Reese Wynans and Friends – Sweet Release (Provogue Records, 2019)

Il nome di Reese Wynans risuona da decenni nello spazio espanso della musica blues-rock americana. Musicista raffinato e posato, fin dagli anni sessanta ha calcato i palchi più importanti alle tastiere di band come Almann Brothers e Double Trouble, ponendo le basi di una carriera lunga e piena di incontri significativi. Da pochi giorni è uscito il primo album che porta il suo nome, “Sweet Release”, prodotto da Joe Bonamassa, nella cui band il tastierista di Salasota, Florida, è presente in pianta stabile da diversi anni. A proposito degli Almann dobbiamo dire che Wynans compare nel nucleo dal quale trarrà origine la band, anche se il suo allontanamento sarà determinato di lì a breve da Gregg Almann, cantante e tastierista, fratello del chitarrista Duane. La radice però è quella ed è già scesa in profondità, a tal punto che Reese continuerà per tutta la vita (lo fa ancora oggi) a muoversi nello spazio del rock-blues americano, aderendo pienamente alla matrice country e roots, e accompagnando alcuni dei più grandi artisti di quella scena. Se oggi infatti - che è nella Rock and Roll Hall of Fame come membro dei Double Trouble di Steve Ray Vaughan - è un apprezzato musicista, di cui si riconosce a livello internazionale non solo tocco ed esperienza ma anche la tenacia a salvaguardare la causa del blues, nell’arco di oltre cinquant’anni è stato presente praticamente ovunque. Il suo gruppo più importante può essere considerato quello che ha accompagnato il grande Vaughan, al cui fianco Wynans è rimasto fino al fatidico 1990 (anno della morte del chitarrista texano) e con cui ha realizzato gli album “Soul To Soul” e “In Step”, rispettivamente nel 1985 e nel 1989. In questo “Sweet Release” Vaughan riceve il meritato omaggio, con ben quattro dei suoi brani: “Crossfire”, lanciato come singolo, “Say What!”, “Riviera Paradise” e “Hard To Be”. L’attenzione ai dettagli è massima, al punto che Wymans si ricongiunge con Tommy Shannon (basso) e Chris Layton (batteria), ovvero il nucleo ritmico dei Trouble. A ben vedere questa collaborazione aderisce all’elemento più rappresentativo dell’album, vale a dire all’idea di riconnettere un insieme di brani al suo suono, o meglio al suono che Wyman ha costruito negli anni in collaborazione con i musicisti con cui ha lavorato (e che qui sono presenti: Sam Moore, Vince Gill, Jack Pearson, Keb’ Mo’, Warren Haynes, Jimmy Hall). Per questo l’album irradia blues a ogni passo, incastrando quegli elementi di base che sono irrinunciabili nel genere (la lirica, l’empatia, il canto denso e fendente, il suono scarno e pieno, la chitarra e le tastiere) e mantenendo un legame indissolubile con gli innovatori del passato e del presente (penso a Muddy Waters, ma anche a Willie Nelson, Captain Beyond, Carole King e Buddy Guy). Joe Bonamassa è forse l’anello di congiunzione tra tutti gli elementi. Perché la sua musica si muove in piena aderenza con le oscillazioni di quel sentimento musicale profondamente americano. E perché, come abbiamo detto, ha Wynans tra i musicisti della sua band e produce l’album. C’è anche un terzo motivo: la sua chitarra è multiforme, sebbene imperniata nel blues, ed esprime al meglio lo spirito musicale del Wymans (musicista e autore) di oggi. La sua presenza si percepisce come un dato irrinunciabile dell’armonia che lega i tredici brani in scaletta, sia sul piano delle esecuzioni che su quello della produzione. Tra i brani citati poco sopra troviamo uno dei più significativi dell’album. Si tratta di “Say What!”, nel quale si percepisce a pieno la coerenza e la forza delle esecuzioni. Innanzitutto, se si eccettua un breve intervento di voci che all’unisono ripetono un’unica parola ben oltre la metà del brano, si tratta di un “musicale” nudo e crudo, eseguito solo con gli strumenti imprescindibili del genere: le tastiere di Wynans, la batteria di Layton, il basso di Shannon e la chitarra di Kenny Wayne Shepherd, chitarrista riconosciuto della nuova generazione. Il brano è teso e pregno di ritmo dall’inizio alla fine: Wynans interviene con suoni lunghi, calcati con mani pesanti e veloci. Sanno bene cosa stanno facendo e, come dice Reese, è il modo giusto per far splendere una nuova luce su artisti che meritano un pò più di riconoscimento. 


Daniele Cestellini

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