mercoledì 15 marzo 2017

Francesco Orio Trio - Causality chance need (Nau Music Company, 2016)

Si sovrappongono varie atmosfere in “Causality chance need” del Francesco Orio Trio. Tutte trascinanti direi, senza particolari strascichi, anzi coerentemente fissate a un’idea che ha più sviluppi, e sopratutto avvolgenti. Perché tutte sono riflesse nell’amalgama dei tre strumenti fondamentali, che non lasciano altro al desiderio di chi ascolta l’album. Al piano c’è Francesco Orio, il vettore della banda che, oltre a scrivere i brani ci indica anche una serie di informazioni interessanti su cui dopo torneremo, al basso elettrico Fabio Crespiatico e alla batteria Davide Bussoleni (si aggiunge poi la voce di Umberto Petrin in due versioni di “Oceano senza onde”. La prima è un breve intervallo che assorbe i primi sei brani in scaletta, in cui la voce plana in solo su alcuni versi. La seconda è musicale e ricalca, ma in una dimensione più espansa, l’atmosfera definita dal testo). In termini generali l’album si inserisce in una scrittura ricca di riferimenti, di dati musicali e concettuali accuratamente riordinati nel trio, e definisce un andamento unico, flessuoso e determinato, nel quadro del quale gli strumenti si aggrappano l’uno all’altro con armonia. A volte il dialogo tra i musicisti genera anche forme complesse, in cui il ritmo procede sicuro e ostinato, con sovrapposizioni travolgenti. È il caso, ad esempio, di “EJ Peas”, il brano scelto da Orio per aprire la scaletta. Lui stesso ci dice, nelle interessanti note allegate all’album, che si tratta di una elaborazione libera di frammenti di opere di Ornette Coleman e John Coltrane. Un’elaborazione nella quale confluisce il doppio registro della scrittura e dell’estemporaneità, legate insieme dal processo “naturale” di “assorbimento e trasformazione delle proprie tradizioni”. Non ci poteva andare meglio, perché il risultato è straordinario e perché il processo è, per quanto possibile, svelato. Certo non sarebbe stato possibile riconoscere le matrici, anche perché “Giant steps” è citata attraverso cinque note, ritmicamente rivisitate e organizzate “in due tonalità diverse e talvolta contemporanee”, mentre “Peace” è richiamata con uno “stralcio di melodia” inquadrata in tre terzine. Insomma c’è da scavare e non si può che ringraziare Orio per l’idea di presentarci, o meglio coinvolgerci nel procedimento di costruzione dell’album. Che, attraverso la musica e le note, assume un profilo più profondo che chiama in causa non semplicemente l’attenzione o la curiosità, ma qualcosa che si avvicina alla propensione analitica, non solo di chi scrive ma anche di chi - come molti di quelli che leggono - ambisce a una comprensione più netta dei brani. Attenzione questo non lede in alcun modo la piacevolezza e la capacità di “Causality chance need” di sospendere la musica in quello spazio straniante e avvolgente dell’ascolto. Al contrario, approfondisce l’esperienza e lascia addirittura intravedere i nuovi riflessi delle canzoni, che si configurano in questo modo dentro una dimensione più ampia, non più stretta nei tratti compressi dello svolgimento, ma aperta agli altri livelli che vi confluiscono implicitamente. D’altronde l’album è un concept. Ma qui possiamo intendere il termine in relazione al metodo di sviluppo dei brani, oltre che alla scelta dei temi. Se infatti alla base della successione delle dodici tracce vi sono (spesso brevi) sequenze originali o “tradizionali”, tutta la struttura si compie e definisce qui ed ora, lavorando sul ritmo, sul timbro, sull’armonia. Insomma l’interazione è straordinaria e richiama una personale adesione ai parametri dell’estemporaneità jazzistica e, in generale, delle musiche tradizionali. Inoltre, come se non bastasse, Orio ci suggerisce anche due modalità di ascolto. Una più “facile” e lineare, che include la condivisione dei contenuti dell’album “in maniera semplice e diretta”: si inizia dall’ascolto del primo brano e si finisce con il sesto. L’altra più frammentata e allo stesso tempo aderente al processo compositivo, prevede l’ascolto di tutte le tracce, secondo il seguente ordine: 3, 7, 8, 4, 5, 9, 10, 11, 1, 2, 12. 


Daniele Cestellini

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