Festa di compleanno dell’Isola Ritrovata, Isola Ritrovata, Alessandria, 10 marzo 2019

Per festeggiare il suo decimo anniversario di attività l'Isola Ritrovata ha deciso di regalarsi, e regalare, una serata più tranquilla delle feste di compleanno passate. Solo cinque gli artisti sul palco, anziché i dodici/quattordici degli anni passati, ma con più tempo a disposizione per proporre ognuno un vero e proprio set. Il compito di aprire la serata va a una giovanissima e timida cantautrice ucraina Dasha Khramtsova, all’esordio su questo palco con due brani strumentali, tornando poi più avanti per eseguire alcune cover internazionali e un brano popolare della sua tradizione. Il primo set è per il torinese Fabio Caucino, che presenta tre brani presi dal suo repertorio (tra cui “I movimenti del gatto” e “Libera stella”), anche accontentando le richieste del pubblico, una bella cover di “Amore che vieni amore che vai”, e uno splendido inedito, una canzone dal titolo “Eccomi”, una delle sue composizioni migliori, che ci fa prefigurare un ottimo prossimo disco (per il quale sembra abbia già pronte diciannove nuove canzoni). 
Segue Andrea Tarquini, profondo conoscitore dell'ambiente romano della canzone d'autore, del Folk Club e di Stefano Rosso, di cui è stato il chitarrista, che ha condito il suo set con aneddoti divertenti, facendo riscoprire alcune perle del repertorio dell'amico cantautore prematuramente scomparso (“E intanto il sole si nasconde”, “Gina Blues”, “Anche se fosse peggio”, “C’è un vecchio bar”, “Bologna 77”), alcuni suoi brani (la bellissima Fiore rosso e Monete), per chiudere con l’immancabile “Una storia disonesta” e la bella sorpresa di “Se gli agrari”, da un disco del Canzoniere Internazionale degli anni ’70, Il bastone e la carota. Max Manfredi, che orami all'Isola è di casa, si diverte a dissacrare l'ambiente “colto” della canzone d'autore accennando ad un brano dei Pooh, ma quando ingrana la sua “Via G. Byron poeta”, accompagnato al piano dal fido Marco Spiccio, cattura al volo l'attrazione, e conquista tutti con una serie di alcuni dei suoi brani più intensi (“Le storie del porto di Atene”, “Notte”, “Diadema”) per chiudere con una sua riuscitissima versione italiana della dylaniana “Desolation Row”, che qui diventa “Vicolo Squallore”. 
Chiude la serata il bravissimo Mirco Menna (sembra incredibile che il suo ultimo lavoro sia passato quasi inosservato, a parte alcune testate più attente alla canzone d'autore), che, accompagnato al piano da Marco Spiccio, propone un set che si apre con tre brani molto particolari, dedicati ad un tempo in cui gli emigranti eravamo noi. Prima la sua bellissima “Migranti”, poi due cover: “Che sarà” e “Mamma mia, dammi cento lire”. Ma le sorprese non sono finite, perché a seguire arrivano una bella versione di “Cosa sono le nuvole”, una divertente “Viva la pappa col pomodoro”, “Genova per noi”, “La ballata della moda” di Tenco, eseguita dal solo Marco Spiccio e “La Canzone dell'Amore Perduto”. Una vera e propria celebrazione delle canzoni d’autore in tutte le forme, che trova degna conclusione con “Gracias a la vida”. Questa festa per il decimo compleanno ha rivelato qual è il vero senso dell'Isola Ritrovata, che non è solo la proposta di musica di qualità, ma la condivisione tra pubblico e artisti di uno spazio e di un sentire comune, in cui nascono incontri, amicizie e magari anche future collaborazioni. 


Giorgio Zito 
Foto di Fabio Gagliardi

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