venerdì 23 dicembre 2016

Luf – Delaltèr. Verso un altro altrove (PerSpartitoPreso/Self, 2016)

L’effimera illusione della primavera araba a cui sono seguiti una lunga scia di conflitti e guerre civili culminati con la guerra in Iraq e Siria contro lo Stato Islamico, hanno intensificato i flussi migratori dall’Africa e dal Medio Oriente verso l’Europa. L’Italia, per la sua peculiare posizione geografica, rappresenta, così, per molti migranti una porta verso la speranza di un futuro migliore, e per raggiungerla compiono viaggi massacranti a bordo di precarie imbarcazioni che solcano il Mediterraneo per approdare sulle nostre coste, tuttavia in alcuni casi i loro sogni si sono infranti nelle onde del mare, naufragando insieme alle barche di scafisti senza scrupoli. A questo tema di così rilevante attualità, i Luf hanno dedicato il loro nuovo disco “Delaltèr. Verso un altro altrove” concept album sul tema del viaggio, inteso come fuga dalla povertà e della guerra, verso un mondo nuovo. Se nel disco precedente “Terra e Pace” li avevamo lasciati al fianco di Massimo Priviero, intenti a rileggere il repertorio dei canti della Prima Guerra Mondiale, in questo nuovo lavoro li ritroviamo alle prese con brani inediti che compongono un racconto intenso e sofferto, alleggerito – per quello che è possibile – dalle buone vibrazioni della loro musica. Seguendo l’ormai collaudato ed originale approccio ai loro dischi, anche questo nuovo album presenta un packaging particolarmente curato, ed impreziosito da un libretto con un fumetto di Moreno Pirovano e un poster del gruppo sul cui retro reca tutti testi e i credits. Composto da due cd, l’album propone sul primo dodici brani in versione folk-rock elettrica, e mentre il secondo ne raccoglie dieci in una riflessiva e forse più intensa versione acustica. Sin dal primo ascolto, a colpire, è senza dubbio il profilo sempre più cantautorale dei brani firmati da Dario Canossi, front-man e voce del gruppo, per i quali i Lupi hanno confezionato arrangiamenti assolutamente riusciti tanto nella versione elettrica quanto in quella acustica. In questo senso a risaltare è il dialogo tra le corde di Cesare Comito (chitarra acustica e voce) e Sergio Pontoriero (banjo, mandolino, dobro, basso, chitarra, percussioni) con i fiati di Pier Zuin (bodhran, tin whistle, flauto traverso irlandese, higland bag pipe, gralla dulce), la fisarmonica di Lorenzo Marra e il violino di Alberto freddi, il tutto supportato dall’ottima sezione ritmica composta da Sammy Radaelli (batteria) e Alessandro Rigamonti (basso). Aperto dall’intensa “Verso un altro altrove” che spinge subito sull’accelleratore del ritmo, il disco entra nel vivo con “Lampecrucis” dedicato all’isola di Lampedusa, porta d’Europa ma anche fine del viaggio per molti migranti che nelle sue acque vi hanno trovato la morte. La preghiera laica “Ave Maria Migrante” commuove per l’intensità del testo, mentre la title-track ci riporta alle atmosfere scanzonate che rendono irresistibili i Luf. Se all’America di Johnny Cash guarda “Questa Macchina”, “Don Vecare” è un salto indietro nel tempo per raccontare le vicende del bandito Giorgio Vicario, decapitato nel Settecento dai suoi stessi compagni di malefatte. Si prosegue con l’autobiografica “Stelle”, dedicata al pubblico che sa “che con noi il bicchiere è sempre pieno e mai a metà”, e con l’intensa “Signora dai lunghi pensieri” nella quale si mescolano ricordi ed amori che ritornano. Pregevole è poi la rilettura di “Camminando e cantando” di Sergio Endrigo, mentre “La lüna le ‘na randa mata” è la dedica accorata ad un fan scomparso di recente. Chiude il disco la versione rock di “Verso un altro altrove” con la complicità di Alessandro Sipolo che suggella un disco di grande spessore, e senza dubbio, tra le migliori prove di sempre dei Luf. L’altra faccia della medaglia è poi il disco con le versioni acustiche dei brani e nel quale trovano posto anche due brani tradizionali “O pescator che peschi” già proposta nel secondo disco “Bala e fa Balà” e quel gioiello che è “Stella Clandestina”. 


Salvatore Esposito

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