Francesco Guccini – L’Ostaria delle Dame (Universal, 2017)

Il mito dei fumosi locali sotterranei dove si beveva e si tirava tardi, ascoltando musica, era arrivato in Italia negli anni Sessanta, e nonostante quel po’ di ritardo con il quale cercavamo di metterci al passo con la scena internazionale, ne erano spuntati ovunque in tutta la penisola: il Folk Studio a Roma, il Derby Club a Milano e l’Osteria dei Poeti a Bologna. Erano anni formidabili di grande fermento culturale e nel contempo di impegno politico militante e proprio nel capoluogo emiliano, nacque quello che sarebbe diventato un vero e proprio pezzo di storia. Alla fine del 1969, il domenicano Padre Michele Casali andò a trovare Francesco Guccini che suonava al Club 37 nel quale suonava con i suoi amici, dopo aver lasciato l’osteria Gandolfi. Padre Michele ebbe l’intuizione di coinvolgerlo nella sua idea di aprire un locale, e l’avvenutura prese il volo. Rispetto agli altri locali italiani, “Le Dame” (dal nome dell’istituto femminile che lì si trovava) era anomalo perché si ascoltava veramente di tutto: dal beat a cantautori come Ron, Lucio Dalla, Claudio Lolli, Roberto Vecchioni, Pierangelo Bertoli e Deborah Kooperman. Non solo tra quelle pareti si incisero anche dischi come “Opera Buffa” dello stesso Guccini e “Messico e Nuvole” di Paolo Conte, si registrarono programmi televisivi della Rai o ancora si faceva anche cabaret con giovani comici come Alessandro Bergonzoni e il duo Gigi e Andrea. Non mancava di farci un salto anche Fabrizio De André, ma solo per fare una partita a carte con Francesco. Insomma, ci passava chiunque “anche Bettino Craxi” come ha ricordato recentemente lo Guccini. 
Furono veramente in tanti a scendere le scale di quell’ex scantinato che durante la settimana ospitava mostre e reading di poesia e mentre nel fine settimana arrivava ad ospitare anche trecento persone. Si serviva vino e non si badava troppo all’economia, c’era la passione e l’amore per l’arte e questo bastava. L’avventura come socio di Guccini durò tre anni, “tre anni di canzoni, di forsennate partite a carte, di discussioni, di giochi, di amori”, ma legame con L’Ostaria delle Dame rimase fortissimo e di tanto in tanto tornava per qualche concerto. Poco prima della chiusura avvenuta nel 1985, il cantautore modenese tenne tre concerti nel 1982, 1984 e 1985 con il chitarrista Juan “Flaco” Biondini. All’epoca quelle tre storiche serate furono registrate dal tecnico del suono Gianni Grassili, ma di quei nastri si erano perse le tracce da tempo. Solo di recente, sono riemerse da un cassetto e dopo un accurato lavoro di pulizia, mixaggio e masterizzazione sono state raccolte in “L’Ostaria delle Dame”, disponibile in versione doppio cd con una selezione delle tre serate, e integralmente nella versione deluxe con sei cd e un corposo booklet. Pubblicato in occasione della riapertura dello storico locale bolognese, ad opera di Andre Bolognini, che ha voluto crearvi una casa della canzone d’autore, il disco riporta alla luce un vero e proprio 
pezzo di storia della canzone d’autore italiana, regalandoci in modo del tutto inaspettato una vera e propria immersione nell’atmosfera di quei concerti con un Francesco Guccini in stato di grazia. Erano concerti informali, genuini, goliardici e per capirlo basta ascoltare la sua irresistibile introduzione: "Buonasera e ben venuti al Motivo in Maschera! La serata consiste in questo: io e Flaco facciamo delle canzoni misteriose e voi dovete indovinare quali sono. Ricchi premi e cotiglion naturalmente. Dipende da cosa tu preferisci, se i ricchi premi o i cotiglioni. Qui le scelte sono personali. L'Osteria Delle Dame mette a disposizione la sua fornita cantina gratis. Ah non lo sapete che per espresso desiderio mio e di Flaco, questa sera si beve gratis, quindi potete accomodarvi al banco tranquillamente ed ordinare quello che vi pare perché, questa sera, non si paga niente". Tra risate ed applausi, i botta e risposta con il pubblico, non mancavano momenti di intensa ispirazione e trasporto, e proprio in questi va rintracciato il pregio di questo lavoro. Ascoltando queste registrazioni si ci addentra, così, nell’atmosfera unica di quei concerti nei quali si alternavano i brani più recenti come la commovente “Venezia”, qui proposta in una versione ancor più intensa nel suo arrangiamento semi-acustico, “Bologna” dedicata alla città felsinea o estratti dal disco omonimo del 1983 come la poetica “Autogrill”, al fianco di brani già all’epoca storici come “Canzone per un’amica”, “Ti Ricordi qui giorni”, “Un altro giorno è andato”, “Incontro” e “Il vecchio e il bambino”. Non mancano, però, alcune soprese come le imperdibili “Chacarera del 56” di Antonio Nunez e “Yo Quero Un Caballo Negro” di Atahualpa Yupanqui. Sebbene preferibile nella più completa versione con sei dischi, quest’opera anche in doppio cd ha il pregio di cristallizzare una delle fasi cruciali del percorso artistico di Francesco Guccini, uno di quei momenti che hanno contribuito a farlo diventare una vera e propria leggenda vivente della canzone d’autore in Italia. 


Salvatore Esposito
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