venerdì 5 agosto 2016

Peluqueria Hernandez – Mamboo (Katmusic, 2016)

Nato nel 2004 da un'idea di Mauro Marchesi, autore di fumetti e chitarrista ben noto nella scena indie italiana, il progetto Peluqueria Hernandez è un sestetto composto da strumentisti con personalità e background differenti, ma accomunati dal desiderio di sperimentare ed esplorare territori musicali differenti dalla surf music alla exotiga-lounge, dal progressive rock al jazz, prendendo le mosse dall’eterogeneità delle rispettive esperienze artistiche. Dopo aver dato alle stampe due album (“Peluqueria Hernandez” nel 2007 e “Amaresque” nel 2011), sono tornati di recente in pista con “Mamboo” disco che raccoglie dieci brani che si muovono tra suoni di balera, echi mariachi, storie di provincia e latin jazz, incisi con la partecipazione di Mauro Ottolini e Giuliana Bergamaschi. “La provincia è il terreno più fertile per storie interessanti”, afferma Marchesi parlando delle ispirazioni che hanno caratterizzato la genesi del disco, “E' il set paradossalmente più esotico per raccontare personaggi e vicende. In particolare la zona della bassa veneta, il delta del Po, sono terre ricche di fascino, in cui il silenzio e la nebbia fanno intravedere brandelli di storie tutte da raccontare. E da musicare ovviamente”. Descrivendo il sound il chitarrista afferma: “Per anni mi sono chiesto come sarebbe un film di Tarantino realizzato dagli studi Hanna e Barbera. Per me la cosa è partita con Paris Texas di Wim Wenders, è dal 1984 che gravito intorno a questo mondo desertico e con il mio lavoro ho in parte sublimato l’universo narrativo che mi covava dentro. Peluqueria Hernandez è nata per questo motivo: dare un suono alle mie storie. Cerchiamo di far coesistere in maniera armoniosa, attraverso i nostri suoni, elementi musicali molto distanti come prog rock, liscio e jazz. Se non ti poni limiti non ne hai”. Rispetto ai precedenti album, “Mamboo” si caratterizza per una maggior cura negli arrangiamenti, come dimostra la scelta di una line-up ampliata con un sax e una tromba in più, che consentono una maggiore ampiezza nelle soluzioni sonore, in cui si inseriscono le chitarre elettriche, acustiche e slide di Marchesi. L’ascolto svela un disco corale frutto di un intenso lavoro di ricerca sonoro come emerge sin dalle prime note dell’iniziale “Tinto Bruna non avrai il mio scalpo”, scelta come singolo apripista del disco e caratterizzata da un’atmosfera spaghetti western di grande suggestione nella quale spiccano l’originale riff chitarristico e la voce di Giuliana Bergamaschi. Pregevoli in questo senso sono anche la narrazione sonora di “Cassiodoro” in cui brilla l’eccellente solo di sax, le evocazioni sixties di “Solo” e quel gioiello che è “Area Pioppa 51” in cui a farla da padrone sono la chitarra e la tromba. Se “Kung Fu Carla” vede nuovamente protagonista Giuliana Bergamaschi, le successive “Piru” e “Tangaki in Pellaloco” sono due riuscite incursioni nei territori del jazz. Le atmosfere desertiche di “Torpedone per l’Inferno” ci conducono verso il finale con la rapida divagazione chitarristica di “One hamburger, please”, poco più di un divertissment, a cui segue la travolgente “Tequila dei The Champs”, registrata dal vivo insieme all'inconfondibile trombone di Mauro Ottolini, proposta come bonus track. “Mamboo” è, insomma, un disco accattivante ed allo stesso tempo di grande spessore musicale, che non mancherà di appassionare quanti vi dedicheranno la loro attenzione. 


Salvatore Esposito

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