Slivovitz – Liver (SoundFly/MoonJune, 2018)

Comparso già su vinile da 180 gr nel 2017, è ora pubblicato su CD il lavoro che fissa il concerto degli Slivovitz sul palco del club milanese Casa di Alex (ad eccezione della traccia finale raccolta due anni prima in occasione di un’esibizione nello stesso luogo) nel maggio 2016, con in copertina un “ciuccio” concepito da Centottantanove, artista di street art attivo all’ombra del Vesuvio. Gran bella formazione, quella degli Slivovitz, attivi dal 2001, che oggi sono Derek di Perri (armonica), Marcello Giannini (chitarre), Vincenzo Lamagna (basso), Salvatore Rainone (Batteria), Ciro Riccardi (tromba), Pietro Santangelo (sax tenore) e Riccardo Villari (violino elettrico). Il concerto riavvolge il nastro artistico della band, snodatosi attraverso gli album “Hubris” (2009), “Bani Ahead” (2011) e “All You Can Eat” (2015), ma il combo, nel riproporre il meglio di sé, compie un tragitto che amplia in modo creativo la propria scrittura, nel senso che i brani proposti non ricalcano appieno la registrazione originale. Parlando di Slivovitz, si fa presto a dire jazz-rock! Sono molto di più, energia fuori dall’ordinario che incorpora in maniera furente funk e improvvisazione, schegge ritmico-melodiche world, rock progressive e tempesta visionaria zorniana, psichedelia e scintille davisiane. Prendete l’apertura “Mai per Comando” che procede in turbinosa propulsione funky, con un drumming robusto e chitarre spietate nel finale. Subito dopo “Cleopatra through” è poderosa messe di suono che ci porta dalle parti del Medioriente, per poi alimentarsi al fuoco sfolgorante dei fiati, così come la successiva “Currywürst”, che ci regala altri soffi indiavolati. Si impenna la tensione con “Egiziaca”: il settetto macina note per otto minuti, incrociando sapore mediterraneo del sud e jazz ispido, rock e funk; la tromba è implacabile, la ritmica è compatta, le chitarre sono furiose e l’armonica corre in libertà. “Mani in faccia” ci riporta verso paesaggi ampi jazz-rock con uno svettante violino e un notevole crescendo d’insieme, poi fa il suo ingresso la rivisitazione di “Negative Creep” dei Nirvana, furente e devastante nella rilettura noise dei partenopei. In coda il CD contiene anche “Caldo Bagno”, inizio dai richiamo afro, parte centrale rabbiosa e convulsa, finale dispeso e aperto dagli squarci solari del sax tenore. Che “Liver”! 


Ciro De Rosa
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