Antonio Francesco Quarta e Romina Modolo – Effetto KW (AFQ, 2016)

“Effetto KW” è un album profondo ed equilibrato, nel quale Antonio Francesco Quarta – di cui abbiamo avuto modo di parlare in queste pagine – affronta niente di meno che Kurt Weill. A ben vedere con questo tributo Quarta continua a sviluppare la sua personale prospettiva di riproposta sì di classici, ma attraverso uno sguardo senza dubbio analitico e sempre fuori dalla rappresentazione immobile, reificante. Se di disco tributo si tratta, infatti, va inteso e analizzato dentro un quadro estremamente personale, in cui gli elementi più forti sono l’idea e la selezione, ancor prima la conoscenza e lo studio del repertorio del compositore e musicista tedesco e, infine, la scelta del linguaggio attraverso cui ri-diffondere la scrittura ormai classica di Weill. D’altronde si può anche imparare a conoscere la visione di un musicista attraverso le sue scelte, e non solo attraverso le sue composizioni. Perchè credo si possa asserire che l’assemblaggio di un album, la raccolta di informazioni sugli elementi che vi convergono (ovviamente l’artista di riferimento, la sua produzione in riferimento ai brani che si vogliono riprodurre, il periodo storico-sociale di riferimento), lo stesso processo di organizzazione del materiale, sono tutti dati che informano su chi si muove, su chi sceglie di fare una cosa piuttosto che un’altra. In realtà questo processo, oltre a dare le informazioni di cui sopra, riflette anche un insieme di significati più profondi. I quali, se da un lato ci suggeriscono (o meglio ci danno la possibilità di riflettere su) questioni fondanti lo “spirito” dell’artista cui ci si ispira, dall’altro aderiscono in modo insolito (e per questo probabilmente avvincente) a una produzione da cui si rischia di rimanere “classicamente” distanti. Una produzione che galleggia nell’aurea fuori dal tempo della musica già scritta e soprattutto accettata, incorporata, da una società molto ampia (sicuramente buona parte di quella europea e statunitense) che, nello stesso tempo in cui l’ha consacrata ne ha anche preso le distanze, accettandone la straordinarietà. Allora la riproposizione reificante e la celebrazione dogmatica non sono due facce della stessa medaglia? Due facce che ci suggeriscono di trovarne una terza (almeno)? Sarà proprio questa la prospettiva immaginata dal musicista di origine salentine? Chi lo sa. Ad ogni modo il programma di Quarta va accolto con attenzione, perché oltre a essere piacevole sul piano estetico, è interessante sul piano storico e sociale. E, in ogni caso, vale la pena tenerne conto e considerare quella prospettiva come una plausibile “rete” entro la quale agganciare gli elementi musicali e testuali che Quarta ci propone. Innanzitutto perché, quando si parla di Weill, si parla anche di Bertolt Brecht (e qui ritorna il contesto storico-sociale in cui si produce la scrittura, l’interpretazione, la produzione), così come (basta scorrere la scaletta dei dieci brani dell’album) di Roger Fernay, Maurice Magre e Jacque Deval. Non mi soffermo su Brecht, ma forse vale la pena ricordare Roger Fernay, l’autore delle parole di “Youkali”, un brano molto popolare ispirato a una melodia tanguera, che Quarta ripropone nell’album con molta enfasi e partecipazione, grazie anche alla solida base musicale organizzata da Romina Monolo, che accompagna tutti i brani al pianoforte. Su un piano più tecnico, segnaliamo necessariamente “Le train du ciel”, con testo di Jacque Deval, in cui si condensa molto dell’effetto teatrale che pervade l’album – con variazioni di tono e di atmosfera, ma anche di dinamica e profondità – e che può, a buon diritto, annoverarsi tra gli elementi più indicativi del carattere di tutti i brani di “Effetto KW”. 


Daniele Cestellini
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