Marc Ribot – Songs Of Resistance 1942 – 2018 (ANTI Records, 2018)

A pochi mesi da “YRU Still Here?”, terza prova ufficiale per i Ceramic Dog, pubblicata il 27 Aprile di quest’anno, il chitarrista e attivista statunitense Marc Ribot torna con il nuovo progetto “Songs Of Resistance”, che in questo particolare momento storico suona come un sincero invito a “resistere”. Gli undici brani del disco alternano composizioni originali a brani tradizionali opportunamente rivisitati, spaziando dai canti partigiani italiani antifascisti della seconda guerra mondiale, alle ballate di protesta per i diritti civili negli Stati Uniti. In realtà, “Songs Of Resistance” non è un vero e proprio album solista, Ribot è infatti accompagnato da un corposo cast di voci prestigiose che hanno contributo alla realizzazione dei pezzi. Tra le molte segnaliamo quelle di: Tom Waits , Steve Earle, Meshell Ndegeocello, Justin Vivian Bond, Fay Victor, Sam Amidon, Ohene Cornelius, Tift Merritt, Domenica Fossati e Syd Straw. Grazie ad arrangiamenti (spesso acustici) in grado di valorizzare le peculiarità vocali dei vari interpreti, qui, il musicista è riuscito a far convivere bene comunicabilità ed emozione. Nell’eterea ed intensa interpretazione di “Bella Ciao (Goodbye Beautiful)”per esempio, il partner artistico di lunga data Tom Waits alla voce, da prova delle sue insuperabili qualità espressive mentre in “The Militant Ecologist (based on Fischia Il Vento”) le parole sussurrate egregiamente dalla Ndegeocello sono avvolte da un arrangiamento per chitarra e orchestra particolarmente azzeccato. In “Srinivas”, Steve Earle e Tiff Merritt raccontano con liriche al vetriolo che chiamano in causa il governo Trump (vero protagonista dell’album), la storia dell’immigrato sikh Srinivas Kuchibhotla, ucciso nel febbraio del 2017 da un razzista che pensava fosse Musulmano. (A madman pulled the trigger Donald Trump loaded the gun). C’è anche spazio per le curiose digressioni soul/gospel di “John Brown”, affidata a Fay Victor e condotta da fiati e sax letteralmente “esplosivi” e la sterzata elettrica dell’esplicativa “The Big Fool” che ci parla dei grandi pericoli di un eccessivo riscaldamento globale. Giunti ormai al 2018, molti anni sono trascorsi da quel lontano 1978, quando il giovanissimo Marc si trasferì da Newark (New Jersey) nella frizzante New York con tanta voglia di sperimentare, ma raggiunta la maturità, il suo approccio allo strumento, è ora in grado di sintetizzare bene le molteplici (e diversificate) esperienze musicali intraprese nel corso degli anni. “Songs Of Resistance” è senz’altro un disco coraggioso e sinceramente appassionato, che al di la delle posizioni politiche dell’artista (più o meno condivisibili), ci offre ottima musica, spingendoci inoltre a riflettere, raccontando il nostro tempo, comunicando messaggi, storie e speranze... 


Marco Calloni
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