Canto Spontaneo, X Edizione, Disobbedienza, Maggio – Dicembre 2017

E pensare che c’era il pensiero. È Giorgio Gaber uno dei fili conduttori della decima edizione di Canto Spontaneo, la carovana di eventi e performance artistico-musicali, imperniate quest’anno sul concetto di disobbedienza, “bruciante necessità” fortemente avvertita dal suo direttore artistico, Giovanni Floreani. Disobbedienza intesa come capacità di essere coraggiosamente se stessi, di sentire il desiderio ed il diritto di dire ciò che si pensa senza percepire la sovrastante dinamica di sistema, unica forma possibile di evoluzione di una società che guarda non tanto al beneficio della materia quanto a quello dell’anima. In contrapposizione al sogno rattrappito di gaberiana memoria, una disobbedienza che sia però creativa e che possa fare da contraltare al ragionevole dubbio sull’utilità delle operazioni culturali nel contesto attuale, posto all’inizio della precedente edizione. Proporre eventi culturali diviene infatti, alla luce del tema di quest’anno, un atto di creativa resistenza o pervicace insistenza, che induce all’analisi e alla riflessione senza pretendere la certezza di una risposta, se non quella di vivere esperienze di cittadinanza attiva attraverso una condivisione ragionata del fatto artistico fruito. Parlare di disobbedienza comporta anche parlare di libertà. Attuarlo nella cornice di “Canto Spontaneo”, nato nel 2008 per volontà di Novella del Fabbro e Giovanni Floreani con lo scopo di esplorare la vocalità all’interno di un contesto complesso quale la realtà multilinguistica del Friuli, significa tradurre un concetto astratto in pura esperienza creativa. 
Con il canto la voce si libera, si apre al mondo e lo attrae a sé, permettendo attraverso le suggestioni evocate di accedere all’essenza delle cose. Molte le angolazioni interpretative suggerite nelle proposte della rassegna, giunta al suo decimo appuntamento con alcune novità. Prima fra tutte, la scelta di togliere la parola Festival al titolo della manifestazione, da quest’anno semplicemente chiamato “Canto Spontaneo”. Festival è un’accezione non adatta a definire una programmazione che vive di genesi continua, simile ad un carrozzone, un contenitore di viaggi, percorsi e temi che si susseguono e si intrecciano nel suo svolgersi in luoghi e tempi diversi. Nella sua costante evoluzione, “Canto Spontaneo” presenta per l’edizione 2017 una nuova proposta creando un sorta di monografia all’interno della sua programmazione, una finestra esclusiva da dedicare ogni anno ad una diversa regione o macro-area in cui il canto ha avuto e ha tutt’ora un’importanza significativa. È la Sardegna la prima terra di approdo. Una terra profondamente innestata nel tessuto connettivo e affettivo di “Canto Spontaneo”, se solo si pensa alle sue relazioni con alcuni dei suoi maggiori esponenti culturali, quali ad esempio l’etnomusicologo Pietro Sassu e lo scultore sonoro Pinuccio Sciola. Con l’omaggio a quest’ultimo, ad un anno esatto dalla sua scomparsa, prende ufficialmente l’avvio la decima edizione. Il 13 maggio, nella suggestione del suo Giardino Sonoro a San Sperate, vicino Cagliari (www.pinucciosciola.it). Pietra viva, pietra che respira e che il progetto SOUNDStories (Strepitz & Area Open Project)
rigenera attraverso una sperimentazione che vede protagonisti Giovanni Floreani, l’ex Area Paolo Tofani, la voce di Claudio Milano e Evaristo Casonato all’oboe, con la partecipazione di Gerardo Ferrara per alcune letture che testimonino la drammatica questione dell’ergastolo ostativo, un argomento più che mai sentito dato il tema portante della rassegna. Artisti di provenienza, estrazione e percorsi diversi fra loro che ricreano in questa collaborazione un nuovo algoritmo musicale, composto da un impasto singolare che lega insieme la tradizione con l’innovazione. Molte le tappe del progetto in Sardegna, a partire dall’anteprima di San Sperate, per proseguire al Museo Etnografico di Nuoro il 29 giugno e successivamente a Sassari (30 giugno) e a Dolianova, in provincia di Cagliari (1 luglio). Da segnalare il partenariato nato con l’Istituto Superiore Regionale Etnografico ISRE (www.isresardegna.it) di Nuoro, che ha permesso di pianificare gli appuntamenti nell’isola e la presenza di artisti sardi in Friuli. La rassegna presenta nel mese di giugno e di luglio una ricca serie di appuntamenti, in Italia e in Europa. A Spalato e Vienna alcune proposte che si inseriscono in una rete di collaborazioni con l’Istituto Italiano di Cultura e la Comunità Italiana di Zagabria e l’Università di Spalato, (per un progetto futuro dedicato alla “Via della Seta”) e con lo Skodagasse Festival di Vienna, dove il gruppo musicale Strepitz, insieme alla ricercatrice e canterina friulana Marisa Scuntaro, esegue anche parte del repertorio tratto dalla tradizione popolare friulana, registrato sul campo dalla
Scuntaro e raccolto nella pubblicazione Libro e CD “Dindarine, Dindarone”. Un viaggio fra i suoni e le melodie del Friuli Venezia Giulia, in cui si ascoltano le diverse varianti del friulano e dello sloveno, nella loro declinazione legata alle diverse zone del territorio. Testimonianza preziosa di una memoria salvata dall’oblio, quale la ripresa di alcune tradizioni che sembravano ormai andate in disuso e che grazie a “Canto Spontaneo” hanno ripreso a vivere. Già nelle precedenti edizioni si è parlato della Croce di Lorena o San Marco, scolpita nel legno di nocciolo da Leo Gracco, che ogni anno viene distribuita tra i presenti alla Processione di Givigliana e che serve, una volta piantata nel terreno, a proteggere i raccolti. Si riconferma anche quest’anno “Ho viaggiato verso Sant’Anna”, il percorso sacro profano lungo l’antico sentiero che collega nella Val Degano, in Friuli, il paese di Rigolato, a Salars. “Punto d’incontro” è invece il titolo del progetto presentato a Colloredo di Soffumbergo (Ud) nel giardino di Emanuela e Diego: Strepitz & Area Open Project con Peppe “drumz” Costa Yosonu in uno spettacolo che vuole simbolicamente immergere lo spettatore in un viaggio che dall’origine del caos primordiale approda ad un luogo senza confini spazio temporali in cui presente, passato e futuro perdono la loro consueta connotazione. Tematiche indagate anche nella performance “Natura, Cultura, Archè” dalla danzatrice Sonia Di Gennaro a conclusione del convegno dal titolo “Alimentazione, Salute, Sostenibilità Ambientale, Identità Territoriale” all’interno della manifestazione “Gnaus - una comunità dentro una radice”
(10-12 agosto) organizzata dal Comune di Verzegnis (Ud). Alla terra, alle pietre e all’acqua è legato lo spettacolo “Pietra Acqua Luce Suono” di Pietro Pirelli e con Giovanni Floreani, andato in scena venerdì 11 agosto alla Verzegnis Arena, con un omaggio allo scultore Pinuccio Sciola, alla cui Fondazione il comune carnico ha donato una scultura in marmo rosso locale. Un percorso che testimonia il passaggio tra gli elementi: dalle suggestioni sonore delle pietre del fiume Tagliamento, suonate e sfregate insieme alla pietra sonora di marmo rosso di Verzegnis, all’idrofono creato dal compositore, musicista ed esperto di tecnologie sonore e visive Pietro Pirelli, uno strumento che “suona la luce”, realizzato con dischi trasparenti contenenti dell’acqua e sospesi in delicato equilibrio a tre cavi di acciaio che, stimolati dal suono della cornamusa, del flauto e di alcune voci femminili, entra in risonanza generando il moto ondoso e proiettando su degli schermi suggestive progessioni di forme con attimi di pura bellezza evocativa per un pubblico immerso nel buio e nella magia (www.pietropirelli.it). Ancora natura e cultura nello splendore della Val Resia, immersa nel Parco delle Prealpi Giulie, lungo il sentiero natura Ta Lipa Pot, un percorso circolare permanente che si sviluppa attorno alla frazione di Stolvizza e che si snoda tra boschi, cascate e ruscelli. Quattro le tappe previste da Sandro Quaglia, presidente dell’Asočacjun Muzeo od tih Rozajanskih Judi/Associazione culturale Museo della Gente della Val Resia (www.rezija.com) in collaborazione con “Canto Spontaneo”, con interventi di musica
resiana eseguita da Sandro e Simone Quaglia (bunkula e zytyra) e Federico Lonardi (zytyra), musica popolare friulana e irlandese con la cornamusa di Giovanni Floreani, la gaita galiziana di Gianfranco Lugano e la uilleann pipes di Antonia Wernig. Terza edizione per “Canti al Vino”, rassegna realizzata in collaborazione con il Comune di Farra d’Isonzo, che rappresenta un’interessante sipario all’interno di “Canto Spontaneo”, permettendo di coniugare l’eccellenza enogastronomica con proposte musicali e culturali di pari livello. Strepitz all’evento finale del Farra Wine Festival (24-26 agosto), preceduto da due trii vocali femminili della nostra regione: le Vocinconsuete, provenienti dall’area bisiacco friulana e Orsa Minore, di Trieste. Le giornate centrali della carovana “Canto Spontaneo” si svolgono in anticipo di una settimana alla fine di settembre (23-24) e partono, come di consueto, da Udine, dove si rinnova la collaborazione con lo spazio di co-working Lino’s & Co’, per concludersi in Alta Val Degano con il tradizionale rituale della Processione di Givigliana e del concerto finale a Rigolato. “Sto bene, proprio ora, proprio qui” analisi narrata dell’illogica allegria di Giorgio Gaber ad opera del narratore, musicista e giornalista musicale Gerardo Ferrara e l’arpista o “arpiconformista” – per volontà di Gaber e di Ferrara – Raoul Moretti. Il loro Gaber è quello del teatro canzone, in cui si fotografano, in maniera eterna, i paradossi dell’animo umano, i suoi contrasti, le sue inquietudini. «siate illogici e sarete disobbedienti», suggerisce Ferrara, che trova spunti e punti di contatto tra il mondo di Gaber e il canto spontaneo. Entrambi possono disobbedire nella loro illogicità e verità. Come mondi così apparentemente distanti possano trovare un momento di condivisione appare evidente nell’evento di sabato 23 settembre a Udine, presso Lino’s & Co’, dove appunto il Grop Corâl Gjviano, coro nato nel 1975 per iniziativa di un gruppo di persone originarie di Givigliana con l’intento di raccogliere, diffondere e salvare l’eredità culturale e musicale dei propri antenati, precede con il suo repertorio, fatto di canti tramandati solo oralmente, il viaggio sulle tracce di Sandro Luporini e Giorgio Gaber, creando un connubio tra tradizione e suggestione poetica evocata da
brani come “L’ingenuo”, “La parola io”, “Se ci fosse un uomo”. E in modo disobbediente sembra iniziare la giornata di domenica 24 settembre a Givigliana, quando si viene informati di un malessere occorso a don Loris della Pietra, fortunatamente non grave, ma sufficiente a impedirgli di celebrare la tradizionale messa, affidata quindi alla maestria dei Cantuors di Sant‘Jacom, la cantoria di Rigolato (Ud), un raro esempio di tradizione liturgica legata al canto patriarchino di derivazione aquileiense, che ha eseguito le liturgie del rito solenne durante la Processione e la Santa Messa, restituendo con il canto una sacralità assoluta al momento. La lettura da parte di due giovani attori di un testo di Alberto Maggi, presbitero cattolico dell’Ordine dei Servi di Maria, ordine in cui si è espresso uno dei maggiori esponenti del cattolicesimo friulano, padre David Maria Turoldo, conferma che il verbo obbedire è assente nei Vangeli: un’ulteriore contributo al tema della disobbedienza nella sua interpretazione religiosa. Gesù come disobbediente per antonomasia che “mai chiede obbedienza a sè, mai chiede agli uomini di obbedire a Dio, tantomeno chiede agli uomini di obbedire ad altri uomini”. E alla Passione di Gesù è legato uno dei testi cantati dai Tenore San Gavino di Oniferi, gruppo storico del canto polifonico barbaricino, scelto a rappresentare la Sardegna a Parigi nel 2005 alla sede dell’Unesco, in occasione del riconoscimento del canto a tenore come patrimonio intangibile dell’umanità. “Numeru tres”, del poeta estemporaneo Remundu Piras, gioca sul tre improvvisando e legando al numero le vicende sacre di Cristo (ottava del tre). 
E tre sono i fratelli che compongono il quartetto: Francesco (voche), Carmelo (mesu ‘oche) e Giovanni (contra) Pirisi. A completare il gruppo la voce di Giuseppe Brau (bassu), in un repertorio che spazia nei generi, alternando canti di ispirazione letteraria (sa seria), a ballo (sa lestra) come il passu torrau e muttos, forme poetiche legate a testi improvvisati, meglio noti in Sardegna come poemi “a gara”, in ottava rima. A loro è affidato il concerto di chiusura nella Chiesa di Ludaria, a Rigolato, mentre è il Coro Marmolada il protagonista del concerto prima di pranzo. Un coro con una lunga carriera alle spalle, molte le incisioni e le pubblicazioni editoriali tra cui spicca la ricerca sulle villotte: friulane, mantovane ma soprattutto veneziane, raccolte nel libro intitolato “Sia benedéte le ricamadore” contenente 36 canti accompagnati da commenti e notazioni musicali delle melodie, trascritte da registrazioni effettuate con anziane canterine che hanno permesso di mettere in salvo un piccolo serbatoio di memoria musicale. “Canto Spontaneo” non si ferma. Prosegue il suo cammino con altre tappe, altri appuntamenti fino al mese di dicembre. Berlino, Salerno, Milano, Roma, con una prima sosta a Villacaccia di Lestizza (Ud) dove, il 12 novembre, si svolgerà un simposio, ormai di tradizione, sul tema della disobbedienza, cui parteciperanno studiosi e professionisti di ambiti diversi, che vanno dalla filosofia, all’arte e alla scienza. E nella consuetudine di ogni edizione, un cenno al tema della prossima edizione: il ritorno. Un ritorno che non si vela di nostalgia, ma che concede di partire dalle conoscenze acquisite per guardare al futuro. Non c’è futuro senza passato, non c’è conoscenza senza un ritorno dalle esperienze vissute. E al poeta friulano Pierluigi Cappello, prematuramente scomparso lo scorso primo ottobre, viene affidata l’ultima suggestione: il futuro è quello che rimane, ciò che resta delle cose convocate”. 


Orietta Fossati
Foto di Luca D'Agostino
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