Intervista con Renato Moscone. Monfortinjazz and more, Auditorium Horszowski, Monforte d’Alba (CN)

Se c’è un posto che a buon diritto può essere definito “luogo della musica”, questo è l’Auditorium Horszowski, un anfiteatro naturale da ottocento posti situato sulla sommità di un piccolo borgo medievale sulle colline delle Langhe, Monforte d’Alba. Un comune di poco più di duemila abitanti, che dopo aver rischiato di diventare uno dei tanti paesini fantasma, ha ripreso a popolarsi e, grazie anche all’attività culturali dell’Auditorium, è diventato meta turistica di villeggianti provenienti da tutta Europa. Una parte di questa rinascita, oltre che al turismo enogastronomico (siamo nel cuore della patria del vino rosso Barolo), è dovuta anche al festival Monfortinjazz. Nato quarantadue anni fa dall’idea, apparentemente folle, del direttore artistico Renato Moscone, di portare i grandi nomi della musica internazionale in questo posto all’epoca quasi dimenticato, tagliato fuori da ogni rotta turistica e dal circuito della musica live, il festival è riuscito a crearsi un nome di spicco tra le rassegne estive, richiamando un pubblico sempre numerosissimo, e convincendo grandi artisti ad esibirsi a Monforte. Da qui sono passati artisti quali i Manhattan Transfer, Buena Vista Social Club, Patti Smith, Los Lobos, Rufus Wainwright, Michel Petrucciani, Diana Krall, Marc Ribot, Wayne Shorter, Arto Lindsey, Blind Boys of Alabama, Branford Marsalis, Randy Brecker, Dee Dee Bridgewater, Charlie Haden, Willy de Ville, Bill Evans, Bill Frisell, Dulce Pontes, Omara Portuondo, solo per citarne una piccola parte (oltre a praticamente tutti i più grandi cantautori italiani), e molto spesso sono stati gli stessi artisti, colpiti dalla particolarità del luogo, a chiedere espressamente di venire a suonare al Monfortinjazz, come Francesco de Gregori, o di tornarci, come è successo quest’anno per i Calexico.

Anche per l’edizione 2018, il festival Monfortinjazz & More vede ospiti grandissimi nomi del mondo della musica internazionale. Puoi presentarceli...
Quest’anno ci saranno delle novità e dei graditi ritorni, e, come sempre, anche un nome italiano. Si inizia il 7 luglio col botto, con uno dei nomi che hanno fatto la storia del rock, Steve  Hackett, il leggendario chitarrista della prima storica formazione dei Genesis. Chi ha la mia età ricorda pomeriggi interi passati ad ascoltare i suoi assoli nei dischi dei Genesis. Hackett arriva accompagnato da un super gruppo, sei musicisti che provengono da alcuni dei più grandi gruppi del rock inglese, per uno spettacolo che prevede un escursus lungo tutta la sua carriera, dai brani del suo repertorio solista ai quelli dei più famosi dischi dei Genesis.   

La seconda data è con una band che torna a Monforte per la seconda volta, i Calexico. Quali sono state le loro impressioni quattro anni fa e perché hanno deciso di tornare?
Hanno deciso di tornare proprio perché erano rimasti entusiasti da quel concerto, che aveva infiammato anche il pubblico. Quest’anno avevano fatto solo una data a Milano per presentare il nuovo disco, e allora avevamo posto le basi per il loro ritorno qui. E’un gruppo talmente coinvolgente e divertente che non abbiamo potuto dire di no.

Se l’apertura del festival è dedicata ad un nome storico del rock inglese, la terza data vede a Monforte uno dei nomi che hanno fatto la storia della canzone brasiliana...
Si, un vero e proprio monumento della musica brasiliana e del movimento del tropicalismo, Gilberto Gil. Arriva con un progetto molto particolare, che presenterà due giorni prima ad Umbria jazz, per i quarant’anni di un suo disco storico, Refavela.  Il titolo della serata è infatti Refavela 40, e sarà accompagnato da un super gruppo con molti musicisti bravissimi, ed alcuni ospiti importanti, tra cui la cantante Mayra Andrade di Capoverde, il polistrumentista Mestrinho e Chiara Civello, per una serata veramente speciale e di altissimo livello.  

La quarta data è dedicata al grande jazz, con due dei migliori jazzisti contemporanei...
Si, questa sarà una data per i puristi del jazz, con un grandissimo chitarrista, già al fianco di Miles Davis, Mike Stern, con una band che vede ospite il leggendario trombettista Randy Brecker, affiancati da uno dei migliori batteristi del momento, Dennis Chambers, e dal bassista Tom Kennedy. Una serata imperdibile per gli amanti del jazz.

Il festival si chiuderà con un nome italiano, perché una delle vostre caratteristiche è che avete sempre dato spazio anche a musicisti italiani, molto spesso ospitandoli prima che diventassero famosi...
Si, abbiamo sempre avuto un occhio di riguardo anche per le novità, anche se nel caso di Raphael Gualazzi si tratta di un artista già molto famoso. La novità sta nel fatto questa estate non farà un tour vero e proprio, ma solo alcune date. E questo sarà un concerto concepito proprio per il nostro spazio, con una formazione particolare, e delle novità anche nel suo modo di esibirsi. Sarà una serata molto particolare, in cui si potranno ascoltare non solo i suoi successi ma anche alcune anteprime dei suoi prossimi progetti. 
E come sempre, essendo l’ultima serata del festival, sarà anche una festa, in cui brinderemo come ogni anno con il barolo offerto dai produttori locali.

Anche per Gualazzi si tratta di un ritorno a Monforte. Molto spesso chi si esibisce da voi, anche senza un progetto studiato ad hoc, finisce comunque per offrire un concerto particolare e unico. Che cosa ha di così particolare Monfortinjazz per essere così coinvolgente?       
Si tratta di un Auditorium molto piccolo, solo 800 posti, e per artisti che sono soliti esibirsi davanti a platee molto più numerose è un’esperienza particolare, il pubblico è praticamente sul palco. Le sedie più lontane sono a venti metri dal palco. E’ un vero e proprio abbraccio tra pubblico e artista, e questo è quello che ha sempre fatto la differenza. Non solo per il pubblico, che assiste ai concerti in una situazione decisamente ottima, con la possibilità di ascoltare e vedere benissimo da ogni posto, ma anche e soprattutto per gli artisti, che sentono il calore del pubblico che praticamente li abbraccia.

Giorgio Zito
in collaborazione con RadioGold
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