Eläkeläiset – Humppamania (Nordic Notes, 2018)

Ensemble formato di base da cinque elementi, Eläkeläiset (che significa “pensionati”) ci trascina in un genere tutto finlandese, sebbene vivacemente incastrato in diverse espressioni musicali, sia locali che mainstream. Il genere di riferimento è ciò che, con un termine onomatopeico, si definisce “humppa”, vale a dire una musica tradizionale per danza in due tempi (“hum-ppa”), in cui il basso marca il battere e l’organetto il levare. La band lo ha adottato come riferimento primario, ma ha fin dall’inizio pensato di proporlo in un quadro di variazioni, in cui figurano l’ampliamento della strumentazione (qui c’è il basso elettrico, l’organetto, l’organo elettrico, la chitarra elettrica, il violino e la batteria) e uno sguardo inclusivo a un repertorio di classici soprattutto rock. Le motivazioni che hanno generato questa versione evidentemente personale del genere sono diverse. Intanto - come si può leggere nell’interessante introduzione al doppio album “Humppamania. Golden favorites & greatest hits”, una vera e propria celebrazione di venticinque anni di carriera – vi sono le “radici” dei membri della band, ben piantate nella cultura punk-rock di inizio anni Novanta. Poi, a definire un profilo di coerenza molto interessante con le ispirazioni di questi cinque musicisti, la permeabilità del genere. Questa è primariamente determinata dalla sua struttura semplice e lineare, e dal fatto che sia nato (più o meno negli anni Trenta del secolo scorso) come genere contaminato, cioè come una rivisitazione finlandese del jazz della prima ora e del foxtrot. Per questo motivo agli esordi veniva chiamato “haitarijazz”, cioè “accordion jazz” e, sebbene sia stato soppiantato nei decenni successivi soprattutto da tango e beat music, negli anni Settanta ritorna in auge come alternativa allo stesso jazz, così come alla disco music e al rock. Va da sé che in un contesto di revival l’“humppa” assuma gradualmente una connotazione anche politica, che può essere ricondotta a un ambito non necessariamente di resistenza ma certamente di alternativa, in cui ciò che si canta in finlandese ha un significato comprensibile a tutti, ciò che si suona (anche se con strumenti non tradizionali) fa riferimento a un’espressione ben radicata nell’immaginario collettivo e il modo in cui lo si fa si incastra alla perfezione dentro la pratica della musica tradizionale per danza. Quest’ultimo aspetto ha un’importanza sociale e politica di primo piano. Leggiamo infatti nelle note al libretto della compilation che le connessioni tra la musica e la danza costituiscono la matrice stessa di questa espressione. C’è anche una sorta di mito fondativo, che coincide con il rilancio dell’“humppa” e del suo riconoscimento “ufficiale” come uno dei generi più rappresentativi delle espressioni tradizionali finlandesi. Siamo alla fine degli anni Settanta e a Lappeenranta, una cittadina nel sud-est della Finlandia dove si svolge il festival annuale dedicato al genere, decine di migliaia di persone aspettano la “maratona”, cioè la gara in cui coppie di ballerini dovranno danzare per cinquantacinque minuti, per poi riprendere, dopo solo cinque minuti di pausa, e continuare il più a lungo possibile. Vince chi resiste, cioè chi rimane in piedi: una coppia si dice che abbia ballato per sessantotto ore. L’episodio mi sembra più che rappresentativo dello spirito che anima il genere e, di conseguenza, gli Eläkeläiset. Perché pone le basi per il riconoscimento stesso di questa espressione, a partire dalla quale si producono i processi di rigenerazione e sviluppo del genere. La band su questo non ha dubbi: parte da lì, passa per gli anni Novanta e dall’idea di determinare un nuovo stadio di “humppa”, più di impatto e aperto ai generi contemporanei (molti classici sono riproposti con testi tradotti in finlandese e spesso rielaborati anche nei contenuti), e arriva ad oggi con una taratura perfetta, elaborata attraverso un suono e una composizione allo stesso tempo moderni e tradizionali. Il percorso ovviamente è stato lungo. Noi da qui ne vediamo un primo epilogo, ma possiamo dire che la storia del gruppo (il primo album, “Humppäkaräjät”, è del 1994) rappresenta il tratto di storia forse più affascinante del genere. 


Daniele Cestellini
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