mercoledì 1 marzo 2017

Davide Giromini – Apuane Conversioni (Autoprodotto, 2017)

“Traducendo “El me gatt” di Ivan Della Mea dal dialetto milanese a quello carrarino ci accorgemmo di non essere toscani. Si andava a suonare all’Ateneo Libertario di Viale Monza – Procuranti, gli Apuamater tutti e poi me – si diceva per scherzo: “Andiamo a dimostrare la superiorità del nostro dialetto!”. Quando il Mea la sentì ci disse: “Ma è uguale!” con un’espressione che malcelava una considerazione nulla riguardo al senso di questa operazione”. Così scrive Davide Giromini nelle note di copertina di “Apuane Conversioni”, ottavo disco in carriera che giunge a circa dieci anni di distanza da quel periodo e che rende omaggio proprio alla figura di Ivan Della Mea, riscrivendone alcuni brani nel dialetto carrarino. Fanalino di coda per economia e turismo della Toscana, Carrara diventa lo scenario ideale per la loro ricontestualizzazione, nata non già dal desiderio di proporre un esercizio di stile, ma piuttosto dalla necessità di raccontare la propria terra attraverso le parole di Della Mea, da sempre riferimento fondamentale per l’ispirazione di Giromini. Registrato in presa diretta nella cucina del cantautore toscano (voce, fisarmonica e diamonica), l’album vede la partecipazione del compagno di tante avventure Matteo Procuranti (voce recitante e cantante), dell’amico di sempre Marco Rovelli (voce), Rocco Rosignoli (violino), Flavio Andreani (batteria e percussioni), Dario Buffa (voce carrarese), Alice Moracchioli e Elisa Cvetaeva (cori). Per la prima volta nei panni di interprete e traduttore, Giromini si destreggia magistralmente, puntando dritto al cuore di chi ascolta questo disco che brano dopo brano ci fa scoprire la bellezza ed allo stesso tempo il disagio della sua Carrara, e nel contempo riporta all’attualità di ogni giorno brani lontani nel tempo. Il concetto di tradizione in movimento viene, dunque, esaltato fino in fondo e lo dimostra la scelta di aprire il disco con “Lingua e Dialetto” di Ignazio Buttitta e la sempre intensissima “Un paese vuol dire non essere soli” dell’indimenticato Mario Pogliotti. Il cuore del disco è racchiuso nei brani di Ivan Della Mea ovvero la già citata “El me gatt”, “La cansun del desperà”, “Con la lettera del prete” e “A quel omm” che Giromini riscrive con piglio appassionato e coinvolgente, impreziosendole con arrangiamenti acustici tanto essenziali quanto efficacissimi. Completano il disco “Canto dei deportati”, “Ma Mi” di Fiorenzo Carpi e Giorgio Strehler e una struggente “Nina Ti Te Ricordi” dal songbook di Gualtiero Bertelli. Insomma “Apuane Conversioni” è un disco da ascoltare con grande attenzione non solo per la curiosità di scoprire i brani di Ivan Della Mea in una nuova veste, ma anche per il suo intrinseco valore artistico. Non ci resta che attendere, dunque, il già annunciato secondo volume. 


Salvatore Esposito

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