Mercedes Peón – Deixaas (Altafonte, 2018)

Il tragitto artistico della dirompente polistrumentista (tastiere, elettronica, registrazioni sul campo, basso elettrico, percussioni, gaita, clarinetto e melodica), ricercatrice e compositrice coruñesa (è nata nella vicina Oza dos Rios nel 1967) è segnato dall’inquietudine di chi si prefigge di sbaragliare i confini tra generi musicali. Galiziana nel profondo e internazionale al contempo con il suo sound elettro-acustico Mercedes rigetta il cliché celtico di tanto folk revivalistico galiziano e, superati anche i modelli neo-tradizionali, pone la sua straripante creatività in relazione con l’ambientazione sonora urbana e l’elettronica da club culture. “Deixaas” è quinto disco in studio, contenente undici brani, pubblicato a otto anni di distanza dal precedente “Sós” e costruito con la collaborazione di Ana Fernández (voce in “Ela propón”), Mónica de Nut (voce in “Plataforma” e improvvisazione in “Tras o muro”), María Reimóndez (voce e testo di “Linguas elementais”), Yolanda Castaño (voce e testo di “Linguas elementais”), Sukirtarrani (testo di “Linguas elementais”), Nacho Muñoz (piano), Ezequiel Orol (chitarra in “Plataforma”), Miguel Seoane, Manuel Cebrián (chitarra), Fernando Martínez (fisarmonica), Manuel Alonso (basso). Nell’album ritroviamo tutti motivi artistici, sociali ed esistenziali della compositrice: questioni di genere, appartenenze, lingua, tensione locale-globale, ruolo politico dell’artista. Se da un lato l’ossatura dei brani è profondamente segnata dalle dense stratificazioni elettroniche e dalle chitarre stridenti, con sequenze “industrial” raccolte nei cantieri navali di Ferrolterra, dall’altro le voci, i ritmi e le armonizzazioni sono pienamente galiziani. Nella parte finale dell’album c’è spazio anche per passaggi più placidi. Da non perdere: “Deixaas”, “Plataforma”, “Tras o Muro”, “Linguas elementais” e “Cabo de MIn”. Musica attuale dal nord-ovest iberico. 


Ciro De Rosa
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