Moulettes – Preternatural (C.R.A.F.T. Pop Records/Audioglo, 2016)

Il progetto Moulettes nasce a Brighton nel 2002 dall’incontro tra un gruppo di polistrumentisti, accomunati dalla passione per Björk, Frank Zappa e Gentle Giant e dal desiderio di esplorare le connessioni tra alt-pop, rock e folk. Nell’arco di oltre un decennio di attività, la band ha dato alle stampe tre album, nei quali hanno affinato sempre di più il loro “pop artigianale” che li vede dar vita a complesse architetture sonore world con violoncello, arpa, fagotto noise e chitarra in cui si inseriscono le armonie vocali delle tre voci femminili. L’attuale formazione del gruppo vede la presenza di Jim Mortimore (basso, contrabbasso, Moog e voce), Hannah Miller (violoncello, voce, chitarra, synt e autoharp), Ollie Austin (batteria, chitarra, synth e voci) e della cantautrice Raevennan Husbandes (chitarra elettrica e acustica, dobro e voci), il cui recente ingresso, ha ampliato ancor di più il raggio delle loro esplorazioni sonore. A due anni di distanza da Constellations, hanno dato alle stampe “Preternatural” (dal latino praeternaturalis), il loro quarto album, nel quale hanno raccolto undici brani incisi con Ruth Skipper (voci, bassoon e autoharp), la quale la lasciato la band per dedicarsi alla sua attività di medico, e la partecipazione di Anja McCloskey (Pianoforte), Campbell Austin (Cori) e Fred Kinbom (Pedal Steel). Quasi fosse un concept album, il disco propone vero e proprio viaggio di esplorazione sonora attraverso la natura alla scoperta delle creature straordinarie che abitano la terra, la sua ricchezza e la sua diversità, ma soprattutto le sfide continue che l’uomo lancia attraverso la ricerca scientifica. Il risultato sono undici composizioni sospese tra folk, prog e world music nei quali si mescolano increspature elettroniche e spaccati acustici, riff aggressivi di violoncelli e fagotti ed interludi elettrici delle chitarre. Aperto dalla trascinante “Behemooth” che rimanda idealmente a certe pagine del songbook dei King Crimson, il disco entra nel vivo con le gustose trame pop di “Underwater painter” e la superba “Coral” nella quale le voci toccano le vertigini melodiche di Kate Bush. Non mancano momenti più lirici come nel caso di “Bird Of Paradise Part II” nella quale la melodia eterea della strofa contrasta con l’incedere quasi minaccioso del refrain, le divagazioni nell’elettronica di “Patterns” e “Medusa” o ancora le incursioni nei ritmi dance di “Pufferfish love”. Il vertice del disco arriva però con l’art-rock di “Parasite” che mette in luce tutte le brillanti intuizioni musicali del gruppo tra suoni folk, ritmi irregolari e aperture elettroniche. “Preternatural” è, dunque, un album pregevole che cattura l’attenzione sin dal primo ascolto, ma soprattutto mette in luce la piena maturazione della band inglese. Per il mercato europeo è stata pubblicata da poco una versione deluxe contenente un cd bonus con brani inediti, live e remix che rappresenta il perfetto completamento del viaggio proposto da “Preternatural”.


Salvatore Esposito
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