mercoledì 24 maggio 2017

Penguin Cafe – The Imperfect Sea (Erased Tapes Records, 2017)

“The Imperfect Sea”, terzo album pubblicato dai Penguin Cafe continua la personale indagine di scenari sonori in bilico tra musica da camera, folk e pop. Questo ensemble nato nel 2009 per volere di Arthur Jeffes, figlio di Simon, storico leader della “Penguin Cafe Orchestra” prematuramente scomparso nel 1997, mostra una particolare abilità nel mantenere intatti tanto lo spirito quanto il peculiare guizzo che caratterizzavano la formazione madre, pur aprendosi a inedite contaminazioni; ricordiamo per esempio la presenza in formazione di componenti provenienti da: Gorillaz, Suede e Florence And The Machine. Come i precedenti “A Matter Of Life” e “The Red Book” anche “The Imperfect Sea” è un disco dotato di una personalità distinta; Arthur non cerca infatti di rievocare la surreale poetica paterna ma diversamente immagina un suono che sia espressione di una propria identità dagli orizzonti forse più netti e definiti. Se c’è una storia nell’album, è stata suggerita dall’accettazione delle imperfezioni in tutti gli aspetti della vita e dalla consapevolezza di quanto siano proprio queste imperfezioni e piccole casualità a costituirne le parti migliori, spiega Jeffes. Da qui anche il titolo “The Imperfect Sea” pensato come omaggio a una frequente affermazione del padre Simon: “ vaghiamo in un mare di imperfezioni”... Sul fronte prettamente musicale brani come “Control 1 (Interlude)”, la Kraftwerkiana “Franz Schubert” qui in un curioso arrangiamento acustico o la pianistica “Now Nothing (Rock Music), mostrano una spiccata attitudine ambient, ben evidente in tutto il progetto. Qui non ci troviamo davanti a un clone della Penguin Cafe Orchestra; come dimenticare lo storico esordio discografico del 1976 pubblicato per la Obscure di Brian Eno, uno dei dischi più interessanti di quegli anni... “The Imperfect Sea” non si fossilizza sul passato ma offre una deliziosa esperienza d’ascolto guidata da sonorità calde, raccolte e di sicura fascinazione. 


Marco Calloni

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