque date a cavallo tra Italia e Francia. Con "Comme”, Sansone consolida il sodalizio artistico con Seb Martel, artista francese che ha accompagnato in studio e sul palco svariati artisti internazionali tra cui -M-, Camille, Femi Kuti, Christine Salem, Manu Dibango, Tony Allen, Bumcello, Blackalicious, General Elektriks, Chocolate Genius. Il dual single è anche il risultato di una nuova intesa produttiva: il mixing e mastering sono stati curati dal francese Amaury Cambuzat (Ulan Bator). Così nasce, e si consolida, un nuovo asse musicale tra Francia e Napoli che arricchisce il linguaggio del cantautore campano con sonorità internazionali, senza mai tradire la profondità della sua scrittura. L'opera artistica di Dario Sansone continua a viaggiare tra parola, suono,  immagine e concerti, confermando la sua vocazione a non essere mai solo intrattenimento, ma uno strumento di riflessione e connessione.

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CARLA MARCIANO
esce il brano  Giovanni (Your sweet smile) che anticipa l'album Daydreaming My Beloved Father Giovanni in uscita il 25 settembre

Esce oggi su tutte le piattaforme il brano Giovanni (Your sweet smile) della compositrice e sassofonista salernitana Carla Marciano, seconda anticipazione dell'album Daydreaming in uscita il 25 settembre per la Challenge Records.
"DAYDREAMING My Beloved Father GIOVANNI" è il titolo del nuovo disco di Carla Marciano  pubblicato dalla prestigiosa etichetta olandese Challenge Records. L'album contiene tutte composizioni originali di Carla, dedicate al padre Giovanni. Il legame profondo tra padre e figlia e l'amore reciproco, “sognando ad occhi aperti” si sono trasformati in musica. “È stato mio padre Il mio vero Maestro di musica - dice inoltre la sassofonista - è Lui che mi ha trasmesso questa passione fortissima, insegnandomi ad avere dei sogni e a seguirli con dedizione e coraggio, come se ogni giorno fosse l’ultimo della mia vita”. In *Daydreaming*, la musicista trasforma il ricordo, il dolore e l’amore in un viaggio musicale intensamente personale. Le composizioni di Marciano oscillano tra riflessione intima, bellezza lirica e improvvisazione potente. Nato in un periodo segnato dalla perdita di entrambi i genitori e dal recupero di Marciano da un grave incidente stradale, *Daydreaming* è anche una testimonianza di resilienza e rinnovamento. La musica evoca ricordi d’infanzia, canzoni condivise, abbracci immaginari e la presenza duratura delle persone care. È un album sull’assenza, ma soprattutto sulla gratitudine, sul coraggio e su un amore che va oltre il tempo. In questo lavoro la Marciano, al sax alto e sopranino, è accompagnata dalla sezione ritmica del suo storico quartetto - composto da Alessandro La Corte al pianoforte e alle tastiere, Aldo Vigorito al contrabbasso, Gaetano Fasano alla batteria - e, in un brano, dal caro amico Dario Deidda al basso acustico.  Atmosfere anni ‘70, momenti spirituali e rarefatti, melodie romantiche e qualche spunto modale. Otto le tracce, in alcune delle quali Carla scrive anche per orchestra d’archi, infatti cinque brani vedono la partecipazione dell'Orchestra Filarmonica del Teatro Giuseppe Verdi di Salerno, condotta per l'occasione dal M° Antonio Sinagra. Gli arrangiamenti, tutti della sassofonista con la collaborazione di La Corte. Un disco emozionale e sentimentale.
Carla Marciano è una sassofonista e compositrice italiana di fama internazionale, considerata dalla critica specializzata tra i talenti più interessanti della scena jazz contemporanea. Diplomata in clarinetto classico presso il Conservatorio di Musica di Salerno, la sua città natale, è apprezzata per la grande passionalità ed energia, la potenza espressiva, le doti tecniche e l'inconsueta vena interpretativa e compositiva. E' specialista del sassofono contralto e tra i principali esperti al mondo del sassofono sopranino, uno dei sassofoni meno comuni e più difficili da padroneggiare.  Ha ricevuto diversi premi  e con il suo quartetto stabile—composto da alcuni tra i migliori musicisti del panorama nazionale, ossia il pianista Alessandro La Corte, il contrabbassista Aldo Vigorito e il batterista Gaetano Fasano—ha portato la propria musica in giro per il mondo, presentando i suoi progetti in prestigiosissimi jazz festival e teatri internazionali ed ha all'attivo tour negli Stati Uniti ed in Russia.

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OLIVIERO MALASPINA
AD UN ANNO ESATTO DALLA MORTE DEL COMPOSITORE, CANTAUTORE E SCRITTORE PAVESE
ESCE IL SINGOLO
IL MIRAGGIO 
Disponibile dal 6 settembre su tutte le piattaforme digitali il singolo Il Miraggio di Oliviero Malaspina, ad un anno esatto dalla morte del compositore, cantautore e scrittore pavese, ultimo collaboratore di Fabrizio De André. 

Il brano è prodotto e distribuito dall’etichetta La Stanza Nascosta Records del musicista Salvatore Papotto, che con Oliviero Malaspina stava lavorando ad un nuovo lavoro in studio, dal titolo La stanza degli addii. Il 20% delle vendite digitali del brano verrà devoluto alla Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro. Nell’accostarsi a Il Miraggio è bene fare tesoro dell’insegnamento di Osip Mandel’štam: "Ricercare il senso del discorso poetico è come attraversare da una riva all’altra un fiume ingombro di instabili giunche cinesi variamente orientate: non si può ricostruire l’itinerario interrogando i battellieri, i quali non sapranno dirci come e perché siamo saltati da una giunca all’altra"(…) "Dove è possibile la parafrasi le lenzuola non sono gualcite, la poesia non ha pernottato"(…) Spiegare un testo di Oliviero Malaspina sarebbe un’operazione iconoclasta. De Il Miraggio sappiamo solo che è dedicata all’amatissima madre, e che un verso, in particolare, custodisce una profanazione dolorosa; la reificazione del corpo, una disperazione non più privata ma crudelmente esposta dalla malattia (Ti ho crocefissa con chiodi di sale
Per vedere la tua fica sottileverticale). Malaspina si innamorò della musica, composta da Salvatore Papotto, alla quale volle donare, nelle sue parole, il suo testo più sentito. "La voce di Oliviero- spiega Papotto- è la cosiddetta voce lepre, quella che si fa in pre-produzione; non ho voluto toccare la base su cui Malaspina aveva cantato, nonostante fosse poco più che un provino, senza un vero editing e un vero missaggio."
Oliviero Malaspina (Vallechiara di Menconico, 1961-Legnago, 6 settembre 2025) è stato compositore, cantautore e scrittore.  Tra i riconoscimenti: premio Musicultura (1990, 1991,1993); premio Lunezia (2001, con Cristiano De André); MGM Los Angeles, Migliore songwriter italiano (2005); Premio UNESCO per musica e poesia Messaggero di Pace (2011). Ultimo riconoscimento, in ordine di tempo, il prestigioso Premio Civilia– Cultura, Parole e Musica-alla canzone d’Autore, 15^ edizione, che gli è stato assegnato nel maggio 2025. La sua produzione si divide in progetti discografici (Caravaggio, 1995, Peer sauthern/CNI; Hai! Hai! Hai!, 1996, Peer sauthern/CNI; Benvenuti Mostri!, 2002, Target/Sony; Marinai di terra, 2005, Purple Eye/GAL; Malaspina, 2014, Hydra/Ululati) e opere letterarie (in poesia: per Edizioni Guardamagna Il ballo della fanciulla in fiamme, 1986; Vivere davanti alla luna fredda, 1994; in prosa: I racconti del pesce che piange e che ride, Edizioni Saecula, 2009; La prossima volta saremo felici, Galata, 2017; Drammaturgia degli invissuti (Fallone Editore 2019, con Giuseppe Cristaldi). Tra le collaborazioni con personaggi di spicco del panorama internazionale musicale si segnalano quella con Raphael Gualazzi e con Fabrizio e Cristiano De André.  Nel 2006 il CNR pubblica Notti di Genova in Porta dei canti, con Fossati e Fabrizio De André. Dopo Il Bisogno più profondo uscito nel 2021, Malaspina era tornato a scrivere e a incidere. Nel 2026 era prevista l’uscita del nuovo disco dal titolo La stanza degli addii, con la collaborazione fondamentale di Salvatore Papotto, che sarebbe uscito per La Stanza Nascosta Records.

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 La voce e la musica di Lara Molino nel film-documentario belga “Marcinelle, le 56 minutes”. Il brano “8 Agosto 1956”, dedicato alla tragedia del Bois du Cazier, entra nel nuovo progetto realizzato in Belgio da Bois du Cazier e Sonuma

Dall'Abruzzo al Belgio, la musica di Lara Molino torna nel luogo simbolo della tragedia di Marcinelle. Il brano “8 Agosto 1956”, scritto e composto dalla cantautrice abruzzese dopo un lungo lavoro di ricerca sulla storia dei minatori italiani emigrati in Belgio, è stato scelto per accompagnare “Marcinelle, le 56 minutes”, il nuovo film-documentario belga dedicato all'emigrazione verso le miniere di carbone e alla tragedia del Bois du Cazier. Il documentario, della durata di 56 minuti, nasce dalla collaborazione tra Bois du Cazier e Sonuma, realtà impegnata nella conservazione e valorizzazione degli archivi audiovisivi della Comunità francese del Belgio. Il racconto si sviluppa attraverso filmati d'epoca, immagini, testimonianze e documenti sonori provenienti dagli archivi, ricostruendo la storia dell'emigrazione dei lavoratori verso le miniere e il dramma dell'8 agosto 1956. La prima proiezione si è svolta ieri, 3 settembre, alle 19.30, al Cinema Quai10 di Charleroi, in Belgio. Il film-documentario sarà successivamente proiettato anche direttamente al Bois du Cazier, il 12 e 13 settembre, nell'ambito delle Journées du Patrimoine. Tra le musiche che accompagnano il percorso narrativo trova spazio proprio “8 Agosto 1956”, il brano con cui Lara Molino ha scelto di raccontare una delle pagine più dolorose della storia dell'emigrazione italiana. Il titolo richiama la data della tragedia: l'8 agosto 1956, nella miniera di carbone del Bois du Cazier, un incendio provocò la morte di 262 minatori, 136 dei quali italiani. Una tragedia che colpì profondamente anche l'Abruzzo: 60 delle vittime erano abruzzesi e 23 provenivano da Manoppello, uno dei territori maggiormente segnati da quella drammatica vicenda. È proprio attraverso la ricerca sulle storie degli emigranti e delle loro famiglie che Lara Molino è arrivata alla scrittura della canzone. Un percorso iniziato alcuni anni fa, fatto di documentazione e approfondimento, con l'obiettivo di trasformare la memoria in musica e restituire voce a quegli uomini che lasciarono la propria terra alla ricerca di un futuro migliore e che non fecero più ritorno. "Sapere che “8 Agosto 1956” è stata scelta per un documentario realizzato proprio in Belgio, dove questa storia è accaduta e dove la sua memoria continua a essere custodita, per me ha un significato particolare – racconta Lara Molino –. Ho scritto questa canzone perché quelle persone, le loro vite e i loro sacrifici non venissero dimenticati. Vederla oggi entrare in un nuovo racconto dedicato a Marcinelle è una grande emozione". La presenza di “8 Agosto 1956” nel documentario belga rappresenta un ulteriore riconoscimento per il percorso artistico della cantautrice abruzzese, da sempre attenta alle storie, alle tradizioni, alla lingua e alla memoria della propria terra. Negli ultimi mesi il brano ha avuto una particolare attenzione anche in Italia. Lara Molino ha infatti partecipato al docufilm “Il fiore delle terre nere – Marcinelle 70 anni dopo”, prodotto da Pandataria Film per Rai Documentari e diretto da Salvatore Braca, portando davanti alle telecamere non soltanto la propria musica, ma anche la testimonianza del percorso di ricerca che l'ha condotta alla composizione di “8 Agosto 1956”.
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24 GRANA 
la band che ha fatto della sperimentazione e della profondità lirica il proprio tratto distintivo
 CELEBRA 30 ANNI DI CARRIERA IL 25 SETTEMBRE ESCE
“STADERA"
il brano che anticipa il nuovo album di prossima uscita
“BIDONVILLE”
 
“Gia’ s’he fatta sera, l’aria ‘e via Stadera è ‘a cchiù fredda d’’a città. Passace ‘a matina, siente quanto è fina. Fino a quando po’ dura’?”
“Già si è fatta sera L’aria di via Stadera È la più fredda della città Passaci di mattina Senti quanto è fina Fino a quando può durare” – 24 Grana
 
Dal 25 settembre sarà disponibile in digitale “STADERA” il nuovo brano dei 24 GRANA che anticipa l’album di prossima uscita “BIDONVILLE”. Dopo trent'anni di musica vissuta all'insegna della ricerca, dell'innovazione e di un linguaggio artistico capace di attraversare generi e generazioni, i 24 Grana inaugurano un nuovo capitolo della loro storia con un brano che prende il nome da una via nella periferia orientale di Napoli. Attraverso una scrittura cinematografica e profondamente umana, i 24 Grana raccontano la realtà senza filtri, trasformando storie individuali in un racconto universale, dove la periferia diventa metafora della condizione esistenziale contemporanea, restituendo dignità poetica alle storie che abitano i margini della città. “STADERA: una galleria di immagini su un accompagnamento denso di groove. Una street view dove si avvicendano storie di persone ordinarie che portano il peso della solitudine – dichiarano i 24 Grana – La periferia con la sua mancanza di spazi di aggregazione, se non per qualche bar, è uno sfondo non soltanto urbano ma anche emotivo, tra precarietà e sofferenza. Tra il cemento di via Stadera solo di primo mattino si percepisce un’aria più fresca e leggera; il resto è tutto un faticoso tran-tran in un ambiente rumoroso e disumanizzato. Le chitarre scandiscono ritmiche e temi agrodolci, il basso e la batteria accompagnano con una ritmica malinconica e pulsante l’incedere delle giornate, l’elettronica cuce le scene del racconto, con rhodes e sintetizzatori ad aprire brevi squarci di cielo”. L'uscita del brano segna l'inizio del viaggio verso "BIDONVILLE" (La Canzonetta Record), il nuovo lavoro discografico (11 brani inediti) che arriva nell'anno della celebrazione per i trent'anni di carriera della band e che promette di raccontare, con lo sguardo lucido e attuale che da sempre contraddistingue il gruppo, il presente e le sue contraddizioni.
Nati a Napoli a metà degli anni Novanta, i 24 Grana sono Francesco Di Bella, Armando Cotugno, Renato Minale e Giuseppe Fontanella. Prendono il nome da un'antica moneta del Regno di Napoli, simbolo del loro profondo legame con la cultura partenopea e di una visione artistica lontana dalle logiche commerciali. Fin dagli esordi hanno costruito un linguaggio musicale originale, in cui rock, dub, reggae, elettronica e tradizione partenopea convivono in un equilibrio unico, dando vita a una poetica capace di raccontare periferie, trasformazioni sociali e fragilità umane attraverso l'uso del napoletano e dell'italiano. Con album fondamentali come “Loop”, “Metaversus”, “K-Album”, “Underpop”, “Ghostwriters” e “La stessa barca”, i 24 Grana hanno lasciato un segno profondo nella scena indipendente italiana, affermandosi anche grazie a un'intensa attività live in Italia e all'estero. Nel corso della loro carriera hanno collaborato con artisti e produttori di rilievo, da Daniele Sinigallia a Steve Albini. Dopo la pausa iniziata nel 2011, la band si è riunita nel 2019 registrando agli Abbey Road Studios di Londra il brano inedito che ha anticipato "A Raccolta" (2022), disco celebrativo accolto con entusiasmo dal pubblico e seguito da un tour interamente sold out. Oggi, a trent'anni dalla nascita del progetto, i 24 Grana continuano il loro percorso con la stessa urgenza espressiva che li ha resi una delle realtà più interessanti della musica alternativa italiana. I brani “Stai-mai-ccà”, “Accireme” e “Carcere” sono stati scelti per la colonna sonora del docufilm "I Nisidiani", diretto da Riccardo Brun, è presentato in anteprima all'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia all'interno delle Giornate degli Autori (sezione Confronti). 
 
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VINICIO CAPOSSELA
feat PIERPAOLO CAPOVILLA, FAN FATH AL e FILOQ
Disponibile dal 21 agosto il brano
- una nuova versione di “Body guard” -
(La Cùpa / Pioggia Rossa Dischi)

A trent’anni dell’uscita dell’album “Il ballo di San Vito”, il 21 agosto Vinicio Capossela pubblica “Tutti Bodyguard”, una nuova versione di “Body guard”, uno tra i brani originariamente inclusi in quel disco, realizzata insieme a Pierpaolo Capovilla, con la produzione artistica di FiloQ e gli arrangiamenti e la partecipazione della fanfara milanese Fan Fath Al. Nata in occasione dell’omaggio a Don Andrea Gallo, tenutosi a Genova nel decennale della sua scomparsa, “Tutti Bodyguard” conserva un legame profondo con la città che l’ha generata, dalla produzione di FiloQ all’etichetta Pioggia Rossa Dischi, e segna il primo incontro discografico tra Vinicio Capossela e Pierpaolo Capovilla. Un sodalizio fondato su un’affinità di pensiero e di sguardo che troverà piena espressione nella Ballad Opera “E Morte non avrà dominio”, al debutto il 3 e 4 ottobre al Teatro Olimpico per il Romaeuropa Festival e in tournée  successivamente nei teatri di tutta Italia. Racconta Vinicio Capossela: “Durante il tour de “Il Ballo di San Vito", l’esecuzione di “Body guard” vedeva spesso sul palco, accanto al piano Fender Rhodes zebrato, Renato Striglia in occhiali scuri, giacca e cravatta e a braccia conserte, a rendere fisicamente visibile la bodyguard del testo. Trent'anni dopo, il produttore genovese FiloQ, insieme all’esplosiva fanfara milanese Fan Fath Al, hanno prodotto una nuova versione che a mio parere personale mette insieme due grandi momenti musicali degli anni ’90: il dub e i Balcani. L’occasione per rivisitare il testo e reincidere il brano è venuta con l’omaggio a Don Gallo nel decennale della sua morte che si è tenuto a Genova il 30 maggio scorso. La bodyguard che ai tempi accompagnava la strada bassofonda ora viene buona per corazzarsi la coscienza, per tenere lontano il mondo dal divano, per far da guardia a privilegio e santità in un mondo in cui l’alibi della sicurezza blinda ogni singulto di coscienza umanitaria. Pierpaolo Capovilla ha messo la sua voce, la sua faccia e la sua poesia civile ("qualcuno spieghi agli sbirri che sui cuori innamorati i manganelli sono inutili", versi degni di Majakovskij) unendosi a noi in questo brano con ambizioni “tormentanti” nella calura di fine estate”.  Aggiunge Pierpaolo Capovilla: “Un gioco? Un divertissement, che quasi sembra voler suggellare una neonata fratellanza fra due autori tanto diversi quanto simili, così lontani, così vicini. Ma “Tutti Bodyguard” è anche una scherzosa allegoria su questi nostri tempi di mistificazione, nel segno del timore degli altri, un’intima bugia alloggiatasi nei nostri animi impauriti. Vinicio mi ha proposto questa collaborazione così, da un momento all’altro, senza una ragione specifica, se non quella di incontrarci, nella speranza di far fiorire una nuova prossimità, nel segno della bellezza dell’amicizia. Speranza non vana. Non ci conoscevamo ancora, se non per sortite repentine, di sfuggita, nel bizzarro mondo dello spettacolo, ed eccoci qui, insieme, a disavventurarci in una canzone, quasi a suggerirci: ma guarda un po’! Come una canzone riesce ad avvicinare i cuori, i sentimenti, quelle amorevolezze di cui non siamo mai sazi. Non posso che ringraziarti, Vinicio, per la fiducia e l’affetto che mi doni, chiedendomi in cambio niente di meno che l’entusiasmo della nostra reciprocità. E così sia, amico mio, ne combineremo delle belle! Ce la spasseremo!”. “Tutti Bodyguard” apre oggi un nuovo campo di senso, mettendo la canzone in dialogo con il presente e ampliandone lo sguardo. La voce di Pierpaolo Capovilla si inserisce come un controcanto civile, portando in primo piano la distanza tra ciò che accade nel mondo e ciò che scegliamo di non vedere. La figura del bodyguard, nata per proteggerci dal pericolo, si trasforma così in una corazza per la coscienza: un dispositivo attraverso cui prendere le distanze dal mondo e dalle sue contraddizioni. La nuova versione mette a fuoco un meccanismo collettivo in cui il bisogno di sicurezza si trasforma progressivamente in desiderio di isolamento, fino a proteggerci non soltanto dal male, ma anche dalla responsabilità di guardarlo. “Tutti Bodyguard” verrà presentata dal vivo alla quattordicesima edizione dello Sponz Fest, in Alta Irpinia, nelle serate del 28 e 29 agosto.
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BELLA CIAO - A PARTISAN’S FAREWELL di RIK PALIERI & FABRIZIO POGGI (USA/ITALY)

E' stata pubblicata il 1° agosto 2026 su tutte le piattaforme digitali e sarà sottoposto alla candidatura per i Grammy Awards, portando ancora una volta all'attenzione internazionale i valori universali di libertà, coraggio e memoria che il progetto intende celebrare. RIK PALIERI, originario del Vermont (USA), è cantautore, scrittore, produttore, regista e conduttore televisivo. Le sue interviste video sono conservate presso la prestigiosa Biblioteca del Congresso di Washington D.C. Nel corso della sua carriera ha condiviso il palco con autentiche leggende del folk americano, tra cui Pete Seeger di cui era molto amico, Bruce Springsteen, Tom Paxton, Utah Phillips e Ramblin' Jack Elliott, affermandosi come una delle voci più appassionate nella tutela della tradizione musicale popolare. Queste le parole di Rik Palieri, anima del progetto: "Bella Ciao" è un'antica canzone della Resistenza italiana. L'ho sempre amata profondamente, ma non sono mai riuscito a cantarla in italiano e le traduzioni inglesi esistenti non mi sembravano capaci di restituirne fino in fondo l'anima. Ho deciso quindi di scrivere un testo personale, cercando di raccontare questa storia da una prospettiva diversa, più intima e vicina al cuore del partigiano. La canzone dà voce a quell'ultimo, struggente saluto che tanti combattenti della Resistenza rivolsero alle proprie famiglie prima di partire per la guerra, senza sapere se sarebbero mai tornati. Ho chiesto al mio amico italiano Fabrizio Poggi, straordinario armonicista milanese, di partecipare al progetto, sapendo quanto anche lui fosse legato a questa canzone. Solo in seguito ho scoperto che suo nonno era stato un partigiano, morto durante la Resistenza. Di fronte al suo entusiasmo e al coinvolgimento emotivo con cui ha accolto questa registrazione, ho iniziato a pensare che questa canzone avesse una vita propria. Insieme al musicista e produttore Phil Henry abbiamo lavorato per creare quello che amo definire un vero e proprio dipinto sonoro, capace di raccontare questa storia attraverso la musica e le emozioni. Fedeli allo spirito del progetto, abbiamo scelto per la copertina un'opera di Elizabeth Fuchs, zia di mia moglie Marianna. La famiglia di Marianna si oppose al regime nazista ed Elizabeth, illustratrice e disegnatrice politica, perse la vita per mano di quello stesso regime. In suo omaggio abbiamo utilizzato una delle sue prime opere, realizzata nel 1934. Questa registrazione è dedicata alla memoria di tutti coloro che, in ogni tempo e in ogni luogo, hanno avuto il coraggio di resistere.

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FOLKABBESTIA
ESCE “MAESTÀ”, BRANO CHE UNISCE REGGAE, FOLK E IMPEGNO

“Maestà”, il nuovo singolo dei Folkabbestia, è disponibile da oggi, venerdì 10 luglio 2026, su tutte le piattaforme digitali. Il brano esce per Maninalto! Records ed è distribuito da Believe. La canzone, cantata in dialetto barese, si evolve su un tappeto sonoro in movimento tra reggae, dub e folk mediterraneo, mescolando sonorità popolari e vibrazioni urbane. Con questo nuovo brano, i Folkabbestia ribadiscono che la loro musica affonda le radici nella tradizione linguistica e musicale del Sud Italia, e ha la capacità di mantenere sempre uno sguardo ampio sul presente. In “Maestà” il groove reggae è contaminato da ritmiche dub ma ha anche dei richiami all'hip hop italiano dei primi anni ’90, quello consapevole che flirtava con il raggamuffin. Il frutto di questo mix è un suono pulsante che trasmette calore, solcato da un testo che fa convivere la denuncia sociale e la vena ironica allo spirito popolare. La cifra stilistica dei Folkabbestia emerge dall’incontro tra mondi musicali diversi, e questo brano lo conferma appieno. Non a caso, gli strumenti acustici della tradizione - violino, fisarmonica e flauto – si intrecciano con sonorità elettroniche, beat profondi e bassi dub, dando vita a un impasto sonoro che li contraddistingue. Nel testo, la parola “Maestà” viene usata in modo ironico e provocatorio. Non indica un vero sovrano, ma diventa il simbolo del potere - politico, economico o mediatico - osservato dal basso, con lo sguardo disincantato della gente comune. Attraverso immagini e frasi in dialetto barese, la canzone racconta contraddizioni quotidiane, ingiustizie e paradossi del presente, mantenendo però il tono diretto e popolare tipico della band barese. Il dialetto diventa così uno strumento narrativo che porta con sé immediatezza, autenticità e capacità di restituire la voce della strada. “Maestà” trasmette una buona dose di leggerezza e, allo stesso tempo, fa emergere un punto di vista critico sulla società, invitando il pubblico, in un colpo solo, ad ascoltare, ballare e riflettere. Insomma, con questo nuovo brano i Folkabbestia confermano la loro capacità di unire folk, reggae e impegno civile, mantenendo viva la loro identità mediterranea e portandola verso nuove contaminazioni sonore.
I FOLKABBESTIA si sono formati a Bari alla fine del 1995 e, in trent’anni di carriera, hanno pubblicato 8 album in studio, 1 album live, 1 EP e vari singoli. Dai primi anni di vita a oggi hanno suonato in giro per tutta Italia (calcando palchi importanti come, ad esempio, l’Arena Campovolo e il Firenze Social Forum) e sono stati invitati a esibirsi dal vivo anche in vari paesi esteri grazie alla loro abilità di trasformare ogni concerto in una festa collettiva, a prescindere dalla lingua usata nei testi. Nel 2003, inoltre, il gruppo barese è entrato nel “Guinness dei primati” come detentore del record per l’esibizione musicale più lunga del mondo, suonando la stessa canzone per 30 ore di seguito. La formazione attuale dei Folkabbestia è composta da Lorenzo Mannarini (voce e chitarra), Francesco Fiore (basso), Nicola De Liso (batteria), Pino Porsia (flauti), Michele Sansone (fisarmonica) e Isabella Benone (violino).

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“BAGARIA” DI CAPONE & BUNGT-BANGT
LA LINGUA CLANDESTINA TORNA A SFIDARE IL POTERE.
Dopo 30 anni di junk music e strumenti riciclati, Maurizio Capone apre un nuovo capitolo con un brano in ‘parlesia’ – lingua segreta dei musicisti napoletani – senza traduzioni né concessioni al folklore. Da oggi su tutte le piattaforme digitali.

C’è un’altra Napoli che non si vede nei cliché. È fatta di codici orali, rottami sonori e ritorni al futuro. Maurizio Capone, pioniere riconosciuto della junk music – strumenti musicali costruiti interamente con materiali riciclati – lo dimostra da oltre trent’anni, conquistando premi (Premio Musica e Cultura Peppino Impastato, Premio Troisi, Premio Focus per l’intelligenza musicale, Premio Lunezia) e attenzione anche in ambito ambientalista come eco-pioneer italiano (Campione di Economia Circolare per Legambiente, Socio onorario Musica contro le mafie di Libera). Oggi, il progetto Capone & BungtBangt, rilancia la sfida su due fronti: quello ecologico e quello linguistico. Il nuovo singolo “BAGARIA” (in uscita oggi su tutte le piattaforme digitali) è molto più di una canzone. È un atto clandestino scritto in parlesia, l’antica lingua criptica dei musicisti napoletani, nata per comunicare senza essere capiti da chi stava fuori dal loro mondo. Una lingua orale, mai ufficializzata, oggi quasi scomparsa o usata dai musicisti storici della scena partenopea. Capone non la trasforma in folklore o citazione da museo. La riattiva. Nel testo – duro, provocatorio, legato al presente e al potere – nessuna parola viene tradotta, spiegata né lo sarà.
L’autore non confermerà mai il bersaglio del brano: spetta all’ascoltatore cercare il significato, entrando in una tradizione che va da Pulcinella alle canzoni sovversive come Palummella Zompa e Vola.
Dal punto di vista sonoro, “BAGARIA” è un ipnotico e fisico motore ritmico costruito con strumenti originali autocostruiti da Capone: scatolophon, tubolophon, scopa elettrica, buatteria e altri oggetti riciclati le cui origini restano deliberatamente non identificabili. L’ascoltatore sente ma non possiede del tutto ciò che ascolta – esattamente come accade con la parlesia. «Quanto di ciò che ascoltiamo siamo davvero in grado di capire?» è la domanda che il brano lascia sospesa. In questa nuova fase artistica, Capone & BungtBangt si presenta come formazione modulare con un nucleo centrale composto da Maurizio Capone e Horus (Vincenzo Falco), mantenendo intatta l’identità junk ma aprendosi a una dimensione narrativa più radicale e contemporanea. BAGARIA non è una canzone “in parlesia”. È un brano clandestino scritto in una lingua clandestina. E dietro ogni suono riciclato, ci sono trent’anni di ricerca e di coerenza eco-ambientalista che pochi possono rivendicare. In occasione del lancio di “Bagaria” Maurizio Capone il 28 maggio sarà impegnato a Napoli in un trittico di iniziative socio-culturali durante le quali presenterà dal vivo il nuovo brano, promuovendo, specie ai giovanissimi, il linguaggio della ‘parlesia’. Alle ore 11 sarà all’evento finale del progetto “Contesti Sonori” presso la Scuola I.P.S.E.O. A. Cavalcanti, alle ore 17 parteciperà alla riapertura del Vicolo della Cultura (Via Montesilvano 4) invece alle ore 20:45 sarà al Polo delle Arti Caselli-Palizzi presso l’istituto scolastico Palizzi di Piazzetta Salazar 6 per un incontro con il giornalista Lino Volpe in una serata dedicata a Pino Daniele dal titolo “Il Giovane Pino”.


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