Artisti Vari – Antiche armonie di Gandino. Allegrezze e segni a concerto. Campana e campanine di un patrimonio immateriale (Federazione Campanari Bergamaschi, 2018)

Centro di origine medievale situato nella Valle Gandino, a lato della Media Valle Seriana, Gandino (Bg) custodisce di uno dei più importanti complessi di bronzi del territorio italiano e conserva due secoli e mezzo di tradizione musicale legata alle campane, giunta intatta fino a noi, grazie all'opera di campanari come Martèl, Manèch, Manòt, ai fratelli Castelli e Lorenzo Anesa. Le origini vanno rintracciate in un processo di sviluppo nato dall’utilizzo delle campanine, risuonatori in vetro utilizzati dai campanari per esercitarsi con l’esecuzione dei brani, che condusse il comune bergamasco ad essere il primo centro del territorio orobico a possedere un concerto di dieci campane, accordate in scala musicale diatonica ascendente in Si Maggiore. Le prime otto furono ordinate alla Fonderia Crespi di Cremona, nel 1786, dalla fabbriceria della Basilica di Gandino, la nona del 1709 acquistata nello stesso anno e la decima fu fusa nel 1788. Nel corso dei secoli il repertorio si è via via arricchito di inni religiosi, brani ballabili, marce, rielaborazione di inni sacri componendo un autentico tesoro di oltre duecento suonate per cinque, otto, nove e dieci campane: un patrimonio nel patrimonio, riconosciuto nel 2015 dalla Regione Lombardia come Patrimonio Immateriale delle Regioni Alpine. A rendere omaggio a questa secolare tradizione è il doppio album “Antiche armonie di Gandino. Allegrezze e segni a concerto. Campana e campanine di un patrimonio immateriale”, prodotto dalla Federazione Campanari Bergamaschi in collaborazione con Parrocchia, Pro loco, la ditta Elettrocampane, sostenitori privati e le confraternite del paese. 
Dedicata alla memoria di Lorenzo Anesa e al campanaro Quirino Picinali detto Manòt, virtuoso del suono d’allegrezza e autore di numerosi brani ballabili, l’opera si compone di quarantotto brani per circa centoquaranta minuti, per lo più registrati dai giovani della Federazione Campanari Bergamaschi e dal Gruppo Campanari Gandinesi, accompagnati da un corposo booklet nel quale trovano posto una attenta analisi storico-musicale, tutte le informazioni sui brani, le registrazioni e le campane utilizzate, nonché un interessante apparato iconografico. Questo doppio album giunge a coronamento di un lungo percorso di ricerca iniziato nel 1989 con la pubblicazione del volume “I suoni delle campane”, curato dal ricercatore Valter Biella, e compendia in modo esaustivo un corpus di brani che spazia dalle due principali modalità espressive ovvero i suoni "di allegrezza" a tastiera e quello "a distesa" a corda, passa attraverso le Ave Marie e le allegrezze con campane grosse, fino a toccare le musiche da ballo. Si tratta, insomma, di musiche di grande valore non solo artistico ma anche storico che conducono l’ascoltatore alla scoperta dei suoni delle campane settecentesche della Basilica e delle chiese sussidiarie. La sostanziale differenza con il repertorio di altri centri della bergamasca risiede nel fatto che il suono a tastiera varia e cambia connotazione a seconda dei giorni che precedevano la festa o la tipologia della festa stessa. 
Ogni momento liturgico dell’anno aveva un repertorio preciso a seconda della classe di appartenenza, elemento questo abolito dal Concilio Vaticano Secondo ma - di fatto – rimasto nella tradizione campanaria. Il suono a distesa era riservato alle solennità e al Triduo dei Morti, ma nel repertorio sono presenti anche brani vivaci per i battesimi e allegrezze con le quattro campane grosse a distesa. Il campanaro veniva incaricato su concorso ed era ricompensato per l'attività svolta, il repertorio mescolava brani ereditati dalla tradizione e composizioni proprie, ma anche inni sacri e frammenti di opere di Bellini e Donizzetti. Allo stesso modo nel corpus di composizioni sono confluite anche musiche da ballo, originariamente di matrice francese, e prevalentemente costituite da polche, mazurke e valzere nei quali la melodia ha maggior risalto rispetto alla ritmica. Ad aprire il primo disco sono ventidue Allegrezze in Basilica eseguite da Andrea Bellini, Luca Fiocchiu, Andrea Alborghetti, Luca Brignoli e tratte dalle trascrizioni di Giuseppe Nodari, ascoltando il campanaro Quirino Picinali detto Manòt (1880-1962), nonché da registrazioni effettuate tra il 2006 e il 2016 dal compianto lorenzo Anesa (1951-2016). Completano il primo cd tre “Allegrezze delle chiese sussidiarie di Santa Croce e San Giuseppe” e una “Ave Maria della chiesa sussidiaria di San Giuseppe” in cui protagonisti sono Simone Bonadrini e Andrea Bellini. Il secondo disco è aperto da undici brani da registrazioni originali di Lorenzo Anesa tra i quali si possono ascoltare le suonate per battesimi in cui è accompagnato alla chitarra da Luca Fiocchi. Si prosegue, prima, con l’omaggio a Quirino Picinali e Lorenzo Anesa in cui giovani esecutori propongono sei brani proposti per campanine e strumenti della tradizione colta e popolare, e poi con i suoni a distesa, Ave Marie e le allegrezze con campane a distesa che suggellano un lavoro prezioso da ascoltare con attenzione per toccare con mano la ricchezza di una parte importante del patrimonio culturale delle Valli orobiche.
Per informazioni campanaribergamaschi.net - campanaribergamaschi@gmail.com 


Salvatore Esposito

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