Francesco Massaro e Bestiario – Meccanismi di Volo (Desuonatori, 2017)

A due anni dal precedente “Bestiario Marino”, pubblicato nel 2015, arriva sempre per “Desuonatori” il successore “Meccanismi di Volo”, che sviluppandosi da una radice sonora sostanzialmente affine cambia prospettiva spostando l’attenzione dall’acqua a temi quali: cielo, esseri alati, volo e sospensione, che ritornano costantemente e ben si percepiscono nelle nove tracce dell’album. In “Meccanismi di Volo”, il clarinettista e sassofonista pugliese Francesco Massaro esprime ancora una volta il suo intimo rapporto con l’improvvisazione, elemento cardinale tanto del suo percorso artistico, quanto delle sue composizioni. Se con “Bestiario Marino”, l’attenzione era rivolta a stimoli e interessi estremamente diversificati, spaziando dalla scienza alla magia, dal cinema surrealista ai testi medievali, questa volta, il campo d’azione risulta certamente più circoscritto. Con “Meccanismi di volo”, Massaro e Bestiario guardano particolarmente alla musica del tardo Novecento e alle intuizioni di compositori come: Olivier Messiaen, Arvo Pärt, Fausto Romitelli e Luciano Berio, qui opportunamente metabolizzate e filtrate dalla sensibilità jazz dell’ensemble, composto da: Francesco Massaro (sax baritono, clarinetto basso) , Gianni Lenoci (pianoforte, pianoforte preparato), Mariasole De Pascali (piccolo, flauto, flauto alto) , Michele Ciccimarra ( batteria, percussioni, cupa cupa), Adolfo La Volpe (chitarra elettrica, live electronics) e Valerio Daniele, (chitarra elettrica baritona, live electronics). Continuando un percorso iniziato con “Bestiario Marino”, “Meccanismi di Volo” esprime al meglio la proposta di “Desuonatori” un coordinamento di progetti musicali che recuperano il legame intimo tra musica e ascolto, riconducendo il suono alla sua natura più pura e originaria di tramite comunicativo e comunitario, svincolandolo da ogni esigenza commerciale e di mercato. Questo album, di cui segnaliamo inoltre le illustrazioni di Maria Teresa De Palma, è un affascinante viaggio attraverso le infinite possibilità del suono, inteso come materia plasmabile, primordiale e autentica, svincolata da ogni superflua sovrastruttura. “Sa Zenti Arrubia”, guidata dai lenti e continui arpeggi pianistici, sui quali si articolano i fiati e i delicati rintocchi di percussioni, oppure, le “liberatorie “ Tecniche di Ornitomanzia” o “The Cabinet Of Dr.Stround”, denotano l’estremo eclettismo linguistico e la solidità di un Ensemble italiano dai connotati decisamente atipici e peculiari. Un album davvero audace, guidato da un’instancabile “verve” creativa. Eccellente. 


Marco Calloni
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