Meredith Monk – Key (Tompkins Square, 2017)

In occasione del Record Store Day, la Tompkins Square ha finalmente ristampato “Key”, lo storico debutto discografico della compositrice statunitense. Originariamente pubblicato nel 1971 per la “Increase Records”, è stato poi ridistribuito dalla Lovely Music prima nel 1978 e poi nel 1995 per un’edizione in cd. La corrente versione, fornisce una fedele riproduzione in vinile rispettando anche l’artwork originale del progetto. Sottotitolato “Invisible Theatre by Meredith Monk”, “Key” ci presenta la colonna sonora di uno spettacolo itinerante in cui la musicista stessa e protagonista si affida alla voce, accompagnata principalmente da harmonium, organo e percussioni. Il canto qui, è soprattutto strumento espressivo dove la voce assume una valenza peculiarmente catartica ed esplorativa, in cui si rintracciano tanto radici folk, quanto tracce di un’arcaica spiritualità. La parola in tutta la sua complessità, svincolata dalla valenza narrativa e di significato, è soprattutto fonte sonora, flusso e occasione d’indagine timbrica. “Key” trasporta l’ascoltatore alla genesi del lungo percorso artistico della Monk; scritto tra il 1967 e il 1970 è tuttora un esempio particolarmente puro della sua prospettiva creativa, legata per alcuni aspetti agli insegnamenti Cageani e al Minimalismo di New York, dove si formò come coreografa e performer. Questo lavoro è una perfetta fotografia del fermento creativo di quegli anni che anticiparono sia la formazione del “Meredith Monk & Vocal Ensemble” che il contatto con la Ecm di Manfred Eicher responsabile di opere altrettanto fondamentali per la musica moderna come: “Dolmen Music” del 1981 o “Turtle Dreams” del 1983. Le registrazioni di “Key” effettuate tra la California e New York nel luglio del 1970 e nel gennaio del 71, contengono in nuce molte di quelle tracce caratteristiche successivamente sviluppate dalla Monk; interessante ascoltare brani come la splendida “Do You Be”, per esempio, guidata dal tipico incedere dell’harmonium, oppure “Change” concepita a partire da un tema gradualmente sviluppato mediante la sovrapposizione di molteplici linee vocali con un effetto molto interessante. Un disco che qualsiasi appassionato di musica dovrebbe ascoltare, intenso e primordiale. 


Marco Calloni
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