Sväng – Sväng Plays Tango (Galileo, 2018)

A seconda guerra mondiale finita, quando il divieto di ballare venne revocato, la Finlandia entrò in pista. Le balere si riempirono di danze d’oltreoceano o continentali, ma fu soprattutto il tango ad impossessarsi dell’animo finnico, consentendogli di esprimere amori e malinconie, ma soprattutto a lenire le ferite della spartizione russo-nazista, dell’occupazione e del conflitto mondiale. Sulla presenza del tango in Finlandia c’è chi, come il noto regista Aki Kaurismäki, ritiene che abbia avuto origine proprio tra i pastori di un remoto paese della Finlandia orientale intorno alla metà Ottocento, per poi emigrare con i marinai in Argentina. Seguendo, invece, una prospettiva musicologica più accreditata, si deve parlare della più generale diffusione del tango dall’America Latina agli USA e all’Europa, e del successo registrato in Finlandia intorno agli anni Venti del Novecento, anche se la prima performance di tango, di cui si ha notizia è stata quella del Teatro Apollo di Helsinki nel 1913. Dagli anni Trenta in poi sarebbe seguita la crescente popolarità del ballo, che aveva iniziato ad assumere connotati che lo distinguevano dall’originale argentino; caratteristiche accentuatesi, in seguito, con le nuove tecnologie di audio-registrazione e di amplificazione della musica dal vivo (cfr. Perkka Gronow, “Finnish Tango. The second homeland of tango”, Fimic, 2009). Poi il boom degli anni Cinquanta e Sessanta, di cui si è detto all’inizio, fino al revival degli anni Novanta. Oggi, il tango è considerato parte dell’identità musicale finnica. Se desiderate tuffarvi nell’onda danzereccia, non mi stancherò mai di invitarvi a leggere “Il tango è la mia passione” del musicista-scrittore M. A. Numminen, ambientato proprio nell’ambiente del fintango. Diversamente dal tango argentino, quello che si suona e si balla dalle parti del Baltico si distingue per struttura (è largamente in minore), parco di sincopi e della passionalità latino-americana: insomma più una sublimazione dei paesaggi nordici e di certe ipocondrie locali, che una colonna sonora dei bassifondi porteñi (almeno lo era un tempo). Tocca ai funamboli dell’armonica a bocca del quartetto Sväng cimentarsi con l’ottavo album tutto dedicato al tango. Da sempre parte del loro repertorio live, qui Eero Turkka (armonica cromatica e diatonica), Eero Grundström (armonica cromatica e diatonica), Jouko Kyhälä (harmonetta, armonica cromatica e diatonica) e Pasi Leino (armonica basso), mettono in programma undici brani per quarantatré minuti di musica, che ne attraversano la storia del genere fino alla contemporaneità. Attivi dal 2003 gli Sväng sono un formidabile combo capace di tenere la scena come pochi con le loro armoniche a bocca: grande tecnica, dosi di teatralità e un repertorio che corre dalla folk scandinavo ai Balcani, passando per la musica classica. Si apprezza la scelta dei materiali, attraverso i quali i musicisti elaborano una personale storia del tango finlandese, partendo da un brano dei tempi di guerra, “Syyspihlajan alla”, di Arvo Koskimaa, per poi proporre “Liljankukka”, un tango-beguine di Toivo Kärki, musicista, compositore e arrangiatore, uno dei padri del genere, che sotto lo pseudonimo di Pedro de Punta compone, nel 1953, “Muista Minua”. Delizioso l’arrangiamento del melanconico “Sateen tango” di Unto Mononen, altro celebre compositore. Invece Fridrich Bruk, nativo dell’Ucraina sovietica, arrivò rocambolescamente in Finlandia, passando per Italia e Stati Uniti: a lui si deve “Soi maininki hiljainen”, tema che introduce un’altra sfumatura musicale, così come avviene negli esotismi orientali che puntellano “Tango Humiko” di Rauni Westerholm. Il resto della scaletta porta in primo piano, in veste di autori, gli stessi Sväng. Eero Turkka firma “Tango Taga”, eseguita con un’armonica ri-accordata da maggiore in minore. In “Hugolle”, Jouko Kyhälä paga tributo all’armonicista e tangueiro argentino Hugo Diaz. Quanto a “Maggien Tango”, è stato realizzato da Eero Grundström per una performance di danza ed è un omaggio alla danzatrice Maggie Gripenberg, pioniera della danza moderna in Finlandia. La successiva “Kaipaustango” porta alla ribalta per la prima volta la voce di Eero Turkka. Il commiato è “Siltatanssit”, composto dal grande violinista Arto Järvelä per la sua folk band JPP: una rara melodia danzereccia in maggiore. 


Ciro De Rosa
Posta un commento