Arlo Bigazzi/Stefano Saletti – La Passione (Materiali Sonori, 2018)

Nella provincia di Arezzo esiste una tradizione secolare che però si era interrotta, quella della "Processione di Gesù Morto" che è stata ripresa con grande successo nel marzo 2018, undici anni dopo dall'ultima edizione. Le origini di questa sacra rappresentazione, che si tiene a Terranuova Bracciolini, sono così antiche che non è possibile rintracciarne l’effettiva data di inizio. Dai documenti della compagnia del Santissimo Sacramento emerge essere una consuetudine religiosa già consolidata nel 1797. La processione si inserisce nella tradizione delle sacre rappresentazioni e dei drammi liturgici, messi periodicamente in scena sui sagrati e sulle vie dei paesi italiani con attori scelti prima tra il clero e poi fra i popolani, che presero avvio nel medioevo (in particolare in Umbria e Toscana) al fine di rendere accessibili a tutti i Misteri del Vecchio e del Nuovo Testamento. A seguito del Concilio di Trento che disapprovò le sacre rappresentazioni, considerate di dubbia moralità, ebbero un’intensa ripresa le processioni in sostituzione del dramma parlato. A Terranuova la processione dovette assumere, fin dall’inizio, una fisionomia particolare perché teatro dell’azione non erano luoghi che potessero richiamarsi, sia pur vagamente, al passaggio della processione, come l’ascesa al Golgota; il corteo attraversava le tre vie principali, toccando tutte le chiese dei popoli che erano andati a comporre la nuova terra murata. In questo modo si affiancava alla rappresentazione del dramma della Passione, il ricordo della fondazione del paese, rinsaldando l’unione tra i diversi popoli. Dopo un periodo di austerità sotto il dominio del Granduca Pietro Leopoldo che apportò delle restrizioni alle pratiche del culto esteriore, la processione tornò ai suoi splendori già negli anni ’30 dell’XIX secolo. La processione continuò a tenersi per tutto l’Ottocento e il Novecento, introducendo via via alcuni accorgimenti come la sostituzione dei lumi ad olio con l’illuminazione elettrica. Oggi la processione è organizzata da un apposito comitato che si costituisce per l’occasione ed ha cadenza settenaria. Per l’edizione del 30 marzo 2018 l’Associazione Culturale Dritto e Rovescio diretta da Riccardo Vannelli ha commissionato delle musiche inedite che potessero raccontare le varie fasi della rappresentazione. Questa suggestiva colonna sonora è stata affidata ad Arlo Bigazzi e Stefano Saletti che si sono avvalsi della collaborazione di eccellenti musicisti con i quali hanno poi inciso un disco edito da Materiali Sonori Edizioni Musicali. La prima traccia dell’album è “L’ultima cena”, un brano interamente strumentale che prende vita dal violino di Carlo Cossu in un’atmosfera intima e suggestiva dove il secondo violino di Letizia Bonchi ne accresce il pathos fino ad arrivare all’ingresso del flauto traverso di Marisa Rossi che suggerisce un sapore antico e mediorientale. È poi la volta di “Getsemani” che si apre con la voce intensa ed emozionante di Yasemin Sannino, le cui qualità vocali sono un grande punto di forza in questo tipo di repertorio, essendo la cantante di origine turca. Cimentandosi in una sorta di mantra, la Sannino evoca un luogo sonoro altamente intimo e rarefatto sostenuto da alcune note di oud che anticipano un vibrante quanto preponderante bouzouki, ben bilanciato dal ricco tappeto armonico e percussivo. In “Voi dite che io sono” è il ney di Pejman Tadayon ad essere protagonista in un’esecuzione calda e ipnotica che trascina con vivo entusiasmo fino alla fine dell’esecuzione. “Prosciogli Barabba” è, invece, il pezzo che dà spazio alla bellissima ed evocativa voce di Barbara Eramo, consolidata partner artistica di Stefano Saletti, supportata da un sapiente intreccio di corde ed effetti sonori elettronici, grazie al gusto raffinato di Arlo Bigazzi che si sente in tutto il disco. “Golgota” è forse tra i brani più intensi in cui Renato Vecchio con il suo duduk insieme al tocco dolce delle corde di Saletti riesce a rendere il senso del calvario in una melodia che si trascina pian piano fino ad un crescendo di fiati. A concludere il concept album, e la processione di cui sopra, è “Il giorno dopo il sabato” una composizione strumentale nella quale vengono fuori in maniera equa le personalità di Saletti e di Bigazzi che mescolano la passione per le corde con l’inconfondibile tocco romantico e senza sporcature di Saletti e il lavoro di “programming” di Bigazzi che sembra aprirci quasi una sorta di varco spazio-temporale. La collaborazione Bigazzi-Saletti ci lascia molto soddisfatti poiché l’intento di mescolare linguaggi e stili contemporanei a sonorità della tradizione mediterranea e mediorientale ha portato ad un lavoro omogeneo dove ogni musicista ha avuto lo spazio adeguato per esprimere la propria sensibilità. 


Viviana Berardi

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