K. Leimer – Land Of Look Behind (Palace Of Lights, 2017)

Trascorsi alcuni mesi dalla pubblicazione, non potevamo lasciarci sfuggire questa interessante ristampa di “Land Of Look Behind”, album del 1982 rilasciato dalla storica etichetta indipendente Palace Of Lights. Verso la metà degli anni settanta, a Seattle, un giovane grafico di nome Kerry Leimer iniziò a comporre le sue musiche. Era un periodo molto particolare in cui l’ampia diffusione dei primi sintetizzatori e dei registratori multitraccia trasformò camerette e polverosi seminterrati in piccoli studi dove creare in piena libertà era lecito e consentito. Il lungo percorso di Leimer (che continua ancora oggi con una produzione piuttosto regolare) iniziò così, con l’aiuto di amici musicisti che condividevano il suo approccio sperimentale ed esplorativo nei confronti del suono e della musica. L’etichetta personale “Palace Of Lights” fondata nel 1980 concretizzò al meglio questa prospettiva. Senza pressioni esterne ne ambizioni di fama o visibilità, Leimer e i compagni di label coltivarono così la loro interpretazione di suono come forma d’arte. Gli esperimenti di Eno e Fripp, i vagiti Ambient, l’elettronica tedesca e le iniziali incursioni “World” di Czukay, Hassell e Byrne, divennero nuovo punto di partenza per Kerry e genesi dei suoi esperimenti. “Land Of Look Behind”, secondo capitolo di una corposa discografia si inserisce perfettamente in questo multiforme contesto, metabolizzando e restituendo in ottica personale tali intuizioni. Nato come colonna sonora di un film dedicato alla Jamaica, utilizzò molte registrazioni concrete con lo scopo di ricreare ambienti, situazioni e atmosfere. Girato tra maggio e giugno del 1981 da Alan Greenberg, il film mostra anche immagini del funerale di Bob Marley, interviste esclusive e altro materiale. Gli undici brani del vinile, qui in edizione “Expanded”, aggiungono alla scaletta tre tracce provenienti dalle sessioni originali, offrendo un percorso d’ascolto omogeneo che risente dell’influsso tanto di Cluster “ Confusion In Belief” quanto di Eno/Byrne “ Testimony And Honor”, dove ritroviamo il consueto utilizzo di “suoni trovati” dapprima sperimentato da Holger Czukay e in seguito reso popolare al grande pubblico con opere centrali come “My Life In The Bush Of Ghosts”. Al fianco di questi esperimenti che ipotizzano fusioni tra culture immaginarie, groove di basso, soluzioni poliritmiche e istinti New Wave, ritroviamo anche i deliziosi “quadretti ambientali pianistici” dal gusto bucolico di “Shettle Wood” e “Four Paths”. In sintesi, un disco affascinante da apprezzare e riscoprire soprattutto se affezionati a una certa natura esplorativa del suono e delle sue possibilità. Per curiosità e completezza, si segnala anche la collaborazione coeva a nome Savant che riunisce Leimer e i compagni d’etichetta: David e James Keller, Marc Barreca e Robert Carlberg, ben presentata sul recente “Artificial Dance” edito nel 2015 da RVNG Intl. etichetta di Brooklyn dedita alla diffusione pubblica del lavoro di Kerry Leimer, responsabile inoltre della compilation “A Period Of Review ( Original Recordings: 1975 – 1983)” di cui consigliamo vivamente l’ascolto. 


Marco Calloni
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