giovedì 17 novembre 2016

Renato Borghetti Quarteto – Gaita na Fábrica. Sounds from the Squeezebox Factory (Saphrane, 2016)

Borghettinho di strada ne ha fatta con la sua gaita ponto (o accordino) che ha conosciuto all’età di dieci anni. Data 1984 il suo primo album intitolato proprio come la fisarmonica a bottoni diatonica, dotata di otto bassi, usata nel Brasile meridionale e nel nord dell’Argentina, da allora la sua fama è cresciuta enormemente, fino a farlo diventare una leggenda. Borghetti ha diviso il palco con figure del calibro di Stephane Grapelli ed Hermeto Pascoal, ha ricevuto un Disco d’Oro per un CD interamente strumentale e un Latin Grammy. Di lui si è scritto che ha fatto per la musica gaucho ciò che Piazzolla ha fatto per il tango. Di certo è un musicista immenso, non soltanto per tecnica ma per capacità di spingere oltre i confini della sua musica, nata dalla confluenza delle culture di popoli, nativi e migranti. Nello stato Rio Grande do Sul, a Barra do Robeiro, città prospiciente il Lago Guaiba, il cinquantatreenne Borghetti, di nonni mantovani, gestisce lo spazio di produzione culturale “Fábrica de Gaiteros”, una vecchia fabbrica trasformata in un sito multifunzionale, dove bambini, ragazzi e giovani adulti possono apprendere la musica, si impara a costruire l’organetto diatonico del sud brasiliano, si tengono concerti. In formazione di quartetto, in compagnia di Daniel Sá (chitarre e direzione musicale), Pedrinho Figueredo (flauto e sax soprano) e Vitor Peixoto (piano e cajon), con i quali collabora da almeno venti anni, Borghetti, che suona una Scandelli made in Castelfidardo, ha selezionato dodici brani inediti, registrati proprio in quel luogo di sviluppo sociale e di grande ispirazione per la musica locale. Diamo la parola a Renato, raggiunto in Uruguay, dove continua la sua stagione concertistica, dopo il breve tour europeo delle scorse settimane, che lo ha portato anche in Italia: «Tra vinili, CD e DVD questo disco è il trentatreesimo della mia carriera. La novità è rappresentata dal fatto che questo lavoro è stato il luogo in cui abbiamo registrato tutto, che è il teatro del progetto “Fabrica de Gaieiros”. Abbiamo tolto le sedie per ottenere una grande stanza dal bel suono, per valorizzare l’acustica del sito. Molti degli arrangiamenti e persino alcune composizioni sono stati realizzati durante la registrazione, utilizzando l'energia del momento. Il contatto con la natura e la vicinanza al fiume hanno influenzato positivamente il risultato. Suoniamo insieme da molto tempo, quindi è facile registrare in questo modo. Nel disco cerco di conservare la fonte della mia musica, che è nel sud del Brasile, però mostrarla in modo più moderno e contemporaneo, senza perdere le radici che trovo molto importante preservare». Il mantice di Borghetti si muove che è un piacere tra corde, tasti bianchi e neri e spinta creativa del flauto nella milonga d’apertura (“Milonga De La Puteada” di Esteban Morgado). Invece, “Festa Dos Rios”, “Outras águas” e “Conceição da Barra” portano la firma di Daniel Sá, che si destreggia di par suo alla chitarra. Dal repertorio del grande Jacob do Bandolim arriva “Santa Morena”, il valzer-choro dagli umori andalusi, mentre un’altra rilettura che conta è una versione strumentale, molto incisiva, della celebre canzone “Alfonsina Y El Mar” (la zamba di Ariel Ramires su testo di Felix Luna dedicata alla poetessa). Si danza con “Forró Pra Já” di Vitor Peixoto; paesaggi sonori mobili con il gruppo coeso e sanguigno in “Chama mar”, firmata ancora dal fiatista, e in “Cartão postal” del conterraneo chitarrista Alegre Corrêa. Borghetti poi mette il suo nome su “Brincando Com A Dora”, una deliziosa milonga, sulle polche “Iaiai” e “Araçá” (di quest’ultima è coautore Sá), che si muovono tra jazz e ritmi della terra gaucha. Di “Gaita na Fábrica” è stato prodotto anche il DVD, che oltre alla musica presenta il documentario di Rene Goya Filho sul progetto sociale realizzato a Barra do Ribeiro dall’organettista. Che musica, che maestro! 


Ciro De Rosa