Le Vent du Nord – Territoires (Borealis Records, 2019)

Quasi 2000 concerti in oltre diciassette anni, dieci dischi, attivi nell’organizzazione di festival di primo piano, da La Veillée de l’avant-Veille (Montreal) a Chants de Vielles (Montérégie): il quintetto Le Vent du Nord è uno dei motori dell’infaticabile onda folk del Québec. Segnali di stanchezza? Nessuno, anzi, il nuovo album “Territoires” mostra il pieno inserimento del violinista André Brunet (col gruppo da poco più di un anno), brillante anche sul fronte delle composizioni e degli arrangiamenti con quattro titoli a suo nome (“Cotillon du capitaine”, “Le step a Alexis”, “Cote Nord”, “Turlute a Bassinette”). È un primo punto di forza del gruppo: tutti e cinque i membri sono impegnati nella scrittura e nell’arrangiamento dei tredici brani. Non è uno sforzo che chiama tutti in causa per ciascun brano; si tratta, piuttosto, di contributi individuali o di scritture a quattro mani. Gli arrangiamenti si mostrano ben consapevoli dei punti di forza del quintetto e del disegno complessivo dell’album, ispirato, in questo caso, ai territori (anche interiori) come luoghi di narrazioni e di opportunità di trascendenza. Per la canzone che presenta il disco su Youtube, “Adieu du village” hanno scelto un arrangiamento del veterano Nicolas Boulerice di un brano trascritto dall’etnologo Jean-Claude Dupont nel 1984 a Montérégie nella regione Richelieu-Yamaska: violini e gioco percussivo dei piedi in evidenza, perfettamente sostenuti dal bouzuki di Simon Beaudry, dall’hurdy-gurdy di Boulerice e dagli incastri vocali. Alle sole voci è dedicato l’arrangiamento di Olivier Demers di “Louisbourg” ed è sufficiente immergersi in questo brano per assaporare l’energetica e poetica maturità del gruppo, impeccabile negli accenti, mai sovrabbondante, sempre con una sorpresa pronta dietro l’angolo. Demers, violino e chitarra, già protagonista di formazioni come La Bottine Souriante e Ovo, si è preso cura anche di altri due brani: gli accattivanti reel “Cotillon du capitaine” (insieme ad André Brunet) e “Le jardinier”. I brani firmati da Nicolas Boulerice trasmettono al tempo stesso l’energia acustica del gruppo e l’arte del recuperare la storia del Quebec, si tratti delle gesta e dell’idea di paese plurinazionale di Champlain ne “Le pays de Samuel”, o dell’accelerazione moderna che cambia per sempre il ritmo di vita delle persone in “Evolution Tranquille” (scritta insieme a Réjean Brunet), o dell’intrigante “Chaousaro” dedicata ad una creatura leggendaria legata al Lago Champlain che ha portato il gruppo a lavorare con gli etnografi del Musée des Abénakis, nella valle da cui proviene parte del gruppo. Simon Beaudry si incarica di offrire i brani più riflessivi e intimisti: il lirico “Au regiment” permette nuovamente di apprezzare il ricco impasto vocale del gruppo; nella sognante “Le soir arrive” aggiunge una toccante melodia strumentale ad un brano tradizionale raccolto dal repertorio di George Comeau. Dallo stesso repertorio ha arrangiato “La mère a l’échafaud”, lavorando insieme ad André Brunet che ha indovinato l’abbinamento con “La marche des haubans” per dar vita ad uno dei momenti più toccanti in cui la musica fa i conti con un amore finito tragicamente. Ma è l’eccezione in un album che, di regola, offre suoni corposi, ritmi sostenuti che spesso sposano bouzouki e basso e un approccio laico alla tradizione che sa fare a meno delle “risposte” del coro (là dove te le aspetteresti) per dar spazio alla voce solista e alle evoluzione strumentali, volentieri ballabili. 


Alessio Surian

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