Koum Tara – Koum Tara: Chaâbi, Jazz and Strings (Odradek, 2018)

Il sottotitolo esplicita l’essenza di questa proposta musicale, creata e diretta da Maurice Karim, compositore che si muove con maestria tra gli universi classici, jazz e delle ‘musiche attuali’. Per “Koum Tara” il pianista di Grenoble, musicista a tutto tondo, ha come partner principale il cantore Sid Ahmed Belksier (voce e mandola), algerino di nascita (1951), cresciuto ad Orano ascoltando i grandi del repertorio chaâbi (Hadj M’hamed El Anka, Hassen Said, El Hashemi Guerouabi, Boudjemaâ El Ankis, Amar Ezzahi), residente in Francia dal 2002, dove ha ripreso la pratica del canto dopo un po’ di anni di interruzione. A sostanziare il raffinato suono dell’ensemble ci sono la duttile coppia ritmica Kamal Mazouni (percussioni) e Brice Berrerd (contrabbasso) e il quartetto d’archi lionese La Camerata (i violini di Gaël Rassaert e di Mathieu Schmaltz, la viola di Jean-Baptiste Magnon e il violoncello di Amandine Lefèvre). La formula si traduce in nove tracce dal convincente grado di fusione; il mélange accoglie apporti strumentali tradizionali maghrebini, passaggi arabo-andalusi e di rumba gitana. La vocalità calda e le modalità jazzistiche, la misura orchestrale degli archi, le aperture improvvisative del piano e i tocchi di elettronica si compenetrano attraverso fluidi ed eleganti arrangiamenti. Se subito ci ammalia il tema popolare “Alik Belana”, va detto che tutto l’album mantiene sempre alta l’attenzione dell’ascoltatore, raggiungendo i vertici nella rilettura del tradizionale “Mazel Khatmi” e nel trittico “Koum Tara” , “Ya Kalek Lechia” e “M’Shet Lya”. Un ben valido progetto artistico. 


Ciro De Rosa
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