Sidestepper - Supernatural Love (Real World Records, 2015)

“Supernatural love” è il titolo del nuovo album del collettivo anglo-colombiano Sidestepper, formatosi negli anni novanta intorno alla figura del dj e produttore inglese Richard Blair. La storia del gruppo - che ho chiamato “collettivo” perché negli anni ha incluso numerosi musicisti e cantanti che hanno sviluppato anche una carriera solista e indipendente, pur contribuendo al sound innovativo della band - ricalca molte delle direttrici della world music di prima data. Blair - che già negli anni novanta lavorava per Peter Gabriel - si porta in Colombia per indagare le musiche locali. Nel 1992 produce per la Real World “La Candela Viva” di Totó La Momposina, una delle figura di spicco della cumbia e punto di riferimento in tutto il mondo della “nuova” musica latino americana. Il programma di Blair è quello di mischiare le musiche tradizionali con l’elettronica: è semplice e innovativo allo tesso tempo. Semplice perché matura dentro il quadro non solo artistico ma anche commerciale di una world music volta a naturalizzare un insieme di suoni e “stimoli” grossomodo sconosciuti. Innovativo perché in questo caso il “materiale” di base ha un potenziale ritmico straordinario. E la manipolazione elettronica ne amplifica gli elementi più strutturali, definendo un nuovo flusso musicale che, a cavallo tra gli anni novanta e i primi duemila, ha un successo planetario. Non è un caso che gli album più famosi di Sidestepper - nel cui nucleo originario si può annoverare anche il cantante e produttore Iván Benavides - siano stati prodotti proprio in questo periodo: l’esordio con “Southern Star”, prodotto da Deep South nel 1997, “More Grip” del 2000 e “3AM (In Beats We Trust)”, prodotto come quest’ultimo da Palm Pictures nel 2003. In “Supernatural Love” la riflessione di Blair e soci si fa probabilmente più profonda. Sopratutto assume un profilo più consapevole, più definito sul piano della produzione e della ricerca. L’elettronica assume un ruolo secondario, fino a scomparire quasi del tutto in molte delle dodici tracce in scaletta. L’acustica degli strumenti più popolari (kalimba, flauti, hand drums, tambor alegre, maracon) definisce un flusso musicale che ha nella timbrica, più che nella convenzione del ritmo, il suo elemento più caratterizzante. L’attenzione alle voci e la presenza di qualche altro strumento, come la chitarra, le percussioni, il synth, danno un respiro più ampio all’intero album. Che diviene così un piccolo capolavoro di musica contemporanea e internazionale: delicato e sintetico allo tesso tempo, ricco di melodie molto piacevoli (sopratutto le voci riescono a disegnare atmosfere rilassate e estranianti), pacato anche quando i ritmi incalzano (“Fuego eque te llama”), “etnico” senza forzature formali, sopratutto in alcuni toni che si incontrano qual e là, come nella cantilena “Celestial”. Non mancano i riferimenti più diretti a una sorta di pop anglo-latino, che incontriamo in alcune tracce poste come spartiacque nella sequenza. Innanzitutto la coppia disgiunta composta dalla title-track “Supernatural love” e “Supernatural soul”, posta in chiusura della scaletta in forma di reprise. In entrambe le tracce le voci la fanno da padrone, reiterando una melodia molto cantabile, alla quale si alternano i flauti sibilanti e un riff di chitarra composto da poche note. Sotto scorre un ritmo costante e semplice, coadiuvato dalla ritmica di chitarra elettrica. In una direzione simile va “Song for the sinner”, anche se il brano ha un profilo meno definito, sia sul piano ritmico che melodico. Ma può essere considerato come rappresentativo della scrittura della band. Si avverte il contatto con un lirismo più vicino a quello di Gabriel e sopratutto a una specie di sospensione epica riconducibile all’etnica eterea di Paul Simon. Il brano ci tiene in tensione fino alla fine, senza esplodere in pieno. Si configura come una successione di piccoli interventi, tra i quali spiccano ancora la chitarra, i flauti e le voci. Le voci in unisono, una volta passato un prologo più melodico e narrativo, si reiterano in una sorta di slogan che si protrae per tutto il brano. 


Daniele Cestellini
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