Laboratorio Piazza De Andrè. Folk Music Meeting, Sarzana (Sp), 25-26 Agosto 2018

Sarzana è porta di Liguria e ponte lunigiano, alle spalle le Alpi di Luni che le debbono l’antico nome, davanti l’arco del Tirreno che, fin lì volto a sud, inizia ora a guardare verso occidente. Quel piano da fiumana del Magra fu senpre luogo di passaggio quasi obbligato, e con le merci da qui son transitate, tra scontri e buoni incontri, le diverse culture e tradizioni segnate dal tempo. Oggi è una tranquilla città senza frenesia, di buona vita, con un centro storico ricco, pulito, curato e di piacevole notturna vitalità. Il 25 e 26 agosto qui si è svolta la nona edizione del Folk Music Meeting con una serie di incontri e concerti che ha saziato per abbondanza e qualità il palato esigente dei presenti. Sì, perché Sarzana è abituata bene avendo dato ospitalità per diciotto anni all’Acoustic Guitar International Meeting, una delle maggiori manifestazioni internazionali legate al mondo della chitarra, tra espositori, liutai, virtuosi e appassionati, all’interno della splendida Fortezza Firmafede diventata purtroppo inadeguata alla cresciuta dimensione del festival che oggi è meglio posizionato, quindi, presso l’ente fiere di Cremona. 
Non resta però digiuno di eventi chi a Sarzana vive o lì si reca d’estate, soprattutto con il Festival della Mente (che sembra infastidire qualche figura del luogo, così leggevo sulla stampa locale, con la scusa dei costi ma soprattutto per l’idea malsana e fuori contemporaneità di stimolar le idee), e questa due giorni dedicata alla musica popolare tra concerti e incontri intorno a strumenti e tecniche musicali. Nel pomeriggio del sabato è stato davvero interessante seguire il disponibilissimo arpista Vincenzo Zitello nel racconto di una vita dedicata al suo antico strumento con il quale, primo nel belpaese, ha attraversando con coerenza e intelligenza I generi più diversi, a partire dal giovanile gruppo Telaio Magnetico con Battiato fino all’incontro con Alan Stivell; dalla performance epocale, insieme a Rossana Casale, a Loreto, davanti al Papa e a mezzo milione di giovani, alla presenza nei capolavori del Fossati migliore, da “La pianta del tè” ai live di Cremona del 1993. A seguire approfondita ed erudita tavola rotonda intorno alla musica popolare, ai limiti del tempo, alle carenze nella diffusione, all’incapacità politica di saper riportare al popolo ciò che quello, 
in tempi neanche troppo lontani, aveva creato raccontando il lavoro, la sofferenza, la festa, le religiosità pagano cristiana dal basso e quella agreste e panica, le superstizioni, l’amore. Andrea Carpi, che tutti i chitarristi venerano per aver introdotto in Italia, attraverso la sua rubrica sullo storico Ciao 2001, le tablature per chitarra sulle quali tutti hanno consumato passione anni e polpastrelli, e mi fermo qui, ha evidenziato la necessità di ripresentare l’immenso patrimonio d’archivio esistente facendo lavorare in sinergia la ricerca, l’esecuzione, la riproposizione e la nuova canzone, senza quei contrasti che contribuirono a far declinare passione e diffusione. Restano più legate a modi e sonorità tradizionali, per isolamento geografico e sentimento identitario, le regioni di confine, il Piemonte, la Sardegna, il Friuli, come afferma Andrea Del Favero che è il direttore artistico di Folkest, festival fondamentale giunto alla quarantesima edizione, capace di rinnovarsi nel tempo senza aver mai tradito lo spirito primigenio degli anni 70. L’etnomusicologo Corrado Pusceddu accompagna il maestro Luigi Lai, fondamentale nel lavoro di recupero delle “launeddas” (strumento ad ancia a tre canne con bordone tonico che necessita di respirazione circolare), che non molti anni fa hanno rischiato di scomparire, sostituite anche in Sardegna dalle chitarre preferite e asservite ai ballerini per sonorità più legate al liscio e al dilagante “bal folk” che semplifica e stravolge la genuinità della musica popolare. Emblematico l’esempio degenerativo della taranta in Puglia. Oggi per fortuna le launeddas sono tornate alla considerazione generale e addirittura a un corso di studio press oil conservatorio di Cagliari.

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