giovedì 27 aprile 2017

Nada Trio – La Posa (Warner Music Italy, 2017)

Nato nel 1994 dall’incontro tra Nada, il chitarrista Fausto Mesolella e il contrabbassista Ferruccio Spinetti degli Avion Travel, il Nada Trio dopo una fortunata parentesi dal vivo, trovò la sua cristallizzazione anche dal punto di vista discografico con la pubblicazione, due anni dopo, del disco omonimo, che fruttò un tour di grande successo in Italia ed all’estero, nonché importanti riconoscimenti come la Targa Tenco e il Premio Musicultura. In questi anni gli incontri tra i tre artisti sono proseguiti parallelamente ai rispettivi percorsi musicali, ritrovandosi sia in trio che con il duo Nada e Mesolella. A distanza di quasi vent’anni dalla loro opera prima, il trio si è riunito anche in studio per dare un seguito alla loro opera prima e, così, ha preso vita “La Posa”, album nel quale hanno raccolto dodici brani tra composizioni di Nada, riletture d’eccezione e il brano inedito che da il titolo al disco. La scomparsa improvvisa di Fausto Mesolella, solo pochi giorni prima della pubblicazione del disco, ha concluso prematuramente questa esperienza artistica. Abbiamo intervistato Nada per farci raccontare la genesi di questo nuovo lavoro, partendo proprio da un ricordo del chitarrista casertano. 

Questo nuovo album del Nada Trio arriva a pochi giorni di distanza dalla scomparsa di Fausto Mesolella…
E’ come se questo disco fosse stato un ultimo e bellissimo regalo di Fausto. In questo ultimo periodo abbiamo vissuto a stretto contatto, perché un disco e si fa un lavoro insieme, si trascorrono in studio giorni e giorni ed è stato tutto molto bello. Ho un ricordo splendido perché eravamo tutti molto contenti di riunirci anche con Ferruccio Spinetti. Insieme a Fausto ho fatto qualcosa come settecento o ottocento concerti, tanto che in questi giorni ho tentato anche di contarli ma è impossibile ricordarli tutti. Pensavamo sempre di riformare il trio e ci eravamo spesso ripromessi di richiamare Ferruccio. Ognuno di noi aveva i suoi progetti, ed io per prima ho il mio lavoro e faccio i miei dischi, così come loro seguivano i loro rispettivi percorsi personali, ma comunque eravamo legati da una grande amicizia. Finalmente avevamo deciso di riunire il trio perché avevamo trovato il momento giusto per fare sia il disco che il tour, e non potrò cancellare il ricordo dell’entusiasmo, della felicità e della voglia di tornare a fare musica insieme che era qualcosa di molto bello e ci aveva già dato grandi soddisfazioni. 
Il trio ha sempre avuto un grande seguito di fan veri, che aspettavano questo nuovo lavoro e per questo motivo lo avevamo pensato ricalcando proprio il primo disco insieme. Avevo anche scritto questo brano inedito che ha dato il titolo al disco, ed era la prima volta che lavoravamo su qualcosa di nuovo. Niente lasciava presupporre quello che sarebbe successo di lì a poco, anche perché Fausto stava benissimo. Purtroppo è andata così e mi dispiace tanto non poter più portare sul palco questo concerto. Forse più avanti penseremo a qualcosa di nuovo, ma è chiaro che il Nada Trio non ci sarà più, perché Fausto è insostituibile. Per me si chiude un periodo della mia vita molto importante tanto da quello affettivo quanto da quello lavorativo. Non riesco ancora a crederci ma sarà così.

Quali sono le differenze e le identità tra questo nuovo album e quello pubblicato nel 1994?
Come dicevo l’idea era quella di ricalcare il percorso del primo album, ma chiaramente in questo nuovo disco ci le canzoni che rappresentano me in questi ultimi anni. Dal 1994 ho fatto altri dischi e altre esperienze musicali e non avremmo potuto mettere le stesse canzoni. 
Quindi abbiamo scelto canzoni come “Luna Piena” e “Guardali negli occhi”, che per me sono canzoni molto importanti e che comunque le persone conoscono, ed altri brani che mi sembrava giusto inserire. Mi rendo conto che non c’è la grande hit, la “Ma che freddo fa” della situazione, ma c’è “Senza un perché” che ho sempre suonato nei miei concerti con Fausto. Poi abbiamo cercato di inserire anche delle cose diverse perché con loro potevo spaziare anche in territori nuovi e non miei. Abbiamo scelto comunque tutti brani che avevo avuto modo di fare perché coinvolta in progetti particolari come quello in cui ho cantato una canzone di Marlene Dietrich oppure “Malachianta” che ho eseguito dal vivo a “La Notte della Taranta”. Sono brani che mi piacevano e che davano modo a Fausto e a Ferruccio di spaziare come nell’altro disco in cui c’era “Luna Rossa”. In fondo non abbiamo fatto un numero di dischi tale da ripeterci. Chiaramente la nostra intenzione era anche quella di fare successivamente un disco di inediti, ma è inutile dire quello che ci sarebbe piaciuto fare perché non sarà più possibile farlo.

“Senza un perché” ha vissuto una seconda giovinezza grazie al suo inserimento nella colonna sonora di “The Young Pope”…
Un po’ di sorpresa c’è stata nel vedere che una canzone abbia avuto il successo che meritava dopo dieci anni, però sapevo che era molto bella e per quel motivo l’avevo scelta come singolo dal disco “Tutto l’amore che mi manca”. Il fatto che se ne sia accorto anche Sorrentino, che è una persona molto intelligente oltre ad essere bravo e capace, e che l’abbia usata in quel modo splendido, non può che farmi un gran piacere. E’ stato certamente merito suo l’averla riportata all’attenzione del pubblico ma la sostanza c’era già.

Nel disco c’è un immancabile omaggio a Piero Ciampi con “Sul porto di Livorno” ed uno a Gianmaria Testa con “Dentro la tasca di un qualunque mattino”…
Di Piero Ciampi si sa che con lui ho lavorato tanto e fatto dei dischi e, dunque, non è una novità che anche in questo disco ci sia un suo brano, anche perché nell’altro avevo inserito “Quando faceva freddo” e ce ne sarebbero state ancora tante altre da inserire. Abbiamo scelto di rileggere anche un brano di Gianmaria Testa che era un nostro amico comune e scriveva cose bellissime. Ci faceva piacere inserire un suo brano tanto per l’affetto quanto per ricordarlo. E’ una delle sue prime composizione che a me è sempre piaciuta tanto perché ha un testo che è una poesia vera.

Dall’esperienza dello scorso anno a “La Notte della Taranta” arriva “Malachianta”…
Non sono una grande conoscitrice della musica popolare perché non ho mai avuto modo di cimentarmi con essa, forse non ho trovato le cose giuste su cui lavorare ed in fondo non mi ha mai interessato molto. Nella mia vita ho fatto tante cose, e non si può fare tutto. Insomma conoscevo poco la musica tradizionale del Salento anche se qualcosa mi era arrivata, però poi ho scoperto che è un po’ il nostro blues. “Malachianta” per me è un pezzo quasi rock, ha una melodia molto asciutta, essenziale, dritta, reiterativa e il suo testo è di una disperazione fortissima. A me le cose disperate poi piacciono da morire e mi ha fatto molto piacere cantarla lo scorso anno. Così ho detto a Fausto e Ferruccio di inserirla anche perché loro chiaramente la conoscevano avendo avuto esperienze diverse dalle mie, e quindi l’abbiamo registrata. E’ una momento bello, particolare. 

Rileggere i propri brani in veste acustica è anche l’occasione per tornare alla loro essenza…
“Luna piena” è uscita dieci anni fa e “Guardali negli occhi” ancora prima ma io le suonavo già da anni con Fausto in concerto, e dunque ci siamo semplicemente limitati ad inciderle su disco. Cantarle con lui acquisivano una potenza viscerale difficile da descrivere perché accompagnata da soli due strumenti si esalta la forza del testo, e la libertà di raccontare delle cose viene fuori ancora di più. 
Era un altro modo di eseguirle, nel quale si intrecciavano le nostre esperienze di vita, la forza nel rileggerle insieme in un certo modo. A livello emozionale acquistano moltissimo.

Già ascoltando il disco del 1994, la sensazione è stata sempre quella che la dimensione del trio valorizzasse moltissimo la voce…
Assolutamente, ma Fausto lo ha sempre fatto. Noi abbiamo cominciato così perché lui amava la mia voce, il mio modo di cantare. Lui mi ha sempre aiutato e supportato al meglio. Noi ci ascoltavamo quando suonavamo. Ci piacevamo tanto. A volte lui si fermava perché diceva che era bello sentire solo la voce. Poi, lui suonava ed io lo ascoltavo. Era una cosa davvero unica che soprattutto in questo nuovo disco si percepisce. Tra noi c’era amicizia, affetto e un amore profondo a livello artistico. Sono cose che mi mancheranno davvero tanto.

La caratteristica dello stile chitarristico di Fausto era quella di esaltare le voci…
Era la sua sensibilità, era la sua grande bravura nel capire chi aveva davanti e lo valorizzava sempre al massimo. Io e lui avevamo un rapporto un po’ speciale, devo dire la verità.

Concludendo, questo nuovo disco fa un’ po’ da contraltare alla sua ormai consolidata esperienza di scrittrice…
Ci sono capitata in modo imprevisto, ma è stato molto bello scoprire che la scrittura è qualcosa che mi appartiene. Raccontare storie, cercare di approfondire i sentimenti attraverso l’immaginazione è una cosa straordinaria. Con l’ultimo libro “Leonida” devo dire che c’è stato un ulteriore passo in avanti, e mi piacerebbe poter continuare a farlo, perché ho raccontato una storia che non è mia. Non è un libro autobiografico ma qualcosa che va al di là. E’ bello potersi esprimere con la musica, ma con la scrittura di andare davvero oltre.


Nada Trio – La posa (Warner Music, 2017)
Quell’alchimia unica ed allo stesso tempo piena di fascino sbocciata dall’incontro tra l’intensa voce di Nada, la chitarra di Fausto Mesolella ed il contrabbasso di Ferruccio Spinetti ha rappresentato una delle esperienze artistiche più belle ed originali degli ultimi vent’anni per la scena musicale italiana. Il loro disco di debutto datato 1998 aveva raccolto un grande successo, così come il lungo tour che ne era seguito. A lungo atteso, il loro secondo album “La Posa” era stato salutato come uno degli eventi più importanti del 2017, già al momento della diffusione dei primi comunicati che ne anticipavano l’uscita, tuttavia la prematura scomparsa di Fausto Mesolella, pochi giorni prima della pubblicazione, ha di fatto trasformato quello che sarebbe stato il loro come back album nella tappa conclusiva del percorso artistico del trio, in un addio struggente e carico di malinconia. E’ inevitabile, dunque, immergersi con commozione nell’ascolto di questi dodici brani, incisi e mixati nello studio del chitarrista casertano, che nel loro insieme riprendono il filo del discorso laddove si concludeva il primo lavoro del trio. Se infatti quello splendido lavoro offriva un viaggio attraverso il repertorio storico di Nada, con l’aggiunta di alcune riletture d’eccezione, “La Posa” ci offre uno sguardo nuovo sul songbook degli ultimi anni della cantante toscana. Aperto dal crescendo di “Ti troverò”, l’album entra subito nel vivo con quel gioiello che è “Senza un perché”, proposta in una versione ancor più intensa dell’originale. La voce di Nada, le sei corde dell’”Insanguinata” del funambolico Mesolella e l’eleganza misurata del contrabbasso di Spinetti ci accompagnano in una meravigliosa sequenza di brani con “Guardami Negli Occhi”, “Luna Piena” e “L’estate sul mare” che culmina nell’inedito “La posa”. Si prosegue con le superbe riletture di “Dentro la tasca di un qualunque mattino” di Gianmaria Testa, “Malachianta” di Rina Durante che arriva dritto dall’esperienza della cantante toscana a La Notte della Taranta, “Sul porto di Livorno” di Piero Ciampi e l’incursione nel repertorio di Marlene Dietrich con “Falling in love again”, tratta dal film “L’angelo azzurro”. Completano il disco “Una pioggia di sale” e l’emblematica “Grazie” che con il verso “grazie per avermi spezzato il cuore”precede l’ultimo assolo della chitarra di Mesolella. 



Salvatore Esposito

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