Cemîl Qoçgîrî – Zalâl (Ahenk Müzik/ DestMusic, 2016)

La lingua zazakî (conosciuta anche come zaza, kirmanjki o dimli) è parlata dagli zaza, minoranza anatolica della Turchia orientale. Si tratta di una lingua indo-europea, di famiglia iranica. Lo zazakî condivide molte strutture e lessico con le lingue gorani e taliscia, con gli idiomi dell'area del Mar Caspio e con alcuni dialetti curdi. Alla cultura zaza, Cemîl Qoçgîrî, con il significativo contributo poetico di Dogan Munzuroğlu che firma i testi delle canzoni, dedica il suo nuovo album “Zalâl”. Il titolo, traducibile come “Puro”, è una parola zazakî che si ritrova in diverse lingue di area iranica e armena. Cemîl Qoçgîrî ha scelto di dare questo titolo all’album come riflesso del chiaro e profondo sentimento che lo ha ispirato nei confronti di una lingua e di una cultura minacciate. Per di più, la purezza rinvia anche alla natura e principalmente all’acqua. Ma il lavoro «non vuole esprimere disperazione o depressione, piuttosto fiducia e speranza», dichiara il musicista. Nato nella tedesca Duisburg (nel 1980) da una famiglia curdo-alevita, Qoçgîrî, all’occorrenza anche chitarrista, è un maestro del liuto a manico lungo tenbûr, – strumento centrale per la cultura alevita – sorta di mandola con una tonalità di voce a metà strada tra l’ûd’ e il bouzouki. Dalla tenera età è stato immerso nel patrimonio tradizionale, ancora vivo nella sua famiglia, ma in seguito ha acquisito una più formale formazione musicale. Cemîl ha prodotto il suo primo disco nel 2014; sono seguite tre incisioni pubblicate tra il 2007 e il 2015. Per di più, ha viaggiato nel Dêrsîm (“porta d'argento” in zazaki), la regione della Turchia orientale in cui religione maggioritaria è proprio l’alevismo, filmando gli ultimi dervisci e firmando il documentario musicale “Sarraf” (VCD, Etno Müzik, 2005). Compositore di colonne sonore, co-autore in collaborazione con illustri musicisti (Mikaîl Aslan Ensemble, Aynur, Kayan Kalhor, Salman Gamabrov, Tara Jaff, Erkan Oğur), Cemîl manifesta in questo disco la sua cifra di strumentista creativo.“Zalâl” emana pathos, è opera in cui Qoçgîrî e i suoi accompagnatori di diversa provenienza ed estrazione (seconde voci, basso, percussioni, clarinetto, zirne, flauto, violino, violoncello) padroneggiano tanto il linguaggio modale di matrice mediorientale che un certo gusto occidentale di impronta lievemente jazzata, con passaggi solisti di pregio. La sommatoria degli ingredienti restituisce dieci composizioni dense di lirismo, con begli incastri strumentali e vocali. Lascia subito il segno il brano d’apertura, “Şîya sanî” (“Ombre della sera”), in cui si mette in evidenza il violino di Nure Dlovani. Il solo di tenbûr illumina “Xewn û Xeyal” (“Come un sogno”), mentre i tempi dispari connotano "Xatire to” (“Addio”), tema dagli avvolgenti fraseggi del clarinetto qirnata, in cui soffia Mikaîl Aslan. Ancora, spicca “Ezo xorê” (“Nella disperazione”), dove la melodia portante del tenbûr incontra il flauto di Elf Gökdemir. In conclusione del disco c’è “Endî bê” (“Finalmente arrivato”) per la voce recitata dello stesso poeta Munzuroğlu, il liuto di Cemîl e il violoncello di Susanne Hirsch. “Zalâl” è consapevolezza culturale, azione politica e gesto d’amore verso una lingua minacciata, a rischio di estinzione. Un lavoro che non passa inosservato, tanto è vero che è entrato alla grande nella Transglobal World Music Chart. Info su ahenkmuzik.com.tr 


Ciro De Rosa 
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